A Tale of the Past Cap 2 – Part 2 -Cercando l’amore materno

               RITROVANDO L’AMORE MATERNO 

Fu veramente un piacere vedere mia madre ritrovare la gioia di vivere. I suoi occhi avevano ripreso la brillantezza del passato ed ero compiaciuto nel vedere il suo piacere di far parte di questo paradiso tropicale, dove siamo giunti da poco.

Atterrammo due settimane fa in Nadi, e con l’aiuto di un agente locale trovai un appartamento che si affacciava sulla calma baia della città.

La vista dal nostro appartamento è magnifica e la baia che fronteggiamo e`circonscritta da un largo arco di sabbie bianche e palme di cocco che mollemente coronano le sponde. Le acque sono leggermente increspate e limpide e la trasparenza è tale che è possibile notare pesci multicolori che sguizzano tranquilli nell’immenso pallore bluastro di questo mare che al riverbero del sole sprigiona riflessi traslucenti e cristallini.

Le palme, piegate dai venti, si rincorrono sulla costa, formando una linea ininterrotta e più all’interno hanno creato oasi verdeggianti di frescura dove il passante si sofferma e ripararsi dal calore del sole tropicale che brucia la spiaggia sottostante.

Ad entrambe le estremità della lunga laguna, esistono stazioni turistiche dove si vedono allineate le tipiche Bulas (abitazioni locali) che offrono rifugio e frescura al turista in questo clima tropicale.

Al centro della baia, a meno di un miglio dalla spiaggia, emergono due isolotti che risplendono di vita durante festività folcloristiche locali. Durante tali occasioni il turista si unisce ai locali nell’ammirare le danze di quelle giovani Polinesiane sculettanti al frenetico ritmo,  cadenzato dalla musica di chitarre inghirlandate con fiori di ibisco. Inoltre per il ghiotto turista vi sono tavoli ripieni da quei tipici e succulenti piatti tradizionali che sono cucinati nello stile polinesiano, in buche scavate nelle sabbie e preparate con un letto di ciottoli, che vengono poi arroventate da fuochi. Dopodiché, il cibo ben avvolto in larghe foglie di banana, viene ricoperto con le rimanenti braci e sabbie incandescenti sino a che la cottura e`completa.

Nella baia non mancano yachts e catamaranos all’ancora, dando tempo ai passeggeri a bordo, di trastullarsi, nelle acque calde in vesti scuba, tra quei pesci multicolori che sguizzano incuranti tra loro. Giovani ragazze, ospiti su questi velieri, con corpi dorati, se ne stanno distese sui teli e planche delle imbarcazioni per quell’ambita dorata tintarella. Quei velieri si alternano giornalmente, e mentre alcuni arrivano, altri risalpano, andando da costa a costa lungo la linea delimitata dalle innumerevoli isolette che forma una lunga collana di punti scuri emergenti tra il blu dell’Oceano Pacifico.

Mama ed io viviamo a ridosso della spiaggia in una tipica larga villa coloniale, che e’ stata divisa in due appartamenti. Una larga veranda sopportata con larghi archi in muratura gira all’intorno della casa ed e’ capace di riceve tutta la frescura che e’ sospinta dalle brezze marine. Da qui possiamo ammirare un panorama stupefacente che offre da un lato la vista della baia e dalla parte opposta invece possiamo ammirare colline verdeggianti che si perdono all’orizzonte. Nella valle sottostante alle colline e che si distaccano dal verde dei prati, si possono notare diversi multicolori villaggi locali.

Chi ci ospita è una locale donna Indiana. È una vedova che per un modesto pagamento, ci offre pure un vitto alquanto delizioso e tipico della cucina mista Indiana e Fijana.

Con Jaimul, la nostra ospite, vive la figlia piu’ giovane, la quale lavora all’ospedale locale e sta’ seguendo un corso per divenire infermiera. La ragazza si chiama Zeena.

Presto tra i nostri ospiti e mia madre nacque una solida amicizia consolidata da una atmosfera di famigliarità, e penso che con i loro continui chiacchiericci, trasmisero a mia madre la loro semplice gioia in quella vita calma e rilassante. Mia madre venne presto accattivata dai nostri ospiti e tra le donne nacque l’amicizia.

Questo fu di sollievo per me nel sapere che Zeena sarebbe una prossima infermiera, cosi’ affidai mia madre Antonietta alle sue cure. Il quel modo ebbi più tempo libero per le mie visite pomeridiane all’English club in Lautoka dove potevo godere una birra assieme ad una buona chiacchierata con altri visitatori casuali. Trovai che molti di questi venivano da paesi lontani, a bordo dei loro velieri, e alcuni di essi erano divenuti avventurieri di professione, migrando sugli oceani da lunghi mesi o forse anni, tanto che la loro barca era divenuta l’unica dimora che conoscessero. Durante quel lungo navigare avevano preso le vestige di irsuti lupi di mare e prodemente sfoggiavano barbe folte e capelli sbiancati dal sole e dalla salsedine, ma erano, anche se a volte poco loquaci, felici nell’esprimere la loro gioia della loro vita nomadica, e nel narrare, le loro piacevoli e felici esperienze di quanto più potevano aver visto di questo nostro bel mondo, a noi seduti allo stesso bancone del bar ed in questa intimità improvvisa si consolidava assieme l’amicizia con una fresca pinta di birra.

Ammetto che il venire a Fiji fu per noi la giusta decisione. Vidi che l’amichevole spirito dei locali ed il clima caldo aiutarono nel ripristinare il desiderio di mia madre di godere la sua vita in questo paradiso tropicale. Per creare nuovo interessi in lei, e stimolare il desiderio di vedere cose nuove, organizzai piacevoli escursioni nella zona. Mia madre e’ sempre stata appassionata di giardinaggio, così un giorno la portai a visitare “The Orchid Farm”.  Ricordo il piacere che ebbe nell’ammirare quelle orchidee magnifiche e pregiate, le quali sono esportate in tutto il mondo. Qusta località si trova a ridosso delle Giants Mountain, ed il luogo ha il clima ideale sia in temperatura che umidità per favorirne la crescita. Originalmente The Orchids Farm nacque dall’idea di un appassionato fiorista Americano, e posso dire che ha creato un posto  meraviglioso dove e` possibile vedere ed ammirare orchidee squisite le quali sembrano possedere una perenne fioritura.

Al mattino si usava andare per una breve passeggiata lungo la baia sabbiosa, e col crescere del calore mattutino trovavamo riposo in una di quelle larghe oasi di noci di cocco nelle vicinità della nostra dimora. Da quell’oasi piena di frescure, la spiaggia si trovava alquanto vicina da invogliare mia madre, dopo un breve riposo, a scendere nelle acque calde dell’oceano, ed invigorire, camminando tra quelle tenui onde saline, le sue gambe stanche. Vidi quanto presto riacquistasse, giorno dopo giorno, nuova energia tanto di trovar la forza per sempre più lunghe passeggiate.

Con quei semplici esercizi non solo la sua energia fisica crebbe, vidi pure, nello stesso tempo, un evidente beneficio nelle sue capacità mentali. Ora poteva concentrarsi più a lungo ed divenne più espressiva nel suo discorso con sempre meno contraddizioni. Mi sentii sorpreso quando una mattina inaspettatamente mi chiese un quaderno ed una penna dove potesse annotare alcuni pensieri “…Così potrò scrivere qualche appunto e certe memorie come esse ritornano in me e penso che di alcuni ricordi potrei essere riluttante a parlarne apertamente ora… Non ti stupire di nulla quel giorno in cui avrai modo di leggere quanto ho scritto.”   Voleva forse alludere al giorno in cui non sarebbe più con me?

Sino ad oggi abbiamo parlato solo casualmente del tempo passato. Non intendo forzarla ora. Desidero che si rinvigorisca, cosicché, senza alcuna pressione da parte mia, possa presto rivangare nel passato e la sua narrazione venga spontanea con più lucidi dettagli rivelandomi quei importanti giorni passati dei Tullio di Nimis.

Desidero che in lei tutto avvenga nel modo più semplice senza traumatizzarla e spero che nel ricordare tempi buoni trovi gioia di rivivere fatti e rivedere nel suo pensiero, persone che ha amato in gioventù. Il desiderio di rivivere giorni che stanno scomparendo dalle memorie di molti sarà in lei più forte, e l’aiuterà pure a rigettare  l’apatia che permane in  lei sin dal giorno in cui Angelo morì.

Mama ha bisogno più che mai di sentire nuovi interessi nella sua vita. Ha bisogno di stimoli che la aiutino ad apprezzare lei innumerevoli cose che la circondano e che ancora possano darle piacere. Quello sarà la molla capace a generare una naturale catena a reazione e che alla fine la aiuterà entro una più lunga, salubre e felice vita. Ottenuto tutto questo anch’io mi sentirò più ripagato. Avrò la gioia di rivederla nuovamente parte della mia vita come agognavo in quei giorni di gioventù. Saremo così nuovamente riuniti come una famiglia.

~*~

Ricordo le innumerevoli volte durante i miei anni giovanili quanto soffrivo nel desiderio di averla vicina.

     Avevo solo lei, poiché mio padre non ha mai avuto una parola paterna per me, al tempo in cui stavo crescendo, e quando piu’ avevo bisogno della sua guida e del suo amore nella formazione della mia giovane vita. Egli è sempre stato troppo preso da altri pensieri. Non aveva tempo per noi o faccende famigliari. Per lui tutto questo veniva dopo altri interessi. Quello fu’ al tempo in cui mia madre viveva ancora con lui, prima che la guerra incominciasse.

 Nella sua vita mio padre fu diviso tra le sue ideologie politiche, riunioni comuniste clandestine, i voleri del suo partito ed infine, per completare per bene l’opera, il suo amore incondizionato per il vino. Da quanto ho sentito raccontare da altri a lui vicino, fu sempre uno sfegatato attivista politico. Sin dai suoi giorni giovanili udì solamente la voce del Credo Comunista. Comunismo fu la sua religione e Stalin fu il suo Profeta. Quello fu il suo unico motto a cui era votato fino alla morte poiché potesse eseguire gli ordini che venivano dal Cremlino. Vedeva e operava unicamente per quel proletariato, che in quei giorni, cresceva ed ingigantiva a dismisura. Seguiva la grande utopia Comunista e pensava unicamente per il benessere dei suoi camerati. Amava e credeva nella falce e martello, simbolizzati sulla bandiera rossa.

Poiché di questo suo modo di vedere e di credere in me crebbe disgusto per lui. Si presentava a casa con noi unicamente quando era troppo ubriaco per starsene all’osteria. Veniva a casa col suo cervello annebbiato dall’alcol. Vomitava, cadeva e si rotolava tra le vinacce maleodoranti transumate dal suo stomaco. Vederlo così ero incapace di volerlo amico e confidente. Nacque in me quell’astio estremo, quella rabbia feroce, che mai più mi lasciò. Non potei mai accettare il modo in cui trattava la sua famiglia. Non potei nemmeno accettare i suoi pensieri.

 In lui esisteva amore, ma non per noi. Trovava soluzioni alla vita unicamente attraverso quel libro rosso che era la sua bibbia. Il suo motto era di poter essere sempre capace di servire il suo partito. Lavorava con zelo nell’indottrinazione di nuove reclute Comuniste assegnate a lui. Credeva unicamente negli ordini che riceveva dai suoi padroni che regnavano nel Cremlino. Assolutamente la famiglia era di troppo per lui.

A quel tempo ben poco comprendevo di politica e di credi politici. Ero ancora troppo giovane per assorbire qualsiasi ideologia che divideva la nazione. Ero tra due utopie opposte. Ricordo che a scuola, sin dai primi anni cercavano di indottrinarci bene nell’ideologia Fascista. Ci dicevano che Mussolini era il nostro dio, il salvatore dell’Italia. Egli era il fondatore del Nuovo Impero Romano. E così continuavano, ripetendo quella litania. Giorno dopo giorno la musica si ripeteva, Mussolini qui, Mussolini li. Quello era l’unica cosa importante. Quello era il modo in cui i nostri affari interni andavano avanti a quei tempi.

 Il Fascismo creò per noi un nuovo Sabato, che grandemente fu battezzato Il Sabato Fascista. In quel giorno dovevamo vestire l’uniforme di Balilla e ci radunavano al vicino campo sportivo, e lì ci insegnavano a marciare nel modo cadenzato del Passo Fascista, gambe dure e moschetto di legno. Poi seguiva la vera indottrinazione con lunghe litanie glorificanti il Fascismo e di quanto il regime ci donava. Ben presto per me il sabato divenne il giorno più noioso della settimana, fascista o no. Mi sentii subito disinteressato di tutta quella montagna di spazzatura in cui ci immergevano. Avevo interessi, ma ben diversi. Volevo si essere in un campo sportivo ma unicamente per giocare al football e non in quelle marche fanatiche e nelle nostre alte grida di “Viva Al Duce.” Desideravo unicamente correre sul campo, sudare, calciare, e vincere in una gara sportiva e non in una gara politica, qualsiasi colore questa fosse, Rossa o Nera. Sin dai primi giorni in cui incominciai ad andare a scuola mi ribellai all’idea di portare la camicia nera, ma ero obbligato a vestirla. Nemmeno ascoltai con attenzione coloro che mi indottrinavano sulle virtu` del Fascismo. Sentii astio per i rossi e per i neri. Avevano solo parole. Ripudiai, anche se non comprendevo allora, la visione ideologica di mio padre e dei suoi compagni, che professavano sottobanco, cercando di sfuggire le leggi di allora. Nello stesso tempo mai accettai l’altra visione. la grandezza che i Fascisti ci promettevano. Nacque in me l’istinto, che poi rimase in me per molti anni, di ripudiare qualsiasi colore politico. Nacque quella avversione politica di ogni credo che ben presto divenne la buona ragione per schivare quelle adunanze fasciste obbligatorie per noi, Balilla d’Italia, sabato dopo sabato, assieme a quei altri ragazzi della mia età. Trovai il tutto privo di buon senso, di logica, e di più, così noioso, almeno sotto il mio punto di vista.

 Ben presto le mie assenze furono notate ed il mio Centurione Fascista mi convocò alla sede per un reprimendo. Fui richiesto di presentarmi ai quartieri Della Gioventù’ Italiana del Littorio e ricevetti una lunga predica dal Comandante del Gruppo. Mi promise una severa punizione se non avessi atteso regolarmente ai miei obblighi del Sabato Fascista nelle prossime adunate settimanali. Il Comandante chiaramente mi disse che il mio nome era sottolineato in rosso nella loro lista poiché mio padre era un noto comunista ed opponente al fascismo.

Dico tutto questo per farvi comprendere quanto bene funzionavano le cose sotto le ideologie imperialistiche fasciste e come certamente ci coercivano nel nostro libero pensiero. Maledettamente usavano la tattica di lavarci il cervello da ogni diverso pensiero politico, che non fosse Fascismo, sin dalla tenera età di sei anni, all’inizio del nostro primo giorno scolastico, ed in questo modo ci preparavano ad essere buona “Carne da Cannone”, come si usava dire in quei giorni passati, pronti ad essere sacrificati alla prima occasione sui prossimi campi di battaglia per la gloria Fascista.

Sotto queste patetiche circostanze mia madre fu presto costretta a trovare una diversa via di vita e di guadagno. Quello fu il giorno in cui si separò da mio padre. Cosi incominciò il suo tirocinio con umili lavori all’ospedale locale, e dopo un periodo di tempo poté’ graduarsi come infermiera. Ci volle tempo, finche` le cose lentamente migliorarono col passar del tempo, anche ` se permanevano le difficili condizioni che creavano le miserie di quei tempi.

Quello avvenne poco prima che il nostro amato Mussolini dichiarò guerra all’Inghilterra e alla Francia. Nella sua pazzia proclamò che quella guerra era santa e promise l’impossibile a noi Italiani. La guerra fu null’altro che la sua giustificazione alla vana gloria per passare alla storia come il nuovo Cesare, il creatore del Secondo Impero Romano. Per lo meno quello fu quanto il Regime Fascista volle far credere al popolo Italiano.

E quello fu pure il tempo in cui io dovevo imparare quali erano i valori umani e sociali della vita.

Che vita!

In quei giorni mi sentivo miserabilmente solo. In quei giorni formativi desideravo l’affetto paterno quanto non mai, vedendo quanto amore era donato generosamente ai miei amici dai loro genitori. Quanto li invidiavo. Li vedevo vivere in una vera famiglia, ed avevano un vero padre. Avevano pure una vera madre che aveva cura di loro…. Purtroppo nulla di tutto ciò era per me, non vi era alcuno a cui potessi andare per esternare l’amarezza rinchiusa nel mio cuore, nella mia anima adolescente. L’unica volta che ebbi l’ardire di chiedere a mia madre perché tutto questo accadeva a noi, la vidi in uno stato pietoso nel cercare quelle parole adatte, ed alla fine mi disse, “Questa e’ la vita, Carlo. Dobbiamo continuare il nostro cammino e portare la pesantezza del nostro dolore…”

Vidi quanto turbata era nel dirmi ciò. Così non ebbi mai più il coraggio di chiederle ancora cose di questo genere. Incomincia a rinchiudere dentro me pensieri di affetto, parole di amore che sentivo nascere nel mio cuore ma che non ardivo dirle. Non volevo vederla piangere nuovamente con quelle mie sciocche richieste.

Questo fu il motivo per cui ora voglio farla felice, in questi ultimi anni della sua vita. La voglio nuovamente vicino. Voglio vivere con lei quella vita che avevo pur sempre sognato. So’ che ora posso realizzare tutto questo. So’ che posso donarle molto. Sì, era nuovamente lei la madre ed io il figlio, uniti dall’amore e dal desiderio di essere assieme. Di più ero facilitato da questa atmosfera tropicale, sotto questo cielo illuminato dalla Croce del Sud. Sì, Fiji certamente era il luogo ideale per ritornare al quel sogno di allora, al mio agognato amore materno.

Misticamente mi sentii nuovamente quel giovane ragazzo con tanto bisogno della propria madre. Provai e trovai, che attraverso i molti anni della mia vita, avevo finalmente imparato che non importa quanto vecchi siamo, ma che in noi esiste sempre la necessità infantile, la madre che dona tutto, la madre che ti protegge, la madre che ti ama e che tu vuoi sempre amare. Sapevo ora che in noi è pur sempre vivo quell’amore che ci è stato trasmesso attraverso il filo ombelicale materno e che perennemente mantiene il desiderio infantile per le sue tenerezze. Mai e poi mai possiamo crescere completamente, quegli istinti rimangano in noi immutati.

Così, nel rinnovato sentimento di amore ed il desiderio di aver lei come madre le dissi, “Mama sono felice che siamo nuovamente assieme. I love you so much! Voglio ripagarti ora per tutto quello che ti devo da troppo tempo.”

Mia madre mi guardò senza completamente comprendere quanto dicevo ed il perché. Non poté leggere quanto passava nel mio pensiero, ma lo stesso vidi un raggio di luce nei suoi occhi mentre mi concedeva un dolce sorriso. Allungò la sua mano attraverso la tavola che ci separava. La presi tra le mie e sentii come una scossa elettrica che giungeva a me. Non vi fu bisogno di altre parole. Comprese il messaggio che le giungeva dal mio cuore. Mi sentii nuovamente piccolo, quel giovane bambino che adorava la sua bella mamma.

~*~                                                        

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

One thought on “A Tale of the Past Cap 2 – Part 2 -Cercando l’amore materno

  1. Un periodo molto tranquillo trascorso in meraviglioso luogo, con l’affetto e la serenità della propria madre.
    Buona gioranta e un caro saluto, Carlo,silvia

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