A Tale of the Past – I Primi Ricordi – Cap 1 Part 4

Primi Ricordi

Capitolo 1 parte 4

  1. Alla mia solita visita dominicale trovai mia madre in uno stato depresso, presa dal panico e le sue mani tremavano. Era seduta nel giardino sotto un magnifico albero di Jacaranda che offriva frescura in quel chiaro mattino primaverile. Le sue gambe erano protette dalla frescura da una coperta. Il suo sguardo sembrava perso nel nulla con le pupille dilatate ed incapaci a focalizzarsi sopra uno specifico oggetto. Capii quanto mia madre fosse irrequieta.

“Ciao Mama, stai bene? Noto qualcosa di strano nel tuo sguardo.”

“Sei tu Carlo? Non ti ho visto arrivare. Ti aspettavo con ansia da molto tempo.”

“Mi dispiace Mama, è colpa del traffico. Ma dimmi che ti è successo? Ti vedo agitata.”

 “Ora che sei con me mi sento meglio. Durante tutta la settimana ho avuto incubi che mi hanno oppressa. Non posso spiegarti bene cosa provavo. Erano sogni brutti e ricorrenti che non mi hanno dato pace. Come posso spiegarti? … era come se davanti a me vi fosse un alto muro di pietre che mi impediva di vedere oltre. Capisci? Cercavo nel mio passato ma quella barriera mi impediva di attraversare al di là del mio cosciente.

 “Su Mama, cerca di calmarti ora. Sono qui con te, vedrai che potrò aiutarti a sopire i tuoi timori.”

“L’ansia mi soffocava, Carlo. Quelle visioni non mi davano tregua. Cercavo, senza essere capace di uscire da quel sogno opprimente. L’oppressione se ne andava al momento che mi risvegliavo ma prontamente ritornava il momento in cui mi assopivo. Gli incubi erano là in attesa. In quel sogno mi rivedevo bambina e piangevo disperata. Puoi Capire, Carlo, quanto un sogno può tormentare allorché continua a ripetersi? Sicché io non riuscivo a liberarmi da quell’incubo. Tremavo e piangevo nel sogno, mentre quell’ossessione si ingrandiva ed alla fine rimaneva in me anche dopo il mio risveglio. L’ansia mi rigava il viso di lacrime. Ero stanca e non potevo chiudere gli occhi ormai appesantiti dalla stanchezza. L’incubo ritornava, mi torturava, mi atterriva…

“Capisci, il mio sogno era come quando un video è incrinato e la musica non può continuare e gracchia in continuazione sulla stessa riga… nota dopo nota, figura dopo la stessa figura, visione dopo la stessa visione, ripetendosi così, all’infinito. Era una cosa strenuante un vero tormento, che mi impauriva…Cercavo, ma che cosa? Ma dove? Dimmi, può mai esistere un modo per porre fine a tutto ciò?

“Su Mama, quietati, sono qui con te, vedrai che presto ti sentirai in pace.”

 “Capivo che nel sogno quella ragazzina ero io, e la visione era parte del mio passato. Ma per quanto cerchi non posso ricordare bene tutto quello che accadde allora, forse è perché ero troppo giovane? O forse perché quanto successe allora mi scosse talmente che il mio io non vuole ricordare? Forse si è creata una barriera che mi impedisce di ricordare? Ho cercato invano di riordinare i ricordi mentre sentivo le mie forze svanire e il tutto divenire nebuloso. Mi chiedevo cosa fosse veramente accaduto in quei giorni lontani. Cercavo, provavo, senza poter andar oltre. Il muro era inviolabile, e quella barriera insormontabile.” 

“Coraggio Mama. Non farti prendere dal panico. Vedrai che presto uscirai da quei sogni oppressivi. Penso che parlandone troveremo la soluzione. Forse se ti pongo semplici domande, e tu rispondi, può aiutarti a venir fuori da quei incubi. Chiudi gli occhi e rilasciati, libera il tuo subcosciente e lascialo penetrare nel tuo passato. Forse in questo modo possiamo rompere quell’inconscio mistero che permane in te.” Dissi a mia madre con un basso e dolce tono di voce.

“Si, aiutami per favore.”

“Dici che in quel sogno vedi una bambina, e che quella ragazzina sei tu. Puoi dirmi se vicino a te c’è qualcun altro?”

“Si, vi è una moltitudine di persone che vagano attorno… Ad occhi chiusi li vedo come tra la nebbia… sono stanchi, sfiniti, disillusi. Ora vedo meglio attorno a me. La visione sta` diventando più chiara. Sto` singhiozzando… Sono bagnata fradicia. Piove a dirotto. Tutti sono inzuppati dalla pioggia ed hanno coperte buttate sopra le loro spalle…Camminiamo lentamente… È faticoso andare avanti, mentre da dietro la gente spinge. C’è chi piange e c’è chi prega la Vergine… Uno intona l’Ave Maria mentre altri rispondono… Tutti hanno paura, il panico è visibile all’intorno e gridano. Giungono boati da lontano… nel cielo vi sono rossi lampeggi… dietro di noi l’oscurità e` rotta dalle fiamme delle bombarde… Odo grida isteriche ed irate… “I Tedeschi ci bombardano. Bastardi, ci volete tutti morti?”

I bambini gridano pure loro, hanno fame e sonno…Vedo uomini anziani ed affaticati, sospingono i loro carretti colmi di masserizie. E donne, donne ovunque con le loro gerle, ed altre borse a tracolla, e tengono bambini per mano. Tutti sono stanchi. Tutti hanno paura di tutto… gettano via cose pesanti e ingombranti, dove capita, li`, al lato della strada… Lo vedo chiaramente ora… vedo madri che hanno i loro piccoli in scialli saldamente legati attorno i loro colli, e tengono i più grandi per mano. E sento bimbi che piangono… e piango anch’io, siamo stanchi…vogliamo dormire. E vecchi con voci stanche che gridano, chiedono aiuto a chi è vicino. C’è chi 1i guarda e tace… Pochi danno loro un po’ di aiuto… I piedi si strascinano pesanti, lentamente, passo dopo passo in quella melma fradicia, maleodorante… Vedo ossa e carni di animali putrefatti, maleodoranti, che marciscono là lungo il cammino..,”

“Vedi qualcos’altro?”

“La visione è meno nebulosa ora, si sta’ schiarendo… Sono con Mamma Gigia, ma è veramente lei? Perché mai veste abiti umili e trasandati? Perché mai non veste I suoi bei vestiti eleganti? Veste come le altre donne attorno. Ha un fazzoletto nero sulla testa, come tutte le altre donne. Mamma Gigia ha anche lei una gerla sulla schiena, come le molte donne che sono scese dai monti… Si, ma dov’è mai la nostra servotta? Perché non è lei a portare la gerla?  E tutti… sono molti, camminano a testa bassa, riparandosi alla meglio dalla pioggia, affaticati da quei prati ricoperti  di melma sempre più spessa… il cielo si è aperto un po’… ma la pioggia cade ancora fitta, intensa!”

Vi fu una tregua più lunga da parte di mia madre, “Cosa mai sta succedendo ora nel tuo sogno?” Le chiesi.

“Si, tutti scappano verso la bassa (friulano per pianura)… la folla ci trascina.. io e la mamma, teniamo mia sorella Anna per mano, ha solo due anni. Dirce, mia sorella maggiore, ha cura di Costanza. Ma dov’è Ferruccio? È il baby della famiglia, dov’è mai? Dove la mamma l’ha lasciato?

“Forse qualcuno ha preso cura di lui, guardati attorno.”

“Ohhh ora lo sento, è lui che piange. È nella gerla, ecco perché non lo potevo vedere. È così piccolo. Sì, ecco perché la mamma ha la gerla, lì è più sicuro e protetto.

“Sono stanca, ho sonno, non ce la faccio proprio più a camminare. I miei occhi si chiudono, ma la mamma mi sospinge. Stancamente muovo un passo dopo l’altro. Mio Dio, ma quanto dobbiamo ancora camminare? E tutto quel fango… No, non ce la faccio proprio più`… La melma imprigiona i miei piedi…sono dentro sino ai polpacci. Potessi solo camminare sulla strada sopra di noi… Ma lì sono i gendarmi, quei carabinieri cattivi spingono via con i moschetti chi vuole andare là. “La strada e ‘solo per la truppa.” Gridano i poliziotti.”

“Sono molti i soldati che marciano sulla strada?”

“Sono tanti con uniformi in brandelli, ma come noi, non sanno dove vanno. Non si vedono ufficiali che comandano. Solo truppa e tutti stanchi e molti buttano via quei lunghi fucili. C’è chi grida, “Forza compagni, la Guerra è finita, andiamo a casa…” E i Carabinieri gridano ancora più forte, “Forza, i ponti sono vicini, là avrete zuppa e vino… camminate alla svelta.”

“E i soldati cosa fanno?”

“Molti scappano e si mescolano tra noi, buttano via tutto quello che è militare e si mescolano camminando assieme a noi nel fango. Chiedono abiti civili in cambio delle loro gallette dure. Mamma Gigia grida a noi, “Forza bambine, camminate, non possiamo fermarci!” ma siamo così stanche… La pioggia cade ora ancora più forte… Le forze mi mancano, sto` cadendo…Oh mio Dio! qualcuno mi sta alzando e mi siede sulle sue spalle. Vedo solo una veste grigioverde ed ha una mantella inzuppata. Mi sento in paradiso su quelle spalle forti. Lui dice a mia madre, “Posso aiutarla Signora? Sono Pietro e vado a casa a Napoli, qui tutto è finito per me. Il mio podere mi aspetta. Mia moglie e i miei figli hanno fame.  Da due anni nessuno lavora la terra.” Mamma Gigia lo ringrazia e sorride stancamente. “Grazie Pietro”

“Lo sa` signora? La sua bambina assomiglia a mia figlia Teresa. Presto sarò con lei.”

“E poi? Cos’altro vedi?”

“La voce passa tra la gente, “I Tedeschi sono vicini e sparano, dobbiamo arrivare a quei ponti   prima che le mine li facciano saltare.”

 “Sento altre voci gridare, “La Guerra è persa. Dio abbi compassione, I Bosniacchi uccidono bambini e violentano le donne!”

“E cosa succede ancora?”

“Altri soldati scappano dalla strada e si mescolano tra noi. Buttano mantelle e fucili nel fango. Si coprono come noi con le coperte sulle teste, e gridano, “A morte I Generali, a morte Badoglio, andiamo a casa.”

“Vedo Mamma Gigia, è stanca, ma sorride a Pietro, “Grazie Pietro, grazie del tuo aiuto. Ti auguro che tu arrivi salvo a casa tua.” Pietro prende ora tra le sue braccia possenti pure Anna. Io mi sto’ addormentando tenendomi stretta al suo collo.”

“E dopo?”

“Quella è la fine del mio sogno e del mio incubo… Chissà, forse domani potrò ricordare di più.”

~*~                                                                   

Telefonai quella sera stessa a Sergio per dargli la buona notizia che mia madre aveva incominciato a narrarmi la sua storia. Gli dissi che la narrazione era ancora scheletrica, e mancante di molti dettagli ma che speravo col tempo di riempire tutti quei vuoti. Gli dissi pure che il filo conduttore della storia era buono, e che prometteva un intreccio appassionante della vita dei Tullio.

Inoltre chiesi a Sergio di fare ricerche dei fatti storici della ritirata di Caporetto e se possibilmente poteva rintracciare, quale ponte avevano attraversato quei profughi che scappavano assieme a Nonna Gigia, fuggendo l’invasione Tedesca in quei fatidici giorni dell’Ottobre del 1917. Promisi pure a Sergio uno scritto dettagliato di quanto avevo appena sentito dalle labbra di mia madre Antonia.

~*~                                                               

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

One thought on “A Tale of the Past – I Primi Ricordi – Cap 1 Part 4

  1. Quei sogni drammatici e ricorrenti che scuotono la mente di una madre…
    Sempre bello leggerti, Carlo, buona domenica,silvia

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