The Anniversary – Edizione Italiana – Parte 3 – Conclusione

Parte tre

“Bene papà, e allora?” Tuti quanti chiesero ad alta voce.

 “Con i soldi risparmiati assieme ad un prestito della banca, ricominciai nuovamente e comperai pure quel terreno che si affiancava alla proprietà che già possedevo. Quel pezzo di terra era particolarmente attraente perché fronteggiava il fiume, sebbene cinquant’anni fa nell’area esistessero ben poche case ed erano sparse sopra un largo territorio. Sin da quei giorni lontani avevo il presentimento che la città si sarebbe estesa verso lo sfocio del fiume, ingigantendo il valore delle proprietà, oggi si può comprendere quanto buono fu quell’investimento. Dopo di che mi accinsi a costruire la prima sezione del nuovo ristorante. Il resto venne aggiunto un po’ alla volta con i guadagni ottenuti dal ristorante. Non aggiungo altro su questo argomento poiché sono cose ben conosciute da tutti voi.”

“Sì,” Maria disse, “Mi ricordo che si viveva in questo luogo quando mia madre morì e quella fu l’unica volta che ti vidi piangere.”

“Cara Maria, devi sapere che amavo teneramente tua madre. Nella sua ultima richiesta prima di morire mi chiese di risposarmi nuovamente. Desiderava che formassi al più presto una nuova famiglia sicché voi ragazze non avessero a soffrire senza una madre al fianco. Spesso, ancor oggi, dopo questi lunghi anni, qualora mi reco sulla tomba di Milena, le parlo con amore, nel modo che usavo parlarle in quei giorni lontani. Il suo ricordo mi ha sempre inspirato e ancor oggi, quando sono al cimitero e le parlo, mi sembra che lei mi comprenda.”

“Fu quello il motivo per cui sposasti la più giovane sorella di mia madre?” Maria chiese nuovamente.

“Si Maria, quello fu il modo che Teresa divenne la vostra nuova madre. Venne a vivere con noi quando tua madre era criticamente ammalata. Dopo che tua madre morì mi sentii accattivato dall’amore e cura che Teresa riversava verso voi ragazze. Così un giorno le chiesi di sposarmi e ora è mia moglie per gli scorsi quarant’anni e posso affermare che mai me sono pentito, non è forse vero Teresa?”

“Sì, mio caro, Sono stata felice assieme a te in tutti questi lunghi anni. Tu sei stato sempre generoso con me e i nostri figli.” Teresa confermò.

“Penso che il resto sia cosa ben nota a tutti noi.” Sergio continuò, “L’unione e l’amore famigliare creano miracoli e noi abbiamo prosperato durante questi lunghi anni senza che altre catastrofi ci abbiano colpito direttamente.” Sergio concluse il suo lungo discorso.

Un coro di disapprovazione provenne da parte di tutti gli ascoltatori, e Sergio guardandoli chiese loro, “Cosa ho detto di sbagliato?”

Fu Teresa che rispose per tutti: “Sergio, mi sembra che tu voglia dimenticare due anni cruciali della tua vita, e sappi che quel lungo tempo fu critico per tutti noi. Posso dire pure che quando accadde quell’incidente io non avevo la più pallida idea di come far andare avanti il nostro ristorante. È mai possibile che tu abbia dimenticato?”

Maria aggiunse: “Sì papà, allora ero dodicenne ed ero l’unica che potesse dare un po’ di aiuto a nostra madre nel ristorante, facendo quanto più potevo. Sissy, la mia giovane sorellina, sebbene fosse appena decenne, aveva cura dei nostri fratellini più giovani. Luca muoveva allora i suoi primi passi, mentre Carlo da poco aveva iniziato di andare a scuola.”

A sua volta Carlo aggiunse: “Mi ricordo bene, Papà, quando tu eri in coma in ospedale per lunghi mesi. Tutti noi eravamo al tuo capezzale e si piangeva. Ma tu non ci riconoscevi. Eri sbiancato in viso e dal tuo corpo spuntavano un incredibile numero di tubi. Noi ragazzi si piangeva e chiedevamo a nostra madre cosa ti fosse accaduto e lei ci rispondeva: <Possiamo unicamente pregare e sperare.>”

“Nostra madre, per tutto quell’interminabile tempo, tenne accesa una candela in fronte della Vergine Maria e ci faceva pregare il rosario due volte al giorno mentre tu eri in ospedale.”

Teresa confermò, “Si Sergio, a quel tempo pensai che non ce la avresti fatta. Ma mai dissi ai ragazzi le mie ansietà. Poi, dopo due mesi che eri in coma, un giorno ti risvegliasti. Furono necessarie diverse settimane prima che tu potesti riconoscerci e dirci una parola. Quando avvenne l’incidente eri nel basamento a scaricare mercanzie per il negozio. Scivolasti sopra gli scalini umidi e battesti la testa su uno spigolo del gradino e il tuo cervello venne danneggiato.”

Maria a sua volta disse: “Papà, ricordo che quando ritornasti a casa, per lungo tempo non volevi parlare con alcuno di noi. Il tuo sguardo era vuoto e perso nel nulla. Nel vederti così, mi sentivo intimorita. Eri molto cambiato e quando vedevi uno di noi, con rancore ci gridavi parolacce senza alcun motivo. Quel tuo modo di fare era insano e nottetempo, stavo raggomitolata nel mio letto a piangere, pensando che tu non eri più il nostro buon papà di prima, come io ti ricordavo.”

Teresa aggiunse: “Occorsero ancora due anni, duranti i quali ti accompagnavo, due volte alla settimana all’ospedale per la tua fisioterapia, Ti ricordi di ciò, Sergio?”

“Durante il primo anno non si notò alcun miglioramento. Il tuo cervello era incapace di coordinare azioni e pensieri e i tuoi muscoli rifiutavano di lavorare nel modo coretto. Non eri capace di muovere un passo dopo l’altro senza l’aiuto di un’altra persona. Finalmente un giorno, avvenne il miracolo, senza alcun aiuto camminasti da un angolo della stanza a quello opposto, in un modo lento ma continuo. Da quel giorno i tuoi muscoli, stimolati dai continui esercizi, incominciarono a rispondere ai comandi del tuo cervello, e quello, ti aiutò a ritornare il Sergio che si conosceva prima. A completare il miracolo fu pure il tuo desiderio di ritornare ad essere quell’uomo che eri prima, e incominciasti a parlare assieme ad altre persone, e così ti inseristi nel lavoro del tuo ristorante.”

Sergio si sentì orgoglioso, ma non volle che gli altri intravedessero la sua debolezza del momento, e concluse il tutto dicendo loro, “Non ho dimenticato quei giorni oscuri della mia vita e sono grato a tutti voi per quanto avete fatto per me. Questo è un obbligo della famiglia, l’aiutarsi l’un l’altro qualora nasca il bisogno. Ma ora dimentichiamo il passato e concentriamo le nostre attività per il futuro. In fronte a noi abbiamo un ingente lavoro da compiere per completare tutto in tempo per la celebrazione del nostro prossimo cinquantennio come dirigenti di un ristorante di un grande e buon nome.”

~*~ 

Era giunto il giorno prefisso per l’apertura al pubblico del nuovo ristorante. Purtroppo in quel giorno la porta d’ingresso del ristorante era chiusa e non si notava alcun segno di attività all’interno del locale. Non si vedeva alcun segno di festività, nulla di quanto era stato annunciato dalla stampa cittadina.

Sulla porta d’entrata era stato affisso un largo cartello che si scusava con la clientela per la causata inconvenienza.

Alle 11,30 di quel mattino, la famiglia, assieme ad amici, e pochi dei più intimi e affezionati patroni del ristorante erano congregati nella Chiesa Cattolica di Hamilton per dare l’ultimo rispettoso saluto alla salma di Sergio che era morto tre giorni prima, colpito da un improvviso attacco cardiaco.

Il prossimo martedì, venne richiesta una riunione speciale della famiglia per discutere gli affari del ristorante e Carlo, l’eletto nuovo presidente presentò per l’approvazione, un nuovo ordine del giorno, che fu debitamente registrato sul brogliaccio. L’ordine del giorno presentato da Carlo, venne approvato da tutti i membri presenti. Fu stabilito che un busto in bronzo di Sergio sarebbe stato ordinato e verrebbe posto al di sotto del murale di Santa Margherita. Nel secondo paragrafo presentato, Carlo suggeriva pure di compilare un album storico rappresentante il lavoro compiuto durante un cinquantennio dal loro padre e che questo fosse corredato da foto e note rispecchiante la sua vita e il suo lavoro e di porlo in visione assieme al busto. Il rapporto scritto sul brogliaccio annotava che la famiglia onorava il lungo e tenace lavoro fatto dal loro capostipite, Sergio, e che riconoscevano il suo volere di creare per la nuova generazione il più clamoroso ristorante che fronteggiasse il Brisbane River, come il punto di attrazione e riunione della città.

F I N E

N.B.

La versione inglese di questo racconto la scrissi nel 2003. Sebbene la trama sia stata tratta della vita reale dalla famiglia Gambaro di Brisbane, nel mio racconto usai nomi fittizi per tutti i personaggi rappresentatati in esso, e come narratore di “Fictions” per dare più effusione al racconto, arrangiai un finale alquanto diverso della realtà. La morte del vero capostipite della famiglia Gambaro avvenne un paio di settimane orsono. RIP to his soul.

A tutti voi lettori, particolarmente coloro che mi seguono in continenti diversi e lontani, un arrivederci su questo sito con nuovi racconti.

Sinceramente

Carlo Gabbi

Edizione Italiana scritta nel Novembre 2020 a Brisbane, Australia  

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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