The Anniversary – Versione Italiana – Parte 2

Parte 2

“Veramente, Papà?” Maria disse, “Perché non ci racconti ancora una volta” la storia di quei giorni?”

Gli altri fratelli, con un lungo mormorio, approvarono le richieste di Maria.

“Bene,” Sergio incominciò, prendendo tempo per riconnettere le vicende del passato.

“Ero tredicenne a quel tempo, mentre la Seconda Guerra Mondiale era all’apice delle operazioni belliche. Tutti gli uomini capaci erano alle armi sparsi sui diversi fronti di guerra e nel nostro paese erano rimasti unicamente uomini inabili assieme ai vecchi e alle donne che accudivano ai propri figli.        

“Il cibo era scarso e unicamente i pochi ricchi potevano sfamarsi comprando senza scrupoli al mercato nero. Mia madre a malapena riusciva a mettere assieme un pranzo giornaliero per noi tutti, e non posso negare che eravamo perennemente affamati.

“Inaspettatamente la fortuna mi arrise il giorno in cui incominciai ad aiutare Tonio, il più vecchio pescatore in Santa Margherita. Era ottantenne e l’età l’aveva privato delle energie fisiche necessarie a vogare una barca in alto mare.

“Un giorno mentre girovagavo nel porticciolo dei pescatori in cerca di qualche esca per poter poi pescare dall’alto molo, Tonio, il vecchio pescatore mi vide e mi chiamò dicendomi: “Hei ragazzo, mi sembra che sei grande abbastanza e sembri pure forte abbastanza. Dimmi vuoi venire con me nottetempo ad aiutarmi sulla mia barca? Non posso offrirti soldi per questo lavoro, ma ti garantisco che riceverai abbastanza pesce per sfamare te e la tua famiglia così da sopravvivere in questi giorni miserabili.”

“Quello fu il modo che iniziai la mia carriera come pescatore assieme a Tonio. La sua promessa si rivelò reale. Mai si ebbe una pesca favolosa, ma da quel giorno sinché la guerra finì, ebbi da lui pesce in abbondanza per sfamare tutti noi.

“Questo è il motivo che le reti di pescatori sono appese sul soffitto sopra di noi. Stanno lì per ricordare a noi tutti da dove provengono le nostre origini ed il lungo cammino che abbiamo fatto da quei giorni lontani.”

Luca, Il figlio più giovane, disse:

“Certamente papà, tu hai sempre fatto molto per la famiglia, sin da quando eri ragazzo. Ancor oggi sei il primo ad alzarti al mattino per andare al porto dei pescatori e all’arrivo delle barche negoziare la pescagione migliore per il nostro ristorante.”                

“Caro Luca, non è ancora giunto per me il giorno di ritirarmi. Ma è giunto per te il tempo di emulare i miei passi. Io, sono uso da sempre a lavorare lunghe ore in lavori faticosi. Tu devi imparare tutto ciò. Solamente l’arduo lavoro accompagnato dalla capacità di raggiungere la meta con successo, può produrre alla fine il benessere.”

“Sì papà, sappiamo bene quanto dici, ma oggi i tempi sono cambiati da quando tu eri giovane.” Carlo dichiarò.

“È vero quanto dici” Sergio confermò, “Ricordo bene come era la vita in Australia al mio arrivo e portando con me poche misere cose racchiuse in una valigia di cartone. Sebbene allora non possedevo nulla, i miei sogni per il mio futuro erano grandi e prepotenti. Volevo diventare ricco, non per ingordigia, ma perché capivo la necessità di avere un bel gruzzoletto di soldi in banca dona la sicurezza per il domani. Con l’agiatezza ottenuta nell’ambito famigliare è possibile dare una buona educazione ai propri figli, e esser certi che loro mai verranno a conoscere la misera vita che avevo avuto quando ero ragazzo.”

“Quello fu il motivo che vissi per i primi tre anni in North Queensland, lavorando come un tagliatore di canna da zucchero. In quei giorni la canna veniva tagliata a mano usando un machete. Nessuno in quei giorni si sognava che quel duro lavoro del taglio della canna potesse essere fatto meccanicamente. Quello era il più duro lavoro esistente, che nei tempi passati era fatto dagli schiavi. Per quei motivi era il lavoro meglio retribuito su tutto il continente Australiano. Purtroppo al giorno d’oggi la gente si è impigrita, e sta lontano dai pesanti lavori manuali e oggigiorno vengono usate le macchine per compiere lavori difficili e faticosi.

Non era così ai miei giorni, anche se pure allora fossero unicamente i desperados, come ero io stesso, che si adattavano a fare quei inumani lavori. Si aveva in mano un machete dall’alba sino a che annottava…”

“Sentii parlare nel passato di tale lavoro, ma per favore papà dicci tutto su quel lavoraccio.” Carlo chiese al padre.

“Si lavorava in gruppi di sei persone ciascuno, e all’arrivo della notte, per il contratto stipulato, si doveva aver tagliato dieci tonnellate di canna, non solo tagliata ma anche caricata sugli appositi vagoni del trenino che poi l’avrebbe portata alla fattoria. Era un lavoro bestiale. Il sudore, per tutte quelle interminabili giornate, scorreva a rivoli dai nostri corpi, e non ci era concesso alcun tempo per riposarsi. Si aveva unicamente quindici minuti per consumare il nostro pranzo che consisteva di un unico sandwich ingerito assieme ad un paio di bicchieri d’acqua. A notte inoltrata si ritornava alla “Farm” dove si era ricompensati con una cena nutriente consistente di un’immensa bistecca assieme a patate fritte. Dopo cena si correva per il nostro bagno, entro uno dei billabong, gli stagni d’acqua che servivano ad abbeverare il bestiame. La giornata era così completata, e noi, prediletti dalla sorte, si dormiva placidamente sopra letti di paglia in uno dei capannoni della piantagione.

Il lavoro del taglio della canna è della durata di sette mesi all’anno. A fine stagione, coloro che avevano una famiglia ritornavano in città alle loro case. Quei pochi come me, che erano singoli e non avevano dove andare, avevano la possibilità di lavorare alla “Farm” nell’aratura dei campi e a piantare la nuova canna preparandola per il prossimo raccolto dell’anno successivo.”

“Per quanto a lungo hai fatto quel lavoro, Papà?” Chiese Maria.

“Rimasi per tre stagioni, e durante quel periodo risparmiai abbastanza denaro per avventurarmi, a stagione finita, giù a Brisbane. La fortuna mi arrise e mi condusse in questa zona della città. In quei giorni lontani, sul luogo in cui ora è eretto il nostro ristorante, esisteva una vecchia costruzione in legno, con all’interno un oscuro e maleodorante negozio di “Fish and Chips”. L’odore di grassi di montone che erano usati in quei giorni per cucinare il cibo, saturava l’aria con maleodoranti odori e i grassi di frittura si impregnavano negli abiti di chi lavorava. La bottega fronteggiava la strada d’accesso con una di quelle vecchie verande ricoperta in lamiere corrugate di ferro, mezzo-arrugginite e curvate a mezzaluna. Quella era allora la tipica visione di un negozio di “Fish and Chips”.

 Giunsi in quel luogo nelle prime ore del mattino, e entrai nel negozio per avere la mia colazione, ma all’interno non esisteva anima viva.”

“E perché mai comprasti allora quel negozio?” Luca domandò.

“Quando entrai udivo voci provenienti dal retro bottega di due persone che stavano litigando. Udivo le voci ma non potevo comprendere la ragione per cui querelassero, parlavano frettolosamente tra loro nella lingua greca. Ugualmente era comprensibile che entrambi erano fuori dalle grazie di dio. Finalmente uno dei due apparve nel negozio e mi servì la colazione che avevo ordinato, e quando avevo finito di mangiare, con tono fermo e deciso mi parlò:

“Hey you, italiano, vuoi comperare questo negozio? È un buon affare sai, e con un po’ di lavoro puoi fare un sacco di quattrini. Come vedi, questo non è per me, continuo ad azzuffarmi con mio fratello, and I got more then enough of him! Sì, ne ho abbastanza,”

“Al principio pensai che scherzasse, ma entro un breve periodo di tempo, io divenni il nuovo proprietario del luogo, e quello fu il mio nuovo lavoro per i prossimi cinque anni, fino alla notte in cui il negozio venne distrutto dalle fiamme.”

“Davvero papà, e cosa avvenne dopo?” Maria chiese.

“Allora ero sposato con tua madre e tu Maria avevi da poco compiuto il secondo compleanno. Tua madre era nuovamente in cinta e tutti noi abitavamo nel retro del negozio in un succinto appartamento.

“La notte stava giungendo alla fine mentre il cielo schiariva preannunciando l’imminente alba, quando improvvisamente la nostra stanza si riempì di fumo. Compresi immediatamente il pericolo e avvolsi Maria in una coperta mentre svegliavo tua madre.

“Scappammo appena in tempo, mentre le fiamme rapidamente raggiunsero il tetto. Tutto fu divorato in fretta dalle fiamme, prima ancora che i pompieri arrivassero sul luogo il negozio era null’altro che un cumulo di tizzoni ardenti.

Quella disgrazia mi lasciò senza un centesimo in tasca, più povero che mai perché Il luogo non era protetto con una polizza di assicurazione.

“Ero al limite della disperazione per quanto accaduto, mentre al mio fianco udivo tua madre piangere rumorosamente. Povera cara Milena, la ricordo bene in quel momento di agonia.”                                       

“Povera mamma.” Maria esclamò “Posso appena ricordarla. Avevo solo cinque anni quando morì.”

“E poi cosa ancora successe a te papà?” Luca chiese.

“Bene, come altre volte ebbi modo di dirvi, in casi come questo non bisogna lasciarsi pigliare dal panico. Bisogna considerare la situazione freddamente, poi dopo, si deve arrotolarsi le maniche della camicia e lavorare ancor più duro di quanto si aveva fatto prima. Questo esattamente quanto feci allora. Milena assieme a Maria, ritornarono a vivere assieme al padre, ed io andai nuovamente in North Queensland a lavorare una volta ancora nella piantagione di canna da zucchero, per guadagnare quel denaro che ora era più che mai necessario.  Lavorai nei prossimi due anni a tagliar canna senza mai far sapere alla povera Milena quanti fossero i miei sacrifici nell’essere lontano da lei. Lavorai e risparmiai ogni singolo centesimo per poter ritornare il più presto possibile con la mia famiglia per ricominciare la nuova vita.”

~*~

Fine parte Due         

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

2 thoughts on “The Anniversary – Versione Italiana – Parte 2

  1. Il desiderio di una nuova vita con la propria famiglia, induce l’interprete del racconto a ingenti sacrifici…
    Sempre bello leggerti, Carlo, buona serata e un sorriso,silvia

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