The Sicilian Woman – Edizione Italiana – Parte 3

PARTE TRE

Sin dal mattino successivo al suo arrivo, Angelina incominciò le ricerche degli Accana, recandosi a visitare l’Ufficio del Registro, la libreria locale, e gli Archivi Marittimi. Pure consultò il libro telefonico nella speranza di trovare un’immediata risposta alle sue domande riguardo i discendenti della famiglia Accana. Dopo la partenza del proprio nonno con la famiglia da Palermo, nel lontano 1902 cessò la corrispondenza tra i fratelli Accana.

Angelina finì la prima settimana di ricerche spossata e senza aver trovato la minima traccia delle persone che desiderava. Pensò che quello era un lavoro stressante e monotono, ma ugualmente Angelina non si diede per vinta e mise tutta la sua determinazione per raggiungere il risultato desiderato.

“Deve esistere qualcuno, nascosto in uno di questi uffici che possiede la chiave di questo rebus.” Pensò “Solo se sono paziente e perseverò potrò trovare la giusta via che mi condurrà nella giusta direzione.

“Mai tralascerò il mio lavoro. Voglio più che mai provare a me stessa che sono Siciliana come tutti coloro che mi attorniano, and “YES” lo proverò, prima a me stessa e poi al mondo intero che lo sono veramente!”

Pure la seconda settimana, terminò nello stesso modo snervante e senza poter trovare un minimo indizio. L’unico punto di credito fu il consiglio di uno dei molti impiegati con cui aveva parlato che la consigliò di concentrare le sue ricerche negli archivi di Polizia.

Quell’impiegato era alquanto sicuro del fatto suo e le disse:

“In quell’ufficio esistono pratiche che vanno all’indietro per oltre due secoli, Con un po` di fortuna e molta pazienza sarà possibile trovare tracce della persona che lei cerca. In quel luogo le pratiche sono classificate sotto diverse voci ed è quindi più facile giungere al risultato voluto.   

“Esistono i nomi di persone scomparse e pure di quelle ricercate dalla Corte di Giustizia perché appartenenti alla Mafia o altre persone che furono terrorizzate dal Mob. Penso che da questi elenchi potrà pure trovare alcune utili informazioni nelle ricerche che sta facendo.”

Angelina trovò che l’ufficio ricercato si trovava nel basamento del Palazzo di Giustizia, Questo luogo era uno dei più vecchi che fu sempre in uso durante gli scorsi duecento anni.

Arrivata in quell’archivio spiegò alla persona incaricata il motivo della sua visita, e l’impiegato gentilmente le rispose con un sorriso sulle labbra:

“Sì, signorina, abbiamo una persona che la potrà aiutare, è un avvocato che ha il suo ufficio nel vicinato. Viene spesso qui per fare ricerche inerenti al suo lavoro. Il suo nome è Dottor Franco Marchese. Se lo desidera posso farle avere un appuntamento per la prossima settimana.”    

~*~

Angelina venne ricevuta da Franco Marchese alla data arrangiata. Trovò che l’avvocato differiva dagli usuali Siciliani. Era di statura alta con carnagione chiara e di bel aspetto. I suoi capelli erano ricci e biondi con occhi di un blu risplendente, e immancabilmente aveva un sorriso per coloro che intratteneva per lavoro.

“Certamente un discendente Normanno” Angelina pensò. “Non è il tipico Siciliano, basso di statura, e scuro di carnagione.”

Dopo le presentazioni iniziali Franco le chiese: “Bene Signorina cosa posso fare per lei?”

“Dottor Franco, innanzi tutto deve scusare il mio Italiano, ma vengo dagli Stati. Da alcune ricerche che feci nel passato credo che sono di origine Siciliana. Sono pure certa che i miei nonni emigrarono da Palermo nel lontano 1902. Sono venuta a Palermo nella speranza di trovare indizi che chiaramente indicano le origini della mia famiglia e se vi sono persone ancora vive che appartengono alla mia famiglia in Sicilia. Durante le scorse settimane, ho cercato da sola ma trovo quanto sia difficile per me, nuova arrivata, di risolvere queste indagini. Sarebbe lei in grado di aiutarmi?”

“Certo Signorina. Sarà un piacere, ma la devo informare che non sarà facile e che richiederà un po’ di tempo. L’andare indietro un secolo nelle ricerche è un po’ problematico, ma non impossibile. Deve sapere che è una lungaggine far ricerche tra vecchi documenti poiché nel passato tutto era scritto a mano. Farò del mio meglio. Per favore mi lasci il suo numero di telefono, così che possa contattarla appena ho notizie. Mi dia una settimana e spero per allora di avere qualche notizia utile per lei.”

La conversazione finì tra i due giovani sigillata con una stretta di mano ed un brillante sorriso da parte di Franco, che gentilmente aggiunse, “Spero di avere buone notizie al prossimo incontro, ad ogni buon conto sappi che lei è benvenuta in Sicilia, la nostra amata terra.”

Il venerdì successivo Franco telefonò a Angelina, “Buona sera Signorina, Ho incominciato le ricerche degli Accana scartabellando molti documenti nell’ufficio di Polizia, ma sinora non ho alcuna traccia utile della sua famiglia.”

“Grazie Sig. Franco. Spero che il tutto non le costi troppo tempo prezioso del suo lavoro.”

Franco continuò “La chiamo pure per un altro motivo. Parlando con lei giorni orsono ho appreso che non ha alcune conoscenze qui in Palermo. Sto organizzando un pranzo assieme con amici per domenica prossima e penso questa può essere una buona occasione per lei per mescolarsi assieme a noi e assaporare la vita di veri Siciliani. Le piacerebbe di essere con noi per quell’occasione?”

Quella fu una piacevole sorpresa per Angelina, che entusiasticamente rispose, “Come la posso ringraziare, sig. Franco?”

Non si preoccupi, se le è di gradimento verrò a prenderla domenica mattina alle 10,00. Arrivederci per ora.”

~*~

Franco aveva recentemente ereditato la proprietà paterna. Per tradizione Siciliana la legge impone che il primogenito maschio eredita al tempo della successione anche il titolo onorario di “Don” che va imposto innanzi al nome come segno di rispetto da parte dei locali per il rappresentante della famiglia signorile.  

L’accettare di essere chiamato “Don Franco” era un riconoscimento che lui era l’indiscusso capo della famiglia Marchesi.

La proprietà dei Marchesi si trovava alla sommità di un dolce colle. dall’alto del quale si dominava sopra la Conca d’Oro, la magnifica baia che sovrasta il Mar Tirreno, e fronteggia la città di Palermo.

La vecchia villa patronale era un capolavoro di artigianato e venne costruita nel tardo 18tessimo secolo che presentava tutt’oggi la sonnolenta decadenza di quel periodo storico. La residenza era adorna con un intrigato labirinto di giardini, in voga in quel lontano periodo nelle ville che fronteggiavano il versante Mediterraneo.

Dove finivano i giardini fioriti, iniziavano i frutteti capaci di produrre la miglior qualità di arance, i “Sanguinelli” nome che ben indicava il colore interno del frutto, qualora questo raggiungeva la maturazione. Nella piantagione vi erano pure alberi di mandole, che si notavano nella lontananza e durante quei giorni primaverili erano coperti da una miriade di fiori bianchi i quali emanavano un intenso profumo ed erano piacevoli alla vista.

La servitù aveva arrangiato una lunga fila di tavoli sotto la pergola di uva moscato vicino la casa, e qui venne servito il ricco pranzo, preparato con un’abbondanza di frutti di mare, tonni saporiti, accompagnati da appetitosi filetti di pese spada, con il tutto ben bagnato da un eccellente vino bianco, pure un prodotto locale. Il pranzo, eccellente, venne ben accettato dai molti commensali che furono deliziati dalla suntuosa preparazione del cibo.

La gente presente al pranzo era formata da persone giovani, proveniente dall’aristocrazia locale. Trascorsero assieme un piacevole pomeriggio godendo il cibo e i magnifici vini serviti a loro, mentre scambiavano una conversazione vivace narrando cose facete riguardanti i molti conoscenti comuni e quei aneddoti, presentati in modo arguto, creavano sonore risate tra gli ascoltatori.

Il pomeriggio passò da successo a successo, e divenne ancor più brillante dopo le numerose libagioni dei presenti e accolti con risolini faceti da parte di tutti.

 A quel punto, uno dei commensali, che era un valente musicista, estrasse suoni divini dal suo mandolino, e presto venne accompagnato da canti in Siciliano, il quale eruppe in un gruppo di voci che formarono un coro che si esibì in inni folcloristici accompagnati dalle vibranti note del mandolino, che fece risaltare la vera vita Siciliana.

La festività giunse al culmine con le musiche e i canti e a quelli si susseguirono vivaci tarantelle, facendo sì che la festa si protrasse fino a notte inoltrata.

Quella fu l’iniziazione di Angelina alla vita brillante Siciliana, che seppe commuovere il suo animo sensibile. Rapidamente si trovò in un mondo completamente opposto a quella vissuto nel passato, assieme agli amici in Florida.

Disse a Marco, che le sedeva vicino, “Le sono grata, per essere stata invitata e aver modo di conoscere la vita Siciliana. Posso ora comprendere il mio desiderio di volere venire al più presto a vivere nella terra dei miei avi.”

~*~         

Fine parte tre

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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