THE SICILIAN WOMAN – EDIZIONE ITALIANA – PARTE UNO

The Sicilian Woman (Edizione Italiana) Parte 1

Teneva tra le mani, con grande trepidazione, quella larga busta gialla appena giunta nella posta.

Il nome del mittente era ben visibile. Era la risposta alla sua richiesta di conoscere quali erano le radici delle sue origini e da dove la famiglia proveniva.

Si sentì esitante, e mentre rigirava tra le mani la larga busta gialla, leggendo prima l’indirizzo sul fronte di essa, poi sul dietro. Sperava in quel modo di conoscere quanto fosse scritto sui fogli dattilografati che conteneva. Un paio di volte fu pure tentata di aprirla ma poi ebbe un ripensamento e gentilmente lasciò cadere il plico nel suo grembo.

È meglio aspettare” pensò “E meglio che prima dica una preghiera e rilasci un sospiro per tranquillizzarmi. Questo mi sarà di gran aiuto.”

Alla fine trovò il coraggio. All’interno della busta trovò due intere pagine, ben scritte, con l’intestazione indirizzata a lei. Le prime due righe erano null’altro che una pragmatica introduzione di augurio. Poi finalmente giunse al punto voluto, e lesse:

<…Le nostre ricerche indicano chiaramente che lei è discendente dalla famiglia Accana di Palermo. Nel lontano 1902 lasciarono la Sicilia e sbarcarono in Havana, Cuba…>    

Lacrime incominciarono a bagnarle il viso solcandole le guance. Sentì che mai prima si allora era stata così felice come si sentiva ora. Sentiva che il suo sogno stava avverandosi. Era certa di ciò. Era quanto aveva sempre voluto essere. Ora poteva, in modo giubilante gridare al mondo intero che era una donna Siciliana.   

Poi ebbe un piccolo ripensamento, dicendo a sé stessa:

“Ma lo sono veramente? È mai possibile che l’incrocio di sangue che ho ereditato nelle tre ultime generazioni, possa diminuire il valore della mia discendenza?”

Ricordava che sua madre, parlando del passato, aveva difficoltà nel ricordare gli anni giovanili vissuti in Havana. Quei giorni erano ricordi lontani e nebulosi. Era sì nata in Havana, ma all’età di cinque anni la famiglia si mosse a Portorico.

“Questo è quanto la gente dice parlando di me…” Angelina pensò, “Dicono che sono Portoricana perché quello è il luogo dove vidi la luce e mossi i miei primi passi. Ma poi…potrei pure dire di essere Americana. Vivo in Miami sin dall’infanzia, sin dal giorno in cui i miei genitori decisero di aprire un negozio e vivere in Florida.”

Poi giunse alla finale conclusione:

“Ad ogni buon conto non esistono dubbi. Decisamente sono null’altro che Siciliana, poiché le mie radici provengono da Palermo. Ritornerò in Sicilia al più presto. Quello è il luogo dove vivono gli Accana.”

Angelina era allora ventitreenne. Di natura era alquanto testarda, e quando si metteva in testa una cosa, non vi era modo di smuoverla, sino alla conclusione di essa. Di statura era piuttosto alta, e aveva capelli corvini, lisci che le giungevano alle spalle, mentre i suoi occhi, grandi, fieri e scuri erano sicuramente quelli del popolo Siciliano.

Come molte altre giovani donne Americane, aveva una vita intensa che divideva tra le aule universitarie, lavoro e ricreazioni sportive. Naturalmente i fine settimana erano sempre i più attesi e impegnativi che trascorreva assieme ai suoi amici, in uno degli innumerevoli Parties che Miami Beach offriva. Quello era il luogo dove era cresciuta e dove i suoi genitori avevano la propria casa e il nuovo negozio di alimentari.

Il circolo di amicizie di Angelina, ragazzi e ragazze per la maggior parte erano figli di Latinos, come lo era pure lei. I loro genitori parlavano unicamente Spagnolo, ma la nuova generazione preferiva parlare tra loro in Inglese, lingua imparata sui banchi di scuola. Molti avevano scordato la lingua imparata dai loro genitori rendendo difficile comunicare con i loro famigliari.

Angelina, come la maggioranza delle amiche, aveva un ragazzo con cui amoreggiare. Esisteva veramente una lunga lista di corteggiatori, l’uno che seguisse il precedente, ma mai nulla di serio. Era unicamente il bisogno di aver qualcuno che l’accompagnasse al ‘Disco’ per ballare assieme sotto le rotanti luci multicore della sala.

Qualora entrava in un più stretto nodo di amicizia con uno di loro, alcuni baci erano scambiati con effusione, ma sempre senza oltrepassare il limite della decenza, e quello era esattamente quanto Angelina aveva promesso alla madre.

Fin dai giorni in cui era divenuta la graziosa “sexy girl” che era oggigiorno, Angelina si sentiva attratta dagli innumerevoli amici maschili. Molte volte era sufficiente un solo sguardo oppure un accidentale contatto con un giovane e attraente amico, per procurare in Angelina un brivido sessuale che la inondava di un caldo desiderio, laggiù, alla congiunzione delle sue gambe, inebriandola di desideri sessuali. Presto imparò che quella era una normale reazione che ogni giovane donna ben conosce, una spontanea risposta ai baci scambiati con l’aitante giovanotto di quella occasione. Era normale sentire quei caldi brividi qualora il suo ventre veniva accarezzato da un membro maschile che ben riconosceva, sebbene velato al di sopra del leggero vestito che indossava. Non poteva negare che quella sensazione le causava quei brividi caldi che attraversavano il suo corpo inondandola di piacevoli sensazioni desiderando una ben più intima copulazione con lui, e solamente a quel pensiero si sentiva completamente eccitata.

Nonostante quei brividi passionali, Angelina aveva imparato il modo di tenere a bada quelle fugaci passioni amorose e mai aveva perso il controllo di sé stessa, mentre col pensiero udiva la voce della madre che l’ammoniva: “Angelina non devi dimenticare quali sono le nostre vecchie tradizioni che impongono a noi donne di mantenere la nostra virginità. Questa la devi donare al tuo futuro marito nella notte del tuo matrimonio. Ricordati Angelina, non esistono scuse su ciò. Se dovesse accadere ti costerebbe caramente e sarai allontanata dall’ambito famigliare.”

Naturalmente lei aveva pensato molte volte sopra quel suo dovere e considerato le restrizioni che la verginità imponeva nella sua giovane vita di donna, Angelina considerò: “Questa coercizione è qualcosa di arcaico nella vita moderna del ventesimo secolo. Come può tale tradizione sopravvivere al giorno d’oggi? Nell’era moderna e per quanto io sappia, qui negli Stati Uniti è consuetudine, sebbene un non scritto comandamento, di tutte le giovani donne di perdere la loro verginità negli anni giovanili, quando ancor siedono dietro i banchi delle scuole medie.”

La giovane Angelina era venuta a conoscenza di tutto ciò scambiando confidenzialità assieme alle molte amiche durante gli intervalli delle lezioni, parlando apertamente dei rischi causati nell’amoreggiare assieme a giovanotti aitanti.

Alla fine Angelina accettò le regole imposte dalla sua famiglia. Accettò condizionatamente le regole impostele dalla madre e da quella legge troppo arcaica che era ancora vigente in quella amata terra siciliana, ma ugualmente fissò una data di scadenza. Avrebbe atteso sino al raggiungere dell’età di venticinque anni e non oltre. A quell’età avrebbe ottenuto il suo dottorato e sarebbe così libera di ogni obbligazione verso la sua famiglia. Inoltre sarebbe pure giunto il momento di trovare un bravo ragazzo e creare assieme a lui la loro nuova famiglia.

Raggiungendo questo compromesso si sentì molto più a suo agio e divenne per lei molto più facile controllare quei primitivi istintivi riguardo il sesso e la sua femminilità. Inoltre imparò pure il modo come tenere sotto controllo i più aitanti spasimanti in quei momenti critici della loro unione, in modo di non andar oltre a quei limiti imposti a lei dall’obbligo di castità.  

Ma veramente quante volte Angelina fu capace di rimanere entro quei parametri imposti a lei? Ben ricordava che per ben due volte essa dovette combattere con tutte le sue forze per poter sfuggire al maschio violentatore che voleva penetrarla. Fu unicamente con forza sovrumana che sfuggi ai limiti imposti.

Ma in qui giorni il pensiero di Angelina era assorbito da altri pensieri, ed il pensiero dell’aitante giovane maschio era remoto.

Negli ultimi mesi aveva diretto le sue energie nelle ricerche dei suoi avi, gli Accana, nel suo impellente desiderio di ritornare alle radici della sua origine.

Quando giunse la lettera dell’Investigatore Privato, dandole prove ineluttabili che la famiglia originalmente proveniva dalla Sicilia, sentì nascere in lei questi impellenti bisogni. Era l’urgenza di ritrovare la perduta famiglia che ancora viveva in Palermo, in un lieto ritorno alle origini.

Sentì che era suo dovere ritornare in Sicilia e riallacciare quei legami affettivi e divenire parte della loro vita…gli Accana. Si, ora più che mai voleva sentirsi una giovane donna Siciliana, nello stesso modo come lo erano gli altri.

Poteva ora intravvedere mille e mille risposte entro il suo futuro, e tutto era possibile e scritto in lettere maiuscole in quella lettera, indirizzata a lei e contenuta in quella larga busta gialla che da poco aveva ricevuto.

~*~

Fine parte Uno                

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

2 thoughts on “THE SICILIAN WOMAN – EDIZIONE ITALIANA – PARTE UNO

  1. Una lettera preziosa, che conteneva notizie importanti per il futuro di Angelina.
    Brano avvincente, buona settimana, caro Carlo, silvia

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