Quei Giorni Assieme in Java – Parte 3

Quei Giorni Assieme in Java Parte tre

Scritto da © Carlo Gabbi –

PARTE TRE

Questo è come venni a conoscere Francisca. Ero arrivato al “Losari Retreat and Coffee Plantation” in un tardo pomeriggio di settembre. Si era al finire della stagione delle piogge, durante le quali le precipitazioni giornaliere sono spettacolari. Ora, col giungere della stagione secca, si susseguivano unicamente rari acquazzoni serali che non avrebbero interferito con la mia attività diurne, durante la settimana di permanenza in quel magnifico “Resort”.

Fuori, dalle ampie finestre del soggiorno potevo ammirare l’immensa coltivazione di caffe ‘con la piacevole vista delle piante verdi e rigogliose che facevano intravvedere i loro rossi frutti. In lontananza si innalzava una lunga catena di montagne, molte delle quali avevano fumaioli che sprigionavano nubi bianche che si alzavano al di sopra delle cime salendo verso il cielo, ed i fianchi di quei monti erano coperti da una folta vegetazione di un verde intenso, la quale rispecchiava la tipica regione tropicale nell’immediato entroterra.

Nella tarda sera ero seduto al bancone del Bar, avevo un aperitivo in fronte a me, nell’attesa del pranzo serale. Ad un tavolo della sala, poco distante, sedeva una giovane donna, vestita elegantemente, ed appariva una vera regina, ed era corteggiata apertamente da tre aitanti giovani uomini. Incredibile di quanto fossero dissimili nell’apparenza, razza e forse anche educazione. Senza dubbio uno di loro era indiano, il secondo un arabo ed il terzo poteva essere sia tedesco che olandese, ma qualunque fosse la sua origine, era ben rubicondo e rosso in viso. Erano uniti da un cameratismo forzato, perché ognuno di loro battagliava con la buona ragione, nell’essere galanti e intraprendenti, nella speranza di aggiudicarsi alla fine il posto di onore nel cuore di quella dama stupenda.

Riconobbi che ne valeva la pena perché era una donna di una bellezza non comune. Era senz’altro nativa del luogo ma nel suo vestire era molto più affine ai costumi Europei, ed era stata capace di creare per se stessa l’immagine di una dea, mettendosi in risalto come lo avrebbe fatto nel passato una sacerdotessa vestale. Infatti anche la nuova Venere era vestita unicamente con una semplice tunica semitrasparente, ben attillata, capace di mettere in risalto le dolci curve del suo corpo.

Dopo quella svelta ispezione iniziale mi sentii ancor più incuriosito di lei. Ero desideroso di approfondire le mie ricerche della sua bellezza ed iniziai così una minuziosa ispezione delle sue grazie, sia quelle evidenti come pure quelle seminascoste dalla trasparenza della sua tunica.

Giunsi alla mia prima conclusione che la Venere in disguisa agiva come una attrice nata, desiderosa di attrarre su di se l’ammirazione di coloro che le erano vicini, specialmente mirava ai molti visitatori stranieri che formavano il nucleo maggiore in questo luogo elegante. Poi pensai che la maliarda, astutamente e con malizia, aveva rinunciato di indossare un reggipetto, con l’evidente risultato che ora i suoi turgidi capezzoli cercavano di perforare il leggero tessuto per poter apparire al di là della leggera stoffa. Aveva capelli neri, tagliati corti e lisci sopra la nuca. Pensai che aveva creato questo stile di capigliatura con una buona ragione, perché in quel modo coraggiosamente contrastava con le altre donne locali che si trovavano in quella sala e che per i doveri imposti loro portavano chiome lunghe e ben lisce. Le sopracciglia della sconosciuta erano ben curate ed arcuate, aveva occhi grandi ed ardenti, brillanti di luce propria, profonda e scura. Mi piacquero le sue labbra carnose, ben modellate, che prendevano forma e rilievo con l’astuto tocco di un rossetto glossy, che le si addicevano, creando in lei sensazioni sconcertanti con quel forte colore violaceo che chiaramente rimarcava la sua sessualità ribelle.

La tunica attillata, come una seconda pelle naturale, metteva in risalto il suo corpo perfetto e quella bellezza era ancor più ampliata con la rivelante ampia scollatura che scendeva liberamente tra l’incavo dei suoi seni che apparivano ben modellati e di giusta proporzione, né troppo grandi o piccoli e incredibilmente eretti. La tunica aveva pure due larghi spacchi laterali che salivano inverosimilmente, lasciando libere le sue lunghe gambe, finemente affusolate.

La sua carnagione era infine stupendamente liscia, di un colore favolosamente bronzeo-ambrato che senz’altro era, a mio giudizio, null’altro che il completamento della sua bellezza femminile.

Dopo questo mio attento studio della sua femminilità non mi stupii più di tanto nel notare il modo in cui era corteggiata da quegli strani giovani seduti attorno a lei, ma posso garantire che non erano gli unici. Riceveva gli sguardi di molti altri ammiratori che dai tavoli vicini si riversavano su di lei, e chiaramente parlavano di sogni erotici e desideri carnali.

~ * ~

Fu nelle tarde ore di quella stessa sera, e dopo alcuni Whisky già bevuti, che ebbi modo di notarla nuovamente. Mi trovavo nuovamente seduto sull’alto sgabello al bancone del bar, mentre la giovane donna era seduta allo stesso tavolo di prima, assieme agli stessi tre giovanotti con cui si trovava assieme durante il pomeriggio. Quei giovanotti erano ora intossicati per il troppo bere e si arruffavano a parole, cercando di contestarsi il privilegio dell’essere il preferito dalla giovane dea. Ma differentemente lei a questo punto, dopo tutte le loro bravure, sembrava alquanto annoiata.

~ * ~

Era prossima la mezzanotte quando la Venere Ambrata venne a sedersi al mio fianco, “Sono annoiata da morire, mi offra da bere, per favore.”

“Certo. Un Martini?”

“Qualcosa di più forte per poter ricreare la forza di sorridere nuovamente e dar inizio al buon umore. A double whisky on the rock will do fine, please. Sono Francica e tu?”

“Gianni, piacere di conoscerti.”

“Where do you come from? Scommetto sei Italiano.”

“Do you speak Italian? Dove l’hai imparato?”

“A Roma, ho studiato là come farmacista per un anno, ma mi sono laureate a Sydney. Dimmi, Gianni, perché mai hai lasciato la bella Italia?”

“E` una domanda che mi sono posto troppe volte fino all’esaurimento. Fu quando pensavo veramente al ritorno che capii che era troppo tardi. But in confidence, I’m not homesick.”

“Me too, whenever I am abroad. Mi sento homesick degli altri paesi, quando sono a casa. Beside, my countrymen hate me.”

“Perché mai dici che i tuoi Connazionali ti odiano? Come posso crederti? Sei la più bella donna nella sala ed ho notato come tutti ti ammirano…”

“Già, tutti meno che gli Indonesiani. Mi trovano troppo diversa da come loro pensano la loro donna perfetta dovrebbe essere. Per loro la donna deve avere una carnagione molto chiara. Sicché io sono per loro troppo scura. Poi la donna deve portare capelli lunghi e lisci. Io invece li tengo tagliati corti sulla nuca, (questo come disdegno verso loro ed esprimere il mio logico disgusto.) Infine le loro donne devono essere sempre docili e servili ai loro voleri, rispondendo prontamente al loro comando. E qui è esattamente dove sta il mio forte. Nessuno, sino ad ora mi ha fatto genuflettere al loro volere. Comprendi ora Gianni di quanto diversa sia dal loro tipo femminile?

“Poi, come ultima cosa, e credo lo hai già intuito, mi piace essere indipendente, di fare a modo mio come l’opportunità del momento mi indica sia più opportuno. Questo è il motivo per cui stasera, stanca da morire, ho lasciato quei giovani a finire di azzuffarsi tra loro in inutili discussioni. Avrebbero dovuto chiedermi direttamente, ma nessuno, in tutte quelle ore assieme fu capace di invitarmi di passare la notte in buona compagnia. E poi vogliono chiamarsi uomini, ma sono senza coraggio ed negativi nella loro maschilità, sanno dire unicamente parole semplici e banali…mi comprendi vero? Naturalmente mi hanno stancata da morire.”

“Accidenti che bel tipo sei! Ma dimmi allora, come fai a vivere in questa civiltà Islamica? E cosa mai pensa tuo padre del tuo modo di fare?”

“Questa è la ragione che vivo da sola nella nostra casa di campagna. Tutti gli altri se la godono nella casa paterna in Jakarta.”

“Questa non è una risposta valida alla mia domanda. Te la devo ripetere?”

  “Ok. Va bene! Ho zittito mio padre e lo ho ammonito. Gli ho detto che dopo tutto è colpa sua, perché ho imparato dal suo modo di vivere. Gli dissi che faccio null’altro che seguirlo nei suoi stessi passi e apertamente gliela cantai pure, ‘Voi uomini siete tutti  porci. Per voi va bene avere mogli e concubine e ve ne infischiate se la povera donna che vive con voi sia felice. Volete che sia la vostra schiava e disponibile a tutti i vostri sporchi voleri.’

 “Dovresti aver visto mio padre! Era diventato rosso come un gallo, sbuffava da morire, ma poi alla fine sbottò in una risata assieme a me.., ‘Non ho figli maschi, ho solo femmine. Tu sei l’unica ad avere quel caratterino e mi piaci. Sei un maschiaccio.’  Dopodiché tra le risa, mi ha abbracciato e mi ha detto, ‘Brava Francisca, sei coraggiosa. Questo è il modo come ti ho sempre voluto. Sei proprio mia figlia e sono orgoglioso di te.’  Fu un paio di settimane dopo quella discussione, che come premio mi offrì di essere sua partner in affari.”

“Sicché` anche tuo padre e` farmacista?”

“Ma che scherzi? È un generale ed è anche potente. In Jakarta tutti lo riveriscono.”

“Davvero mi stupisci, Francisca. Mai e poi mai avrei pensato di trovare tale “FEMMENA” come tu sei, qui in Indonesia.”

“Caro Gianni, lo sai che mi piaci pure? Cosa fai qui in Java e quanto a lungo stai?”

“Sarò qui alla piantagione per una settimana. Non ho ancora deciso cosa fare dopo. Sono venuto come turista, desidero vedere e conoscere un po il paese. Per fare ciò ho bisogno di una guida capace e bella. Are you available for the position?”

“Cerchi di indurmi in un lavoro così inferiore? Per quello che cerchi posso darti il mio servo come guida, lui va a piedi dovunque e conosce il paese meglio di me. Ma… proposta alla tua proposta ed a te ad accettare, se proprio mi vuoi avere. Mi sento annoiata per mille cose. In questo stato e da sola non sarò capace di dormire in tutta la notte. Vuoi tenermi buona compagnia e bere assieme? Ho bisogno di avere qualcuno abbastanza intelligente per poter scambiare qualche cosa di ben più interessante che il solo discorrere di banalità. Che ne pensi? Una domanda ancora, dimmi Gianni, quanto romantico sei? Dimmi per quanti giorni posso contare sulla tua compagnia ed il tuo amore…? Dimmi apertamente se pensi che sono una ragazza troppo viziata?”

~ * ~

Uscimmo all’aperto e ci accolse l’aria fresca che scendeva da quella vicina catena di vulcani per la maggior parte spenti. Attorno si snodava un lungo viale che portava lontano entro quell’immenso parco e giardini equatoriali che erano coperti da innumerevoli palme tra le quali rifulgevano maestose ed imponenti le palme a ventaglio con foglie larghe e rigogliose e da quelle ribollivano immensi fiori a testa di pappagallo in color oro, blue e rosso. Al di sotto di quelle si notavano letti fioriti, ben mani curati e leggiadri. Qua` e la`, lungo la via, sia per dar riposo o meditare, erano stati eretti padiglioni accoglienti, con poche pareti perimetrali per dare modo alla frescura di crearsi, e pavimentati con leggiadre mattonelle di marmo locale. Questi luoghi erano confortevoli, con soffici divani e cuscini ricoperti di sete pregiate, che certamente erano invitanti con la penombra che sempre esisteva per chi volesse scambiare un bacio, un pensiero, un abbraccio.

La Croce del Sud, risplendeva al disopra, elegantemente allungandosi nel cielo sovrastante indicando l’estrema posizione Sud, e gareggiando in bellezza, con la moltitudine delle altre stelle accese nel cosmo, per luminosità e splendore.

Francisca si era ora fatta piccina, mentre sedevamo in uno di quei bungalow aperti. Si era rifugiata vicino a me, inondandomi con il suo calore ed il suo profumo di donna e ne ero inebriato.

“Non giudicarmi male, desidero aver sesso, ora, ma perché poi non lo dovrebbe essere? Sono giovane e piena di vita, non ti pare sia giusto?”

“Ti comprendo, Francisca. Tutti noi ci sentiamo dominati da questi impulsi che si propagano dall’interno del nostro essere primitivo. Ma dimmi, è solo sesso che cerchi da me?”

 “No, cerco da sempre. Cerco il vero amore, ma dimmi, lo hai mai trovato? esiste veramente? Mai ho sentito il brivido creato dal vero amore. Sono sempre attorniata da uomini che mi vogliono, come hai visto pure stasera, ma nessuno è capace di offrire quello che da sempre voglio. Dubito che l’amore esisti. Penso che è stato creato da poeti e scrittori. Ma dove e` mai veramente? Dove sono i veri Romei preparati a dar la loro vita per la loro amata? Dubito che al giorno d’oggi gli uomini sappiano amare. Sono solo capaci di dire un’immensità di parole, ma poi, alla conclusione, ed io credimi lo so` bene, quello che vogliono, pensano e poi quello che domandano e` una cosa sola. Vogliono avermi nuda sopra un letto e trastullarsi carnalmente col mio corpo di donna. È questo quanto si può chiamare amore?”

“Quanto dici, in molti casi è la realtà. Nella maggioranza l’uomo è adulatore perché ha un fine ed uno solo. Averti per una notte o due, e poi buttarti e sparire al più presto. Non è quanto avviene a te?”

“Bravo, Finalmente ho trovato un uomo onesto. Mi piaci. Penso che se ti fermi qui un po` potremo essere più che solo amici.”

Quelle furono le nostre prime confessioni. Sapevo per esperienza che in amore prima di tutto bisogna essere onesti e dire quanto si pensa. Comunicare è l’essenza e l’inizio nell’entrare in quel mondo in cui, più tardi, la comunicazione dei nostri io avverrà con spontaneità lasciando tempo all’altro di comprendere ed apprezzare quale siano i nostri sentimenti di vero amore ed il desiderio di essere assieme.

~ * ~     » 

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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