Belle come allora – Ballata del Bush Australiano – The Akubra Hat

The old Akubra hat

Scritto da © Carlo Gabbi – Dom, 15/03/2015 – 03:01

Il vecchio (cappello) Akubra

CONCLUDO QUESTA MIA CARELLATA POETICA CON UNA BALLATA DDL BUSH AUSTRALIANO, E DI COME VENNI A PARLARE DEL MIO VECCHIO CAPPELLO AKUBRA.

Nel nostro viaggio siamo giunti al limite della frontiera, dove ancora la civilizzazione odierna non è ancora conosciuta. L’ultima località oltre duecento Chilometri da dove ci troviamo ora, aveva un nome che non lascia nulla all’immaginazione, “Come by Change” ossia “Arrivati per sbaglio.” Questo era il nome che vedemmo scritto su una delle tre case del luogo, nel quale vi era pure l’ufficio postale, e la bottega che vendeva il poco, lasciato da quello sgangherato automezzo, che ogni tre settimane passa di qui, lasciando la posta e quelle poche provvigioni. In questi posti, ancor oggi non esiste la  luce elettrica, l’acqua è pompata da quello scarno pozzo artesiano al di sotto, da pale arrugginite, azionate dal vento, sopra un altrettanto arrugginito traliccio in ferro, mentre la carne che servirà allo stufato giornaliero sta accora seccando al sole, tagliata a fette larghe  e ben assettata sui fili di ferro spinato che protegge le case dai dingos, (cani non domesticati e famelici) che di notte vagano cercando una preda che li possa sfamare.

Ora siamo giunti a Lighting Ridge. (Lampi sulle rocce.) La temperatura qui, per buona parte dell’anno è costantemente sopra i 50 Celsius, e oggi non lo è di meno. In questo luogo vive un gruppo di disperati, provenienti da tutti i ceti umani, che cercano ricchezza. I più fortunati, nel passato hanno trovato alcuni degli opali più perfetti e puri, neri in colore e con vene di luce incredibile, che al guardarli irradiano all’intorno, il più smagliante blu, di cieli sereni, accompagnati da vene smeraldine come le acque dei mari. Valgano una fortuna sui mercati, ma sono delicati e vanno scavati a colpi di piccone, nel sottoterra a loro allocato, e dove quella gente vive pure, per sopravvivere a quel calore infernale. Al di sopra di quei giacimenti, vere tane di lupi solitari, scaricano i resti degli scavi in grande disordine, e abbandonati in quel modo appaiano poi all’occhio di chi arriva, quello spettacolo di crateri lunari, immersi in quella silenziosa solitudine.

Questo è l’ultimo luogo abitato. È l’immaginario confine del mondo conosciuto e della vastità dell’ignoto che esiste aldilà di qui. È il deserto, uno dei più aridi su questo nostro pianeta, e che ancor oggi uccide l’incauto viandante che osa attraversarlo. Basta un nonnulla, il proprio mezzo meccanizzato in panne, o la ricerca di acqua, o di quella Goanna, (Lucertolone), che ora se ne sta al sole, attraverso la strada di terra battuta (possono raggiungere i 2 metri di lunghezza)  che ben può divenire pasto, cucinata  sopra le braci del bivacco.

Sono in questi luoghi, nel vero Bush Australiano, che è sempre in uso il vecchio Akubra, il tipico cappello a larghe tese, che ha una tradizione centenaria e che è di mille usi, sia nell’abbeverare il proprio cavallo con l’acqua raccolta in un “Billabong” (Stagno d’acqua) e così pure usato nell’avere una fresca doccia. È il cappello che dura una vita intera, e che è l’instancabile amico e compagno di avventure, oppure il silenzioso “Mate” (amico) per chi usa lavorare all’aperto. Quanto vi presento è la ballata dell’Akubra hat.         

THE OLD AKUBRA HAT

È il mio vecchio Akubra,

naturalmente a larghe tese

ben capace e tien lontano

il torrido sole dell’Outback.

Sta sempre sulla mia testa,

(sebben oggi appaia alquanto usato,)

pure alla sera,

allorché torniamo dalla “Farm”.

Il mio Akubra è di certo un caro amico

Siamo inseparabili da oltre cinquant’anni,

e instancabili nei nostro peregrinare,

sapeste quante cose vedemmo assieme!

Si sa bene che ora quel povero feltro

soffre per l’usura…

ma anche se vecchio

mi è pur sempre compagno e dà riparo.

Come tutti i vecchi Akubra

E` bisunto e ha scure chiazze di sudore.

Vi è pure un largo buco, vestigia del passato.

Si sa che è vecchio, ma io lo sono pure,

abbiamo tali e tante cose che possiam narrare

viste assieme nel “bush”

cavalcando su un cammello.

Cacciammo assieme grossi Kangaroos,

cercammo opali,

e corremmo sulle piste lasciateci

da indomiti Dinosours.

Ora entrambi siamo a riposo

Ma pur sempre inseparabili “Mates”

purtroppo…

qualcuno mi ha perfino chiesto di buttarlo!

Ma no! Come potrei?

Mai e poi mai lo cambierò!

Come si può dar via colui

Che ti fu compagno di una vita intera?

Outback= terra di nessuno

Akubra = tipico cappello Australiano

Bush     = Il tipico paese all’interno

Farm     = Proprietà terriera

Dinosours = Dinosauri 

Mates  = Amici per la pelle

» 

My Akubra Hat

My old Akubra

is an old brimmed hat

which well knows how to keep

the torrid outback sun away

I’m still wearing it

over my head,

even if is now well wore off,

at my return from the farm.

This old Akubra has become my best friend

and we r’ together for the past fifty years

and seen around

memorable things.

Certainly, my hat

suffer now from old age…

still is my best of friends protecting well!

As all the old Akubra’s

looks greasy with stained patches

and present a large hole,

memory of old times.

I know is old, but so am I!

Living in the bush

we saw many things together

while running on camel back.

We hunted kangaroos

And fossicked for opals

As well we ran over dinosaurs’ spoors.

Today we have retired

but still we’re the best old mates!

Someone suggested me

to get rid of it.

‘No way’ I said,

‘how could I

separate from  

the companion of my entire life?

  • 1040 letture

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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