Outback Australia – Part 3

The Never-never Land

Parte 3

Esistevano in me poche necessità in quel semplice vivere. I miei desideri si erano affinati, adottando le frugalità di un eremita. Sicché era ben poco di cui abbisognavo, e il tutto era disseminato attorno a me. Era il dono che ricevevo riconoscente dalla natura provvidenziale che mi circondava. Pescavo, cacciavo, leggevo, ma ancor più avevo tempo di sognare. Mi sentivo più che mai libero ora… e avevo pure molto tempo per far quei sogni che da sempre avevo voluto sognare…

Questo fu il modo che aprì uno spiraglio sulla finestra del mio futuro. Questo era l’unico modo capace di permettermi di scaricare dal deserto della mia vita quell’enorme fardello di dolori, che ben sentivo, ed erano più grandi di me. Era l’unico modo che mi aiutò a rinsavire. Era il modo per dar sepoltura al passato.

All’orizzonte vedevo ora spuntare una tenue luce. Era l’inizio della speranza vitale che cercavo, che volevo.  Era la fiducia nascente e incominciai a plasmare le basi del domani, con progetti semplici, ma che sapevo erano possibili e realizzabili.

Non so esattamente quanto vissi in quel luogo. Ero incurante del valore del tempo o di cosa succedesse nel mondo che era per me ora null’altro che un  passato remoto.

Vivevo studiando la natura che mi circondava e aspettavo che essa m’indicasse la via della mia nuova vita. Ogni giorno imparai di più da lei, osservando, studiando quelle cose vicino a me, e giorno dopo giorno, imparai le leggi fondamentali di come sopravvivere.

~*~

Per ore stavo disteso sulla sabbia infuocata del deserto che mi circondava, e godevo nella quiete apparente che era all’intorno e che sentivo invitante. Silenziosamente osservavo la magnificenza di quel nulla selvaggio. Ne gioivo, sentendomi vivo e parte di quella vasta immensità che mi attorniava. Ero pure cosciente dei mille pericoli esistenti, ma poi? Sapevo pure il valore di vivere per me stesso, in quel luogo primitivo, che era il riflesso del paesaggio Australiano.

In quell’immobilità e silenzio troppe volte ebbi l’impressione di essere l’unico essere vivente in quel luogo, ma non lo ero. Coabitavo con quei pochi animali selvatici, e vedevo la loro costrizione a ridimensionare le loro vite pur di vedere sorgere un altro domani sopra quel terreno impervio, in quel clima torrido, e in quella quasi completa mancanza d’acqua. Fu allora che sentii in me il bisogno di credere in Dio Creatore. Incominciai a pregarlo chiedendo il coraggio, la forza di poter sopravvivere un altro giorno in quelle condizioni impossibili.

Imparai molto. Cose piccine e minute, che la paziente natura m’insegnava. Sentii Il tempo scorrere lentamente, ma pur sempre continuo nello scandir delle ore di un ipotetico orologio, che in quei luoghi aveva perso tutti i valori perché qui non esistevano più le impellenti necessità imposte dalla civiltà umana.  Mi adattai al nuovo ritmo di vita, dimenticando l’urgente premura del vivere. Fu per me una rivelazione comprendendo quanto questo modo di vita fosse la più veritiera.

Avevo imparato che concentrandomi potevo rivedere e correggere gli sbagli nel mio passato. Questo fu pure il modo di comprendere i misteri di quell’esistenza primordiale, dove solamente chi è forte può vivere. Imparai questo dagli animali selvaggi che vivevano vicino a me, e con loro accettai le semplici regole di quel vivere dettate dalla natura che mi circondava. E imparai a credere nei segreti della natura, segreti che facevano parte della vita di avventurieri o di quelle semplici creature che osavano vivere nell’assoluta desolazione desertica.

Furono quelle semplici regole che mi aiutarono nel tempo a ricuperare la calma interiore dell’animo, e che presto divennero imperative sulla mia vita, nel considerare e studiare le possibilità che avrebbero aperto il mio prossimo futuro.

~*~

Part 4

Out of the Beaten Truck –

Vita nell’Outback Australiano

Vita nell’”Outback” Australiano

PARTE QUATTRO

Durante quei mesi di solitudine compresi come la regione del Kimberley era il luogo migliore nel mondo per aiutarmi a ritornare me stesso. Sto` parlando dell’immensità di quella terra che attraversa il Nord dell’Australia, che inizia nel Kimberley, sulle sponde dell’Oceano Indiano in Western Australia, e termina a Capo York sull’Oceano Pacifico nel Queensland.

Questo territorio è remoto e isolato, e può creare illusioni a coloro che mai hanno vissuto in questa terra. L’immensa vastità è senza fine, e mirando lo sguardo nel cielo al di sopra, si nota unicamente una linea ininterrotta che inizia nel cielo blu che si trova al di sopra e che si allunga sino a raggiungere l’infinito, che è pure lo stesso color blue, formando a quella estremità null’altro che un indistinto punto piccino. E` una continua ininterrotta linea, la sposa indiscussa del cielo con l’indistinta terra lontana.

Fu in questo completo isolamento, dove ammirai luoghi che visti dall’alto offrivano panorami affascinanti, e ai miei occhi erano l’indisturbata rappresentazione dell’essenza del creato, immutati sino a oggi nella loro bellezza e stato primordiale. Erano ancora come il Creatore li aveva ideati al tempo della creazione, magicamente immutati, indisturbati dalla corruzione umana, e dobbiamo un grazie per questo, al completo isolamento durante il lento trascorrere dei millenni.

Sto` parlando di quell’immensa estensione di territorio che all’occhio appariva infinito. E’ immenso come può essere attraversare l’Europa partendo dal Portogallo sino a raggiungere la Turchia, unicamente che quaggiù vive un esiguo numero di abitanti. Forse qualche migliaio di locali Aborigeni che hanno vissuto qui da sempre, sin dal tempo remoto della creazione.

E` in questa immensità che nel passato furono creati, immensi National Park per preservare la vita di rare specie di animali e di piante dall’estinzione. Inoltre questi immensi National Park offrono la rara opportunità di gioire delle molte bellezze naturali ai pochi avventurosi e bravi d’animo, che hanno l’ardire di avventurarsi lungo quelle quasi inaccessibili piste. Posso garantirvi che i rischi affrontati valgano pur la pena, e alla fine sono ben ripagati dall’incomparabile bellezza che si offre al visitatore. A parer mio può essere unicamente uguagliato dalle bellezze offerte nel declamato Giardino dell’Eden. Sono certo che tali ricordi rimarranno per sempre nella memoria di quei pochi e per sempre, coloro, che ebbero l’ardire di avventurarsi tra quei rovini.

Fu là nel Kimberley, dove mi sentii richiamato verso la spiritualità che avevo smarrito tra la corruzione di vita esistente nella giungla d’asfalto delle città.

Fu in quell’immenso e magnifico spazio terrestre che ritrovai me stesso e, quei tenui legami, che mi univano nuovamente alla Creazione primordiale dell’Universo. Fu in quel modo che la mia fede ritornò e nuovamente credere in Dio Onnipotente. Era in quell’onnisciente selvaggia bellezza in fronte a me che vidi la chiara evidenza dell’Onnipotente. Esisteva in fronte a me la bellezza del creato. Mi sentivo testimonio di quel miracolo, La Sua capacità come Creatore si apriva come un libro innanzi a me, giorno dopo giorno e, io ammiravo le inuguagliabili meraviglie del luogo in cui mi trovavo, per poi, poco oltre, potevo ammirare altre meraviglie, più grandi e magnifiche. Era una continua Rapsodia delle bellezze del creato che mi lasciavano con il fiato sospeso e mi sentivo tramortito dall’incomparabile grandezza, che solo la natura può offrire.

Quelle terre alluvionali in fronte a me, montagne, gole, fiumi, erano immutate sin dal tempo della creazione, che non furono mai corrotti dalla cupidigia umana. Tutto era rimasto intatto e incontaminato sin da giorno lontano, sin da quando la vita nacque su questo pianeta.

In fronte a me esisteva immutata la terra come lo era nel tempo preistorico che vide vagare indisturbati i dinosauri nell’immensità di queste pianure, e che lasciarono l’indistruttibile evidenza per la posterità dei tempi passati. E` l’evidenza rimasta impressa per sempre nella creta di allora, milioni d’anni fa e poi pietrificata. Tutt’oggi sono ancora visibili su quelle piane le loro impronte lasciate dalle zampe, che si rincorrono lungo rocce e sabbie ardenti, e che oggi sono l’evidente testimonianza della vita che esisteva in queste pianure trecento milioni orsono.

Disperse lungo quelle ripide scarpate rocciose vi sono pure numerose caverne. Queste furono casa a quei primitivi aborigeni che vissero quassù, nel Kimberley, o nelle vicinanze, subito dopo la scomparsa dei dinosauri. Anch’essi vissero qui decine di migliaia di ani fa, erano ieri come lo sono oggi, esseri primitivi che vagavano in questo territorio, sin dal principio in cui l’umanità incominciò a esistere, e hanno pure loro lasciato a noi l’evidenza tangibile di quell’era e della loro vita primitiva, del modo in cui cacciavano goannas e Kankaroos, o di come usavano pescare barramundis lungo le rive dei fiumi o nei billabongs (stagni) vicini.

Sono trascorsi migliaia e migliaia di anni da quei giorni lontani, ma incredibilmente i discendenti di quei primi abitanti, praticano ancora la stessa arte, sia nel pescare che nel cacciare, ereditata dai loro lontani predecessori. L’aborigeno odierno, quassù, nel Kimberley, usa lo stesso stile di vita che molto bene è venuto a noi, riprodotto in quei disegni graffiati sui muri di roccia, nelle caverne che allora furono le loro abitazioni.

Attraversando questa regione le strade sono inesistenti. Esistono unicamente marchi poco profondi lasciati tra gli sterpi da quei pochi mezzi a quattro ruote motrici, che raramente vagano in questi luoghi. Ma quelle linee poco profonde nelle sabbie rossastre sono lì a indicare la via, che si attorciglia tra l’intricata vegetazione di cespugli, rocce, e che proseguono più giù verso l’immensità dei deserti che si trovano in un piano sottostante e che raramente vede alcune gocce di pioggia.

Ma questo isolamento ha pure una vitale importanza nel preservare le rare specie di vita che esistono solo in questo luogo, e dove la flora indisturbata può vivere e fiorire tuttora, preservata dall’indiscriminata distruzione umana. Solo in questo continua quiete questi fiori selvatici, possono fiorire in posti reclusi, e preservati dalla distruzione.

In questo luogo che è ineguagliato per la sua purezza di preservazione, ho conosciuto esperienze emozionanti, che durante quei mesi di solitudine mi aiutarono a riguadagnare il piacere di vivere, che avevo perduto durante il precedente periodo di vita difficile.

E` solo attraverso il conoscere questi segreti della natura, che ho ammirato lassù, nel Kimberley, che ho potuto trovare aiuto al mio spirito afflitto, imparando a meditare, e potei rinsavire e a essere saggio.

Published by carlogabbiwriter

Italian born, and living in Australia. I'm writing for the past 15 years in both Italian and English language. I pubblished my first book in USA and it's available with Amazon. I also wrote several long stories which are grouped under the name "A song of Love" and several other works available in my blog in Rosso Venexiano.

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