Un Miracolo nel Deserto Australiano – Parte 3

Parte tre

 

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Erano quegli stessi solchi, profondi e tracciati nel rosso del deserto, brullo tutto all’intorno. Ora quei letti sono ripieni, straripanti, sorpassando gli argini antichi e straripano, allagando terre nuove che si trovano sulla via di discesa delle acque, e così assettate di acqua, assorbendole sino a divenire acquitrini prima di lasciare le nuove acque discendere più in basso.

E` questo il modo in cui ebbe inizio il miracolo. Si sa` bene che acqua è il sinonimo di vita. Sicché all’intorno tutto ben presto divenne più sorridente e pronto a creare una nuova vita. I semi di arbusti, erbe, fiori selvatici, che erano stati trasportati dai venti passati, e che, durante lunghi decenni erano rimasti dormenti in quelle terre arroventate avevano potuto germogliare. Per primi nacquero giardini stupendi di magnifici fiori selvaggi che presentavano una pura ed immaginabile bellezza. Ma a questi primi prodigi della natura si susseguirono all’intorno la nascita di erbe, più robuste, ed ancora arbusti, che costeggiano le rive delle acque scorrenti.

Enormi burramandis, pesci locali che furono strappati dall’alluvione dalle acque dei billabongs (Stagni) in cui vivevano nel nord, ora si trovano sparsi in quell’immenso acquitrino che si trovano all’intorno nella pianura sabbiosa. Così pure questi pesci stanno emigrando, sospinti dalle acque che scendono verso luoghi più bassi verso il sud. Alcuni di loro vengono nuovamente imprigionati tra le basse acque melmose, ma la maggioranza continua la sua via, peregrinando per ancora altre centinaia di chilometri, lontani da quei luoghi nei quali erano originalmente cresciuti. Alcuni di questi esemplari erano di oltre un metro di lunghezza. Ora questi barramandi stanno germinando una nuova generazione in queste acque scorrenti, riproducendosi in grande quantità e sono importanti alla vita nascente in queste acque correnti verso il sud.

Così pure lungo questo scorrere delle acque ha richiamato animali selvatici che che hanno avuto modo di accrescersi nei nuovi pascoli che si sono andati creando nella grande pianura che prima era desertica, ed ora è fonte della loro esistenza.

Uccelli hanno pure seguito le acque apportando il loro contributo alla nuova vita del luogo, nidificando tra i freschi cespugli da poco cresciuti e nutrendosi con gli aromatici pollini dei fiori che ricoprono le rive delle acque.

Più verso sud, sulle acque che stanno ingrossando il Lake Eyre, sono arrivate nuove colonie di gabbiani e pellicani che ed in un periodo alquanto breve hanno raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 60,000 e che si trovano ammassati entro un ristretto perimetro. Tutto all’intorno una nuova vita è iniziata. Sorvolando al di sopra di questa immensa area si notano mandrie di bufali che pascolano all’intorno. Vi sono pure mandrie di cavalli selvatici, cammelli, kangaroos, ed un’altra immensità di animali erbivori lungo quella fascia verde che ora si distende dalle coste nord a quelle sud nell’interno del territorio Australiano

Lake Eyre è ora affollato dall’immensità di Pellicani, anitre selvatiche, cigni neri, gabbiani, e molte altre specie di uccelli, che sono stati catalogati. All’incirca una sessantina di razze diverse, fanno parte di questa cosmopolita` di volatili che ora albergano dignitosamente attorno alle acque tranquille del lago dando vita a quello che è ora IL MIRACOLO NEL DESERTO AUSTRALIANO.

 

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Le acque alluvionali del Queensland hanno ridestato la vita dal momento in cui incominciarono ad affluire nel bacino del Lake Eyre. Se veramente queste acque in arrivo siano bastanti a riempire l’enorme grandezza del lago non è ancora conosciuto. E` solo raramente che acque alluvionali formatesi anche in tale immensa quantità possono sopravvivere durante tutto il lungo percorso.

Nella maggioranza dei casi, le acque alluvionali annuali, che riescono ad alimentare i i letti secchi dei fiumi Diamantina, Georgina, e gli altri corsi fluviali dell’entroterra, hanno una vita breve. Si prosciugano durante il lungo tragitto, le acque vengono assorbite dalle secche sabbie, molto prima che queste possano giungere in vista di Lake Eyre.

Le acque alluvionali che si raccolgono durante gli anni normali, hanno solamente la capacità di raggiungere a malapena metà dell’intero percorso.

Ma negli ultimi due anni vi è stata una grande differenza. L’ammontare delle acque alluvionali fu tale, di essere capace, dopo un innumerevole quantità di anni di siccità, di sospingersi con maggior forza lungo i letti fluviali che si trovano nel basso Sud. Erano di tali  proporzioni a causa dei ripetuti diluvi avvenuti al Nord, e così furono capaci di trovare la forza per essere sospinte sino a raggiungere il bacino del lago. Sono ora lunghi mesi e a volte occorrono tre anni da quando è iniziata la ininterrotta alimentazione. L’ammontare delle acque che sono entrate è immensa, ma pure lo è la vasta area del bacino che si estende sopra una superfice di oltre novemila chilometri quadrati e che ha come base di sopporto quella spessa superfice di sale. E` risaputo che il sinonimo di acqua è null’altro che vita. Sicché il continuo affluire delle acque è della massima importanza per iniziare prima, e poi essere capace a mantenere la vita agli eserciti di uccelli, pesci, ed invertebrati che sin da quei primi giorni li ha visti in continuo accrescersi, e lo vedremo ancor più col giungere di nuove acque.

E` risaputo che la discesa delle acque alluvionali verso il Sud, non supera la velocità di 40 chilometri per ogni giorno di cammino verso il luogo in cui si trova la finale raccolta, nel Lake Eyre.

Sono stati lunghi mesi di una continua lotta prima che queste acque incominciassero a produrre i primi passi di trasformazione dei luoghi in cui sono passate. E` stata una lotta continua e dura con il continuo intrecciarsi dei corsi d’acqua lungo quel terreno arso ed assettato che assorbiva una quantità enorme delle acque provenienti. Erano lotte continue e tenaci delle acque, capaci di rompersi in rivoli, grandi e piccoli, per poi, poco più giù, riallacciarsi nuovamente, dopo che erano state dimezzate in quantità dall’arsura del suolo. Ma fortunatamente esistevano nelle retrovie altre acque ancor più forti e combattive che si sospingevano entro quel cammino già tracciato, più facile ora, poiché all’intorno vi erano terreni meno assetati. Questo facilitò la loro capacità di avanzare in maggior quantità, formando sempre più ricchi affluenti scorrenti sulla pista desertica tracciata precedentemente. Anche questi procedevano nel rimanente lungo cammino in un continuo rompersi e raggrupparsi nuovamente in quell’innumerevole numero di rivoli. Nella parte bassa della discesa, nelle vicinanze del punto di arrivo, procurano nuovi allagamenti sopra quei punti dove le terre erano più basse e che non furono toccate prima. Anch’esse, lungo la loro corsa finale, sono state capaci di formare nuovi Billabongs.

La natura aveva iniziato il suo moto, affaccendata nel possente lavoro, durante quel continuo zigzagare delle mille ramificazioni dei corsi d’acqua. Hanno così reso possibile a quell’immensa area di essere bagnata, e pronta a produrre il miracolo del risorgere ad una nuova vita. E così fu l’inizio. Vi furono i primi punti verdi che contrastavano tra le rosse sabbie desertiche. Incominciò lo spargersi all’intorno di nuove vegetazioni di nuove erbe, fiori selvatici, cespugli.

 

 

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