Nell’Outback Australiano – The Never- Never Land -Parte 5

 

Parte 5

 

 

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Fu unicamente nel cercare la mia perduta spiritualità che potei ottenere la calma del mio animo. Il meditare abbisogna di silenzio e quiete, richiede una vita eremita e così scelsi di vivere lontano da tutti i rumori della civiltà`, in quel mondo semplice che mi attorniava.

Abbandonai le usuali strade maestre nel mio viaggiare per essere lontano dalla corrotta civilizzazione, e in quel modo raramente incrociai altri esseri umani. Quei pochi che trovai sul mio cammino erano unicamente aborigeni locali. Mai ho disdegnavo quelli, poiché non disturbavano la mia vita eremita e quella spirituale. Sentivo di essere accettato dalla loro semplice vita, la quale correva in molti modi simili alla mia. Devo pure ringraziarli perché fu da loro che ebbi modo di imparare l’arte del sopravvivere in quell’infinita solitudine. Da loro imparai come cacciare, come pescare, con il solo aiuto di quella lunga lancia di legno. M’insegnarono come cucinare goannas, serpenti, e quei grossi barramundi, tra le ceneri calde dei fuochi. Il loro modo di vivere era primitivo, usato da loro da sempre, generazione dopo generazione per migliaia di anni, e tramandato a loro da chi visse prima in questi luoghi. Il loro modo di vivere è l’unico che garantisca tutt’oggi di sopravvivere in questa immensità del “Bush” Australiano.

Viaggiai durante la stagione secca autunnale, lasciando dietro di me quei luoghi abitati da molti turisti rumorosi, che si accalcano lungo tutta la fascia costiera e che trovai troppo affollati. Viaggiavo lungo strade secondarie “Out from the beaten Truck”, create su terra battuta, con un   traffico minimo e quasi sconosciute, che corrono in lunghe tortuose piste che si trovano sulla via che da Brisbane conduce a Broome, in Western Australia.

A volte quelle piste solcavano le sabbie rosse dell’interno, ma poi erano capaci di condurmi a scoprire luoghi sereni, risplendenti, colorati, con forti tonalità delle loro verdi pasture, procreate da inaspettate acque correnti, a volte tagliate tra ripidi precipizi, ridenti con le loro troneggianti palme. Vedevo quelle gole profonde, scavate tra le rocce dal millenario scroscio delle acque che lasciarono il marchio dell’indomita usura del tempo. La`, tra quelle gole, riecheggiavano le grida stridule dei waterbirds provenienti dai nidi che avevano eretto tra gli arbusti contorti che fiancheggiavano le acque, e nelle loro alte note proclamavano di essere i padroni del luogo e poter quindi disturbare la quiete locale.

Attraversai diversi National Park che si trovavano sul confine Nord-Ovest del Queensland, talmente inaccessibili, con aspetto selvaggio e primitivo ed in quel modo erano la garanzia voluta per preservare la vita primordiale, rimasta immutata dal passato. E` conosciuto che ben pochi sono coloro che arrischiano d’inerpicarsi entro quegli scoscesi canaloni, attraversati in rovinose, strette e tortuose piste. Ma chi ardì furono pur sempre ricompensati qualora raggiungessero luoghi dai quali si apriva una vista immensa e meravigliosa.

Arrivai in posti reclusi, con grotte conosciute da pochi, che ancora preservavano sulle loro pareti quell’arte primitiva aborigena. E molte volte, inaspettatamente, mi ritrovavo in andrii nascosti alla vista dove esisteva la frescura di piscine naturali aventi profonde acque smeraldine, create da rocciose dighe naturali, zampillanti con acque cascanti. Quello era null’altro che il capolavoro d’innumerevoli secoli di lavorio della natura paziente e che ora è divenuto il regno capace a dar vita a centinaia di graziosi pappagalli variopinti, uccelli predatori, oppure i Woodlands, uccelli di bosco, che usano nidificare lungo le rive delle acque.

In altre aree che si trovano nell’interno desertico, che incrocia l’angolo Ovest del Queensland, trovai luoghi, dove ci si può avventurare lungo letti dissecati di fiumi preistorici, che contengono gemme semi-preziose. Fu qui che ebbi piacere nel raccogliere quelle gemme grezze, che poi, dopo essere state ben tagliate e levigate, appaiano magnifiche, è danno piacere a essere conservate.

Nelle mie ricerche di fossili mi avventurai in luoghi perduti entro valli senza nome e che non appaiano sulle mappe del luogo. Sono dimenticate e si trovavano all’incrociarsi di letti di fiumi rinsecchiti dai millenni di continua aridità, ma che all’origine della creazione erano fluenti con ricche acque che scorrevano verso la parte centrale del continente Australiano. Fu in questi luoghi sperduti che vidi alcune delle migliori caverne dolomitiche, sia per grandezza che per estensione.

 

 

 

Alla fine giunsi su quella parte alta, che si trova sopra la costa del Queensland, oltrepassando la città di Cooktown. E` qui, dove esiste l’ingresso alla magnitudine delle gloriose foreste tropicali.

Capii subito che questo era il luogo che mentalmente agognavo, e che da sempre era miraggio nell’intimo del mio subcosciente. Era qui che alla fine fui ripagato dalle sofferenze del mio lungo girovagare nella ricerca di me stesso.

Inaspettatamente ero disceso nella più bella cattedrale che essere umano fosse mai stato capace di creare, ma che la natura presentava innanzi ai mie occhi increduli. Vedevo innalzarsi in fronte a me alberi secolari, che si inerpicavano alti e dritti come colonne maestose di quella cattedrale della natura e, capaci di sopportare la spessa coltre di vegetazione che crescendo sulle alte cime dei tronchi, formavano le navate naturali della mitica cattedrale. Era quiete e un relativo silenzio tutto all’intorno creando la giusta mitica atmosfera che invitava alla preghiera. Si vedevano luci smorzate dalla folta vegetazione che raggiungevano la pavimentazione di quel luogo sacro in tenui tremolii e sfumature di colori sbiaditi sopra quello strato di foglie umide e profumate dai muschi che ricoprivano il nudo suolo. Questo era il possente lavoro creato dalla natura e che invocava a venerare il potere del Dio Creatore. Quello era il luogo che avevo sempre visto nei miei sogni, il luogo di raccoglimento e di preghiera, nella quale poter dire a Lui quanto mi sentissi umile al Suo cospetto.

Era qui, in questa calma assoluta, in quel relativo silenzio della natura stessa che potei udire nel sottofondo di quelle navate naturali, melodiosi canti di uccelli, che nelle mie orecchie si trasformavano in suoni armoniosi, e si sprigionavano all’intorno come solo i suoni di un melodioso organo possono propagarsi soavi nelle chiese. Erano suoni che salivano al cielo come sacri inni, sussurrati attraverso quelle navate immense della vera cattedrale di Dio.

Tutto questo il completamento in me del misticismo che avevo cercato nei lunghi mesi di peregrinare all’intorno, ma che raramente trovai nel passato trovai, qual ora mi genuflettevo sopra i banchi di una chiesa alla ricerca del mio Dio. Mai mi sentii come in quel luogo, quella naturale Cattedrale creata dalla natura, mai lo fu prima di allora nemmeno il giorno in cui entrai nel tempio maggiore della Cristianità ed eretto per beatificare il nome di Dio, parlo ora della Cattedrale di San Pietro che si trova in Roma.

Fu solamente qui, che per incanto mi trovai al diretto cospetto di Dio il Creatore. Lo riconobbi, e umilmente m’inginocchiai sul pavimento umido della foresta, e mi sentii di fronte alla magnitudine del suo Potere Divino. Così umilmente innalzai la mia umile preghiera di ringraziamento verso Lui.

~*~

FINE

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