I Found my Way _ Italian Version – Part 3

 

Found my Way Parte tre

 

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“Ho bisogno di aiuto, Dott. Donalson. Non provo alcun piacere qualora sono assieme ad un uomo, anzi, sento solo avversione verso tutti gli uomini.” Dissi al mio Dottore Psichiatra alla mia prima visita.

“Manuelle, ti posso aiutare, ma innanzi tutto bisogna che tu mi parli di te stessa cosi che possa capire quali sono le ragioni di questa avversione.”

Dopo alcune sessioni preliminari e poiché era pure un ipno-terapista mi fece cadere in trance ed in quel modo poté analizzare il mio pensiero mentre inconsciamente gli rivelai quanto era racchiuso nella profondità del mio animo. Poi mi associò in un gruppo di pazienti e, sotto la sua supervisione, il dottore ci chiedeva di narrare apertamente agli altri presenti quali fossero i problemi che ci affliggevano.

Dott. Donalson disse che in quel modo il nostro ego sarebbe stimolato a creare in noi la necessaria confidenza verso il mondo esterno, quelli con cui siamo a contatto per lavoro, studi etc., tutti coloro con cui condividiamo giornalmente la vita.

Fu durante una di queste riunioni che conobbi Mark. Con lui vi fu un istintivo affiatamento, e fu sin dall’inizio, dopo che le sessioni col Dott. Donalson erano finite, incominciammo ad andare assieme in un bar vicino alla clinica, dove si beveva una buona tazza di caffè e ci scambiavamo apertamente le nostre idee. Fu durante quei pomeriggi che ebbe inizio la nostra amicizia, e allo stesso modo aiutò entrambi a dimenticare i problemi del nostro passato liberandoci da quei demoni che erano dentro noi.

Con l’aumentare della nostra amicizia, Frank divenne il mio migliore amico. Era il primo uomo nella mia vita e, con lui avevo l’ardire di parlare di me stessa. Confidavamo l’un l’altro cose amichevoli e mai durante quel periodo iniziale fummo tentati di parlare di cose sessuali. Ripensandoci ora, e ne sono sicura mai ne parlammo di cose sessuali, forse il motivo era dovuto alla sua timidezza, che senz’altro riflettevano pure la mancanza di desiderio sessuale.

Per me invece le cose lavoravano in un modo alquanto diverso e trovai che l’essere assieme a lui aveva la buona ragione di vittoria poiché sentivo di aver raggiunto finalmente lo scopo prefissomi di aver finalmente un compagno fedele che appartenesse al sesso maschile. Inoltre vi era pure il conforto di sentirlo ripetermi che lui poteva comprendere i miei affanni e desiderava esaudire i miei desideri.

Mesi passarono da allora e la nostra amicizia divenne sempre più solida e l’essere assieme divenne importante per noi, dopo una particolare sera che ancora ricordo molto bene.

Come di consueto eravamo seduti al tavolo del bar, con la nostra buona tazza di caffè di fronte a noi, quando ad un tratto Frank mi disse, “Ho ricevuto due biglietti per una buona rappresentazione teatrale. Avresti piacere di venire assieme a me a quello spettacolo?”

La sua voce, nel pormi quell’invito, era molto gentile e lessi pure nei suoi occhi la speranza che io accettassi.

“Grazie Mark. Ho giusto letto oggi la critica di quel dramma di Miller e penso che valga la pena di vederlo. Ti ringrazio per aver pensato di invitarmi.”

All’uscita dal teatro alla fine di quel dramma, Frank mi invitò a cena in un ristorante intimo che si trovava nelle vicinanze del teatro. Fu in quel luogo che ci indulgemmo a celebrare la nostra buona amicizia sorseggiando un’ottima bottiglia di Shiraz.

Dopo cena mi offerse di accompagnarmi a casa e così passeggiammo lentamente, mano-nella-mano, attraverso quei giardini pubblici comunali che si trovavano lungo il nostro cammino. Fu tutto l’insieme di cose che erano avvenute durante quelle ore assieme che mi fece sentire totalmente trasformata e nacque in me il desiderio di protrarre la nostra compagnia, sicché, quando giungemmo di fronte al mio appartamento gli chiesi, “Che ne pensi di una buona tazza di caffè, Mark? Ho un nuovo CD di Mozart, la quarta sinfonia, penso che sarà piacevole ascoltare quella musica assieme.”

Era un sabato notte e si aveva in fronte a noi una domenica priva di impegni, sicché decidemmo di stare assieme durante quelle lunghe ore notturne.

Quello fu l’inizio di qualcosa molto più intimo di quanto lo fosse stato prima nella nostra usuale amicizia, ma mai vi fu un aperto corteggiamento da parte di Mark. Ripeto, mai, durante quelle ore trascorse assieme, pronunciò una parola di amore e di passione per me. Forse mi aspettavo una declamazione d’amore nel modo usuale che si sente sullo schermo di un teatro allorquando si vede un buon film. Lui non disse una sola parola. Non so nemmeno se ascoltasse quelle note di Mozart che echeggiavano attorno a noi. Frank sembrava che avesse perso l’uso della parola. Ci tenevamo unicamente per mano, e lo fu per un tempo alquanto lungo. Ammetto che lo scambio di calore che veniva trasmesso da l’uno all’altro mi procurava un tremore piacevole. Ma analizzando tutto questo oggi, con più freddezza, dopo che sono passati alcuni anni da allora sono capace di comprendere cosa sia l’amore. Posso paragonare quei nostri primi momenti assieme, come l’essere immersi in acqua tiepida, la quale certamente è incapace ad accendere il fuoco necessario per far scaturire la passione che deve esistere tra due persone che si amano. Quello forse fu uno lo sbaglio iniziale, poiché mancavamo del primordiale concetto di che cosa fosse veramente l’amarsi e cademmo nelle sbaglio di credere che quel tiepido scambio di calore umano tra noi fosse il massimo di quanto tra due persone si può creare.

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