I Found my Way – Versione Italiana – Parte 2

 PARTE DUE

 

 

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Quando finii le scuole superiori, me ne andai da casa, e dividevo un piccolo appartamento con Lucy, la quale era sempre stata la mia migliore amica, l’unica che poteva comprendermi.

Fu durante quell’ultimo anno scolastico che sentii l’avversione delle altre ragazze verso di me. Realizzai presto che non ero come loro, quella ragazza spensierata e leggera come lo erano la maggioranza di loro. Sicché fui tenuta in disparte da loro, ed io me stavo volentieri distaccata mantenendo così la mia vita privata. All’inizio di quell’anno rifiutai gli inviti di partecipare a quelle feste dove ragazzi e ragazze si ragruppono nel desiderio di mescolare i loro corpi in quell’unica attività sessuale, che era poi null’altro che lo scopo della loro vita. Ma per me al pensiero di aver sesso in quel modo meschino mi ripugnava, ed ancor più, mi faceva venire la nausea. Come poteva una tale unione dei corpi di sesso diverso procurar loro piacere? Ricordavo, dopo la mia esperienza sessuale, quale fosse il dolore fisico, l’umiliazione spirituale e quella sensazione di essere divenuta una ragazza di quattro soldi additata da tutti.

Quello era il ricordo in me, non di piacere di certo. Come umanamente potevo descrivere quanto provai quella notte nel sentire mio padre gridarmi selvaggiamente, “Ti insegno tutto ora…” Provai un tale schifo, un abbietto fisico disgusto, ma non basta, sentivo inoltre quel bruciore lancinante all’interno di me.

Quelli erano i pensieri in me per quelle feste, sebbene queste erano capaci di rendere felici i miei coetanei della stessa classe. Li sentivo lodare il piacere dell’alcol che veniva profuso a piene mani, entro grossi bicchieri.

Rivivevo il passato mentre nell’aria vagava quel dolce-acro odore dell’alcol, che ormai aveva ragiunto il punto di fermentazione nel loro alito, che si mescolava allintorno attraverso il respiro di quei giovani, intenti in quella danza, che li legava corpo a corpo, mentre con apparente piacere si accarezzavano a vicenda i loro genitali.

Era quel pensiero che mi galoppava all’intorno, richiamando in me il ricordo di lui, mio padre, ubriaco, violento, carnefice, che aveva rubato la mia giovinezza.

Poiché non ero partecipe alle feste organizzate dai miei compagni di scuola, ben presto mi allontanarono con sarcasmo dalla loro vita, e ancor più mi bollarono, spargendo la voce in giro che io ero una ragazza frigida.

Li udii molte volte mormorare dietro delle mie spalle, mentre si prendevano gioco di me, dicendo che ero troppo snob per far parte del loro club. Poi alla fine, con scherno ridacchiavano di me, ben sapendo che li sentivo. Quello fu il modo in cui vollero punirmi apertamente, facendomi sentire diminuita di fronte al loro cospetto.

Lucy in quei giorni rimase l’unica amica che era cosciente del mio dolore. Sentivo che rispettava i sentimenti che venivano dal mio animo. Mai mi importunò col chiedermi quali fossero i miei problemi che mi causavano tale tensione.

Mi chiesi mille volte cosa mai quella gente si aspettava da me? Voleva che me ne andassi in giro a raccontare la meschinità di mio padre e del modo in cui mi ridusse succube al suo volere maniaco e incestuoso?

***

 

 

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