AVVENNE ATTORNO IL GOLFO DEL MESSICO – Versione Italiana – Parte 6

Attorno il Golfo del Messico – Versione Italiana – Parte sesta

 

 

 

 

 

March 2016 110.JPGSi era esausti dalle fatiche ma giubilanti per aver raggiunto la nostra destinazione. Era una incredibile sensazione il sapere di essere il primo straniero a mettere piede su quel luogo sacro per i Maya, una città di tale magnitudine e abbandonata da lunghi secoli dai suoi abitanti.

Pensavo all’enorme fatica per la costruzione di quel luogo, considerando l’estremo calore e umidità a questa latitudine. Lavorare in quelle terribili condizioni climatiche deve essere stato estenuante.

La città si estendeva sopra una larga area ma noi, dal luogo in cui eravamo accampati, potevamo vedere unicamente una minima parte, essendo la nostra vista oscurata dalla rigogliosa crescita della foresta, che durante i secoli, si era impadronita della stessa citta`, oltre il perimetro delle vecchie mura, chiudendola in uno stretto nodo di fitta vegetazione.

Gli alberi erano giganteschi innalzandosi oltre una trentina di metri, e il fogliame talmente fitto che creava una semi oscurità alla base. Le radici di quei Figtrees scendevano dalla metà del tronco come mostruosi tentacoli, che poi alla base, scorrevano lungo la china della collina, impossessandosi dei vecchi canali di drenaggio che portavano l’acqua in vasche sotterranee.

Il punto del nostro bivacco si trovava approssimativamente al centro della città ed era ombreggiato dalla piramide. Da qui si poteva notare nella distanza, rovine di monumenti di una certa consistenza, che apparivano fossero stati distrutti dal fuoco, propagatosi nella città dopo l’abbandono. Quei ruderi, prima dell’abbandono, furono ricoperti con terriccio, questa era una vecchia tradizione Maya, per tenere racchiusi in essi gli spiriti dei loro avi, sicché rimanessero, dopo l’abbandono a proteggere il luogo, dalle divinità maligne.

La piramide troneggiava immensa, salendo dal suolo in sette alti scalini, nelle consuetudini Maya, e alla sommità si trovava eretto un ampio tempio.

Era da presupporre, considerando la mole di questa costruzione, che la piramide fosse stata costruita per preservare i resti mortali di regnanti della citta`. Attorno alla base della piramide si notavano alcune sculture, rovesciate sopra il suolo, assieme a macerie varie, terriccio e arbusti, che nel lungo tempo aveva semisepolti oggetti di valore inestimabile.

La totale negligenza assieme ad un’oppressiva immobilità creava Il senso di abbandono. Nonostante questa completa decadenza ebbi ugualmente l’impressione che il nostro futuro lavoro ci avrebbe donato una piacevole ricompensa.

La nostra prima necessità era di trovare il luogo adatto dove poter erigere il nostro accampamento che avesse nelle vicinanze una abbondante raccolta d’acqua, indispensabile alla nostra vita quotidiana.

Come primo lavoro, dopo una dovuta ricognizione, fu una pianta del luogo che ci avrebbe permesso di organizzare con un certo criterio la priorità di lavori futuri.

Trovammo sin dall’inizio che la nostra nuova vita alla Città del Sole, era interessante e eccitante. Mi proponevo, non appena si fosse propriamente organizzati, di iniziare al più presto i nostri lavori di ricerca usando i nostri accompagnatori Maya, per l’arduo lavoro degli scavi.

 

~*~

 

Erano passati due anni dal giorno del nostro arrivo alla Città del Sole. Da allora si aveva progredito molto nelle nostre ricerche, ma ugualmente si aveva solamente scalfito la superficie dalle possibilità offertaci delle immense ricchezze di valore storico e archeologico dei nostri ritrovamenti.

Era stato costruito un villaggio che poteva accomodare un riguardevole gruppo di ricercatori. Si era ora una sessantina di persone, con un solido gruppo di studenti inviati dal governo Messicano, come parte della loro cooperazione nelle ricerche. Questi giovani lavoravano sotto la supervisione del Dottor Velasquez, che li aveva suddivisi in gruppi assegnandoli in diversi luoghi di scavo tra i monumenti di maggior importanza della città.

Durante questo lavoro erano venuti alla luce ritrovamenti di valore storico dei Maya riguardante un planetario usato per le ricerche astronomiche, nello studio dei movimenti del sole e delle stelle. Questo planetario aveva un soffitto arcuato con diverse feritoie sulle pareti che permettevano di studiare il movimento delle stelle durante le lunghe notti estive. Con buona conoscenza astronomica i Maya avevano allineato l’osservatorio sulla direzione che segue il sole nel tramonto durante la stagione estiva.

Le pareti dell’osservatorio erano adornate con affreschi, che rappresentavano la vita dei regnanti.

In buon stato di preservazione vi era un particolare ritratto di un giovane re seduto su il suo trono che aveva la forma di una doppia testa di Jaguar, immagine del suo potere, nel mentre riceveva le offerte dai suoi sudditi. Trovai come questa immagine presentava similarità a murali appartenenti alla civilizzazione Egizia. Tali similarità facevano intravvedere la possibilità di quanto ci fu detto durante l’apparizione di Lord Pascal che ci rivelò come diverse civilizzazioni di quei tempi passati fossero nate al tempo che la Città di Atlantide, fu sommersa nelle profondità degli oceani. Era la città che Lord Pascal diceva di provenire, e che noi udimmo dal sovrano quella rivelazione, per merito dei poteri magici del nostro Vecchio Sacerdote, che aveva convocato il suo spirito innanzi a noi.

In altri scavi furono trovati utensili domestici di varia natura, usati nella vita quotidiana dei Maya. Questi oggetti, una volta raccolti, erano debitamente catalogati e riposti sopra appositi scaffali, in un capannone che era stato costruito per tale ragione.

Maria ed io si dedicava il nostro tempo di ricerca su quanto apparteneva alla piramide, e il nostro lavoro di ricerca era stato fruttuoso ripagandoci con piacevoli sorprese. Si era giunti alla conclusione che questo monumento era stato eretto come mausoleo e tomba del Re, Lord Pascal, Il capostipite dei regnanti della Città del Sole. Nel Tempio vi erano diversi murali che evidenziavano la potenza e l’opulenza accumulata nei vari secoli di potere dei sovrani.

Il Tempio stesso si trovava sulla sommità della piramide, e appariva dedicato a Lord Pascal. Le pareti erano debitamente intonacati, e presentavano affreschi in semplici colori, bianchi, ocra e neri, che davano vita a graziosi ritratti di vita campestre e scene di caccia dei signori locali.

Sulla parete diametralmente opposta gli affreschi rappresentavano invece un porto che si trovava a una certa distanza dalle mura della città. In essi si notavano diverse grandi barche ancorate al molo, mentre la moltitudine della gente ritratta era affaccendata in vari lavori. Molto probabilmente il luogo rappresentato era null’altro quello che noi si aveva chiamato “L’Isola dei Pescatori” unicamente poche miglia lontano dalla città stessa e, questo luogo appariva essere in quei tempi, un nodo importante per gli affari della città, indispensabile a mantenere i contatti con il resto del mondo conosciuto allora.

Era la gente rappresentata sui murali quella popolazione che proveniva da Atlantide stessa? Oppure erano mercanti che venivano per scambi commerciali nella città?

Erano unicamente supposizioni, ma questo è sempre stato il modo degli archeologi per valutare i ritrovamenti, presumerli come prima cosa, sino al giorno che si troveranno le evidenze necessarie.

Il pavimento del tempio era ricoperto con pietre ben levigate che finivano verso il centro entro un largo pezzo monolitico, ben cesellato che presentava bassi rilievi in complesse immagini sacre del serpente, mitica figura della loro religione, e la raffigurazione maggiore era il tramontare del sole al di sopra della città, figura alquanto rappresentativa che presubilmente aveva dato il nome alla città.

Certamente questo era il messaggio volutamente lasciato dai Maya alla posterità, per gente come noi, approdati centinaia di secoli più tardi e ansiosi di svelare i segreti lasciataci da loro. Forse quel loro messaggio era stato imposto dalle loro divinità.

Ci trovavamo quindi con innumerevoli domande e ben poche risposte, ma quello era appunto il pungolo che ci spronava giorno dopo giorno a perseverare nelle ricerche e nelle mille nuove congetture. Era quanto mi stavo arrovellando nel cercare di scoprire questo messaggio che l’artista aveva lasciato per me, nel basso rilievo scolpito su quella pietra monolitica del pavimento del tempio.

Certamente la piramide era stata costruita con una ben voluta ragione, ed era naturale credere che all’interno di essa esistesse una larga camera interna, per custodire i segreti della città, ma sino ad ora, dopo due lunghi anni di paziente ricerca non ero riuscito a svelare dove fosse la possibile entrata, comunicante con l’interno.

Avrebbe dovuto esistere una entrata comunicante con l’esterno, ma dove fosse era alquanto inspiegabile e introvabile alle mie scrupolose ricerche. Dovevo trovare l’entrata che mi avrebbe condotto a questo luogo. Solamente in quel modo sarebbe possibile trovare i segreti della vita e dell’opulenza di quei sovrani e rivelazioni con la visione dei numerosi manoscritti che speravo fossero sepolti negli archivi cittadini rinchiusi al centro della piramide. Così pure speravo che quello fosse il luogo dove erano custodite le fortune accumulate durante i secoli di splendore e commercio di quei lontani condottieri.

Oppure era questa piramide stata eretta unicamente come tomba per il fondatore di questo luogo?

Il nostro era un lavoro snervante. Quante volte, con pure l’aiuto di Maria avevo ispezionato ogni possibile pietra di questa immensa piramide, nel tentativo di trovare prove che avessero rivelato un passaggio nascosto che conducesse a un corridoio collegato all’interno. Avrebbe dovuto esistere in qualche luogo. Era impossibile credere che avessero sperperato tanto lavoro e ricchezze nel costruire la piramide. unicamente per piazzare alla sommità un tempio. Era impossibile credere che questa fosse l’unica possibilità, il volere dei Maya per manifestare ai posteri la loro gloria unicamente costruendo un tempio votivo?

Nel mio pensiero avrebbe dovuto essere molto più di tutto ciò.

 

~*~

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