IL VIOLINO – Edizione Italiana – Parte 3

Parte 3

 

 

 

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Dopo le note finali del violino, i patroni stavano ora uscendo dal locale ed io mi sentivo fiducioso che il mio uomo sarebbe apparso ben presto. Avevo deciso di attenderlo lì e di assaporare la mia birra in qualsiasi modo le cose fossero andate.

Dietro di me echeggiarono passi pesanti che smuovevano la ghiaia del selciato con uno scricchiolio rumoroso. Poi il tutto cessò. Ebbi allora la sensazione che qualcuno, nella semioscurità mi stava scrutando, forse un attimo d’indecisione dovuto a una momentanea titubanza, mentre lo sconosciuto cercava di essere certo di chi io fossi. Poi dalla penombra dei vicini cespugli mi apparve l’indimenticabile struttura di quell’uomo quasi gigantesco, che ben ricordavo da quella serata in Balatan. Era senz’altro la persona desiderata, vidi che alla mano appariva qualcosa a me famigliare, la ben nota ombra di un violino.

Indubbiamente era lui, il mio violinista, colui che da oltre una settimana speravo di trovare.

Senza dir nulla, il mio uomo si diresse verso il mio tavolo e si sedette in fronte a me, fece un cenno al cameriere che stava passandoci vicino, e ordinò birra per entrambi.

Notai come il suo viso fosse ora smunto e affaticato. Era evidentemente febbricitante. Quanto, nel giro di pochi giorni, quell’uomo aveva mutato dall’arrogante e vigoroso personaggio che avevo conosciuto allora. Il suo sguardo era spento e aveva perso quella forza aquilina che era in lui ben delineata. Allo scambiarci di una stretta di mano la trovai incerta e tremante.

“La voglio ringraziare per la sua generosità” disse. “E` giunta l’ora per me di contraccambiare. Penso pure abbi il dovere di rivelare chi veramente sono e quale sia la mia vita attuale. Se le interessa, stasera possiamo avere una lunga conversazione, come si usa tra amici, perciò niente musica stasera.”

Dalla sua mano spuntarono alcuni forints, rimastegli da quelli che gli avevo dato alcune sere prima, per la sua virtuosa esibizione, e con quelli pagò le birre che il cameriere aveva portato.

“Voglio congratularmi con lei e devo riconoscere che è un violinista di talento.” Gli dissi.

“Il talento è null’altro che il frutto di un continuo esercizio, per colui che vuole raggiungere la perfezione nel suonare. Tecnica, pratica e dedizione sono null’altro che le basi del successo, per ogni musicista che miri a raggiungere la fama e la perfezione. Non esiste altra via, ma purtroppo non sono molti preparati a seguire questa vita di sacrifici, sebbene conoscano questa necessità.”

Sospirò brevemente prima di rivolgermi una domanda, “Mi dica, sono certo che pure lei sia un musicista ma quale strumento suona?”

“Suno unicamente per diletto. Di professione sono un liutaio, e per questa ragione suono il violino, unicamente come dilettante. Inoltre sono un critico musicale e scrivo articoli in merito.”

“Ora comprendo la ragione per cui lei non sia posseduto dai demoni. Per me la musica è un eterno tormento, ma è pure l’unica ragione di vivere. I demoni della musica costantemente mi affliggono e mi costringono a creare tutte le possibili variazioni che si possono ottenere con ogni singola nota, sino al raggiungimento della totale perfezione del suono. Penso che queste variazioni musicali siano importanti e diano la possibilità di creare tutte le possibili sfumature del suono musicale e quindi raggiungere la vera creazione del suono. Anche quei timbri minori delle note hanno per me il massimo valore per raggiungere la perfezione. Sono ossessionato dal desiderio di creare la più completa armonia del suono. Nel vivere ho bisogno di essere attorniato dalla completezza sonora. Senza di essa, per me, nulla può esistere. Sarei allora attorniato da una silenziosa monotonia e mai potrei accettare il completo silenzio musicale che trionfi sopra di me. Questo stato di cose distruggerebbe il piacere della vita, quando è attorniata da gentili note musicali.”

Sentivo il mio musicista parlare spassionatamente esprimendo il suo modo di pensare sulla musica e intuivo pure che lo faceva perché sapeva che io potevo comprendere il suo pensiero.

Egli era ora soprappensiero, mentre sorseggiava l sua birra. Era alla ricerca del suo io spirituale. Poi, dopo una breve pausa continuò, “Sento che sto giungendo al limite della mia vita terrena, la fine si avvicina rapidamente, ma ciò non mi rattrista e non lascerò alcun rimpianto dietro alle mie spalle. Ho dedicato completamente ogni attimo di essa alla musica che sempre ha colmato desideri e passioni che io possa aver bramato.”

Sospirò con rammarico, bevve nuovamente un lungo sorso di birra, per poi forbire con la manica la schiuma rimastegli sui folti baffi, alla fine riprese nuovamente il tono solenne del narratore.

“Si sarà certamente chiesto per ora, il perché io non abbia mai cercato la gloria in teatri internazionali, esibendomi in concerti. Certamente in quel modo avrei raggiunto la celebrità. Non è così facile poter spiegare quanto intrigante sempre sia stato per me questo cruciale dilemma. Sono perfezionista ed è imperativo per me l’essere capace di produrre con il mio violino anche la più insignificante nota.

Ascoltavo con interesse quanto il mio violinista stava dicendo, mentre allo stesso tempo studiavo il suo violino che era posato sul tavolo. Lo apprezzavo come quel conoscitore liutaio che era in me, certo quel Guarnieri era un magnifico strumento.

“Desidero farle sapere che il suo violino è uno tra i più rari. Nel suo genere è unico e il suo valore è inestimabile. Fu creato dal Guarnieri all’apice della sua carriera di liutaio. E` uno dei pochi che può creare un suono pieno e rotondeggiante, capace di sprigionare le note in modo molto armonioso. Lo sa che il suo violino è simile per caratteristiche a quello posseduto da Paganini?”

“Per me, questo violino è l’unica ragione di vita. Ha pure un grande valore sentimentale, lo ricevetti come regalo da mio padre il giorno che nacqui. Creda, non esiste denaro al mondo che possa comprarlo. Mai, potrei separami da lui.”

“Comprendo quale possa essere il grande valore sentimentale per lei. Non avrei mai l’ardire di fare un’offerta per il suo violino. Quanto le dissi è unicamente la mia ammirazione per tale pregiato liuto.”

A questo punto il mio violinista stava riponendo con grande cura l’istrumento entro la sua vecchia custodia, ripetendo tra sé, “Non più musica stasera…”

Poi rivolgendosi a me.  “Mi disse che lei è pure scrittore. Forse allora le può interessare la storia della mia vita. Un giorno potrebbe ricavare uno spunto in un suo racconto. Durante tutti gli anni della mia esistenza mai ho parlato di me con alcun essere mortale. Ho sempre custodito gelosamente i fatti inerenti alla mia famiglia. Lo faccio ora perché so che la mia fine è prossima. Quanto le andrò a narrare fa parte non solo di me, ma è pure la storia del mio violino che nel passato ha dettato giorni di ansia e di lotta.

 

 

 

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