Introduzione a “It Happen Around the Gulf of Mexico

Introduzione al racconto

It Happen Around the Gulf of Mexico

 

 

 

 

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Quella lunga e stretta striscia di terra che incomincia al confine tra Messico e il Guatemala e che, si prolunga sino a congiungersi con il Sud America, oltre 1500 anni or sono, faceva parte del regno Maya, che a quei tempi, aveva raggiunto l’apice dello splendore, nelle loro conoscenze delle scienze e matematica ed erano quanto di meglio fosse mai esistito prima di allora, in quelle parti dell’America.

Le loro attività commerciali con paesi limitrofi avevano pure raggiunto l’apice e carovane di mercanti si snodavano tra le lunghe piste di terra battuta capaci di attraversare le dense foreste tropicali. Allora, come oggi pure avviene, il clima tropicale del luogo, favorisce una rapida crescita della vegetazione, che se non è tenuta a bada costantemente, in breve tempo, seppellisce e nasconde tutto il faticoso lavoro umano compiuto precedentemente.  I Maya quindi dovevano costantemente avere una schiera di schiavi in un arduo lavoro per combattere contro la rapida crescita della jungla.

Ci è lasciato detto che i Maya, in quei tempi lontani, in quei luoghi che ora sono sepolti sotto la vegetazione tropicale, avevano costruito città, forse ugualmente grandi e potenti, come lo furono Chchen Itza e Palenche, con piramidi e templi, che forse rivaleggiavano per grandezza e ingegneria, con il meglio della Civilizzazione Maya che oggi è di nostra conoscenza.

Vagando in quelle zone sconfinanti con le foreste del Guatemala, esistono tuttora villaggi popolati dai diretti discendenti dei Maya, che preservano le loro umili abitazioni nel modo in cui erano costruiti allora, e hanno scuole nelle quali si insegna il loro dialetto, e sono mantenute vive le tradizioni del passato e dove esiste il potere di Sacerdoti che sono a conoscenza delle leggi sacre del popolo Maya.

E` in questo secretivo mondo, che il passato è ancora di guida al suo popolo e dove le leggende del passato sopravvivono ancora, tramandate a viva voce da chi fa parte del loro culto, i discendenti dei Sacerdoti d’allora, e dove il passato è mantenuto unito al presente con i tradizionali riti e manipolazioni tramandati e insegnati da padre a figlio oppure madre figlia.

Per poi colui che è interessato in archeologia, viene a conoscenza, sebbene troppo raramente, di ritrovamenti Maya di un certo valore archeologico, che vengono additati al pubblico con brevi pennellate riassuntive, di dove e come fu possibile trovare quel tale oggetto, in quella vasta e intricata foresta tropicale. questo luogo d’intricata foresta, non permette vere spedizioni archeologiche, sono unicamente cose fugaci, che avvengono per caso, mentre in volo al di sopra della foresta in cerca di minerali o petrolio, e inavvertitamente si sono inceppati in alcuni oggetti del passato di discendenza Maya.

Questi fattori sono stati presi in considerazione nella parte fittizia della mia storia, che vi porta all’interno della foresta, assistito da un sacerdote Maya, il quale provvede un gruppo di gente locale, come guida, alla ricerca della loro Città sepolta, che nel mio racconto indico come “Città del Sole.”

Come scrittore, mi sono preso la licenza del ritrovamento di una città Maya sepolta nella giungla, ma poi ho usato fatti reali di quanto era stato ritrovato in Palenque, nella Piramide delle Inscrizioni, che tumula il fondatore della città forse lo stesso Pakal, proveniente da Atlantide, e la scoperta della pietra sepolcrale, che a prima vista appare come la figura di un astronauta, ma che poi, solamente attraverso le mistiche visioni del Sacerdote, chiamato in aiuto, si ritrova la vera natura di essa, che rappresenta quanto ci è stato tramandato sul libro sacro “Il Popol Wuh”, cioè l’insegnamento religioso su come l’umanità venne creata dagli Dei.

Mi auguro questo mio racconto possa essere di vostro gradimento.

 

 

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