IL VIOLINO – Versione Italiana – Parte due

 

 

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PARTE DUE

 

Il violino (Parte due)

 

Il mattino seguente mi svegliai tardi e, poiché la sera precedente avevo bevuto più del solito, avevo un insopportabile dolore di testa.

Ricordai comunque di come avevo incontrato quello strano musicista e della sua divina esecuzione dei “Capricci di Paganini” e del mio desiderio di porre a lui mille domande alla fine di tal esecuzione, ma purtroppo il musicista non appena ricevuta da me la parcella stabilita, sveltamente svanì tra la calca e i rumori della taverna.

Pensai laconicamente: “Ritornerò nuovamente alla taverna stasera, certamente lo troverò lì a suonare.”

Quella fu la ragione che all’imbrunire ritornai a Balatan. Quando giunsi alla taverna, chiesi del violinista. Mi risposero che era abitudine di quei suonatori girovaghi di intrattenere i commensali del locale per breve tempo e poi si dileguavano. “Vengono, suonano alcuni pezzi e poi, non appena hanno racimolato quattro spiccioli, se ne vanno in un altro locale, sino al tempo di chiusura.”  Quella fu la laconica risposta che ottenni in diversi luoghi, dove chiesi di lui.

Dissero che era una regola stabilitasi da lungo tempo, sicché nessuno teneva conto dei diversi suonatori che si alternavano nella serata. Nessun poté rispondere alle mie domande così dopo un paio di ore di ricerche inutili, stanco e disilluso, mestamente feci ritorno a Budapest.

Ugualmente non avevo gettato la speranza nella buona sorte, sapendo che in fronte a me vi erano ancora diverse serate prima del mio ritorno a Cremona. Desideravo incontrarlo nuovamente per soddisfare la mia mal celata curiosità, e pensavo alle virtuose capacità del violinista, tali da essere state ottenute in lunghi anni di addestramento in un conservatorio musicale, e in più, la sua musica era messa in rilievo dall’eccellenza del suo pregiato Guarnieri.

Avrei mai trovato quel girovago prima di ritornare a casa? Ero presago delle mille difficoltà, e che unicamente con molta fortuna avrei incrociato quell’uomo misterioso e capace. Era avvolto dal mistero e mi chiedevo il perché della sua vita girovaga e trasandata che mi davano ragione di pensare alla sua vita strana, poiché avevo intravvisto in lui vestigie signorili e forse anche aristocratiche e, ripensandoci, lui conosceva bene quale fosse il valore monetario del suo violino, ma nonostante tutti gli stenti del suo vivere, non sembrava interessato dal denaro. Forse lui possedeva per il suo violino un amore morboso e sentimentale.

I giorni trascorrevano veloci, e la mia partenza era imminente, e mi rendevo conto che le mie ricerche erano come “Trovare un ago in un pagliaio”, cioè quasi impossibili.

Ero giunto alla mia penultima sera in quella magnifica città e da lontano ammiravo il rispecchiarsi delle sue luci lungo tutto il percorso del Danubio, uno spettacolo maestoso e lussureggiante. I miei affari erano stati buoni, ma in quel momento non avevo la più pallida idea quando sarei ritornato in quella città. Era un addio malinconico, e lo era ancor più perché mai avrei ricevuto le confidenze da parte del mio violinista. “Peccato!” mi dissi. “Sento che in lui sono nascosti molti misteri. Purtroppo mai verrò a conoscerli.”

 

~*~

 

Sopra pensiero stavo attraversando la Piazza del Duomo, e sugli scalini in fronte al portale vidi un gruppo indistinto di suonatori che arpeggiavano i loro strumenti, mentre contemporaneamente sospingevano, col piede un piattello, verso i rari passanti notturni, chiedendo in quel modo l’elemosina. Poteva uno di quelli essere l’uomo che da lungo tempo stavo cercando?

Scrutai i visi di quei barboni, ma dovetti rassegnarmi all’evidenza, e con malumore lasciai cadere alcune monete ai loro piedi.

Poi, sentii le note di un violino giungere a me da lontano. Erano indistinte e mescolate ad altri rumori notturni assieme agli stridii di un tram che si muoveva nella lontananza. Ebbi intuizioni, il cuore accelerò il battito. Erano quelle note reali di un violino o era unicamente un sogno dalla mia fantasia?

Diedi ascolto al mio subcosciente che m’imponeva di muovermi in quella direzione. Forse non molto lontano avrei trovato l’inaspettato e, preso dall’eccitamento, segui la musica che diveniva sempre più impellente, ordinandomi, “… segui i tuoi istinti, non ti puoi sbagliare…”

Sveltii il mio passo, quasi correvo, alla fine ansimante giunsi a un cortile che si trovava nel retro di un ristorante lussuoso. Ero stremato, e mi lasciai cadere a un tavolo all’aperto e al giungere di un premuroso cameriere ordinai un largo bicchiere di birra. Lui gentilmente mi disse che sebbene l’ora di chiusura era imminente sarei potuto starmene in pace, seduti lì e quanto a lungo volessi per assaporare la mia birra.

Dall’interno giungevano le note finali di un Walzer, Il Danubio Blu, e riconobbi il suono rotondeggiante dell’inconfondibile Guarnieri.

 

~*~

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