IL VIOLINO (Parte 1 aggiunta) Versione Italiana

Parte aggintiva

Dopo quel primo girovagare tra i tavoli, riscaldando in quel modo gli ascoltatori con la musica richiesta, il nostro musicante ritornò sul podio. Fece nuovamente un classico inchino, dopo di che, con fare imperioso, chiese l’attenzione del pubblico, declamando nell’usuale alto tono di voce, “Sono propenso ad offrire il mio servizio di musicista a colui che sia ben capace di fare un’offerta appropriata in denaro, anche se questa possa essere negoziabile. Chiedetemi, come grande virtuoso che sono, di presentare quella sonata che pensate sia tra le più difficili ed anche la meno conosciuta, ed io son certo di poterla suonare, ben sì intende, al prezzo che stipuleremo.”

Vi furono diverse offerte che lui rifiutò per il fatto che la loro offerta era troppo misera in denaro oppure non fosse all’altezza della bravura di un musicante della sua taglia.

Poi stanco di quell’inutile mercanteggiare, si rivolse a me, declamando in quel suo tono baritonale: “A lei signore che sembra una persona con un acume affinato e che al mio parere sembra pure un buon conoscitore di musica. Dica caro signore, il nome di quel pezzo musicale che pensi sia il più difficile nell’esecuzione e dica pure quanto è propenso a mettere sul piatto, per il privilegio di sentirmi suonare tale pezzo musicale.”

Fui sovrappensiero per alcuni secondi, poi dissi, “…Eeemmm, certo mi piacerebbe udire I Capricci di Paganini…”

Sapevo di quanto questo sia uno dei più ardui pezzi musicali per violino e che molti musicisti si rifiutano di presentare nel loro programma perché è talmente difficile da eseguire, sicché ben pochi virtuosi violinisti rischiano di eseguire. Pensavo in quel modo di aver scoraggiato il mio musicista.

Trovai invece quant’egli fosse temerario e presuntuoso della propria bravura. Si inchinò verso di me dicendomi, “Finalmente in fronte a noi abbiamo un vero conoscitore di musica. E` ragione di gioia per noi tutti, quindi invito voi presenti a brindare alla sua grande erudizione musicale. Ma poi, dica pure, quale è la sua offerta per il privilegio di udire tale suonata?”

“Sono diecimila forints una somma accettabile?” Gli risposi.

Consideravo quella come un’offerta generosa. Ma il solista se ne stette grave e pensieroso per un tempo imprecisato. Poi farfugliò, “Diecimila? Ha lei veramente solo offerto diecimila forints?”

Compresi di quanto si sentisse offeso per l’offerta. Pensava che per così poco denaro fosse denigrante per lui accettare l’offerta e di esibirsi in quella astrusa suonata per violino. Vidi il disdegno dipinto sul suo viso per la mia misera offerta, ma allo stesso tempo capii la sua necessità per quel denaro. Era evidentemente combattuto in ciò e notai la palese lotta e di quanto stava attraversando il suo pensiero.

Non mi rispose direttamente. Poi, con disdegno si girò con la schiena verso di me, ripagandomi in quel modo per l’oltraggio che gli avevo inflitto. Si concentrò brevemente per far scaturire dalla memoria quelle note ben poco usate, poi, alzando il violino alla spalla, con l’archetto, incominciò a trasse magiche note melodiose, note che possibilmente non aveva suonato da lungo tempo. Ugualmente fu una esecuzione musicale perfetta che solo ben pochi celebri musicisti possono produrre.

Subito riconobbi in lui un virtuoso. I miei pensieri rivangarono in tempi passati. Ritornò così vivida la visione di molti anni indietro, quando partecipai ad un importante concerto. Fu quello il tempo che udii per la prima volta la suonata di Paganini, I Capricci. Ero all’Opera House di Budapest, alcuni mesi prima che iniziasse la Seconda Guerra Mondiale. Ricordo che in quell’occasione si esibiva sul podio un giovane e promettente violinista, il quale appunto presentò I Capricci di Paganini e dimostrò la bravura di grande virtuoso.

Mi chiesi a quel punto “Può mai essere lui lo stesso violinista?”

Non ero certo del musicista, ma sin dalle prime note avevo riconosciuto il suono del violino. In entrambe le esecuzioni il suono proveniva indubbiamente dallo stesso strumento, capace di far sprigionare le note della suonata nella stessa inequivocabile voce.

La suonata giunse al punto finale, ed il virtuoso si avvicinò a me. Avevo pronto per lui i denari della mia offerta e ero ansioso di poter rivolgergli alcune domande per chiarire i miei dubbi che rimuginavano nella mia mente.

Quando mi fu vicino mi fece un inchino da vero professionista, completo ed elegante. Mi disse, “Mille grazie Signore. Sempre ai suoi servizi, Signore.”

Ma il suo sguardo era tutt’altro che umile. Lo vidi altero e sprezzante verso di me, e oscenamente alzo il dito medio verso l’alto, facendomi comprendere qual era il suo pensiero. Mi ripagava in quel modo il disgusto in lui, nell’averlo mortificato nell’ accettare tale miserevole parcella per la sua esibizione.

 

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