Quei giorni assieme in Java (Parte 4)

 

Parte quarta

 

Questo è come venni a conoscere Francisca. Ero arrivato al “Losari Retreat and Coffee Plantation” in un tardo pomeriggio di Settembre. Si era al finire della stagione delle piogge, durante le quali le precipitazioni giornaliere sono spettacolari. Ora, col giungere della stagione secca, si susseguivano unicamente rari acquazzoni serali che non avrebbero interferito con le mie attività diurne, durante la settimana di permanenza in quel magnifico “Resort”.

Fuori, dalle ampie finestre del soggiorno potevo ammirare l’immensa coltivazione di caffe con la piacevole vista delle piante verdi e rigogliose che facevano intravvedere i loro rossi frutti. In lontananza s’innalzava una lunga catena di montagne, con molte aventi fumaioli che sprigionavano nubi bianche che si alzavano sopra delle cime salendo verso il cielo, ed i fianchi di quei monti erano ricoperti da una folta vegetazione di un verde intenso, la quale rispecchiava la tipica regione tropicale nell’immediato entroterra.

Nella tarda sera ero seduto al bancone del Bar, avevo un aperitivo in fronte a me, nell’attesa del pranzo serale. A un tavolo della sala, poco distante, sedeva una giovane donna, vestita elegantemente, ed appariva una vera regina, ed era corteggiata apertamente da tre aitanti giovani uomini. Incredibile di quanto fossero dissimili nell’apparenza, razza e forse anche educazione. Senza dubbio uno di loro era indiano, il secondo un arabo e il terzo poteva essere sia tedesco che olandese, ma qualunque fosse la sua origine, era ben rubicondo e rosso in viso. Erano uniti da un cameratismo forzato, perché ognuno di loro battagliava con la buona ragione, nell’essere galanti e, intraprendenti, nella speranza di aggiudicarsi alla fine il posto di onore nel cuore di quella dama stupenda.

Riconobbi che ne valeva la pena perché era una donna di una bellezza non comune. Era senz’altro nativa del luogo ma nel suo vestire era molto più affine ai costumi Europei, ed era stata capace di creare per se stessa l’immagine di una dea, mettendosi in risalto come lo avrebbe fatto nel passato una sacerdotessa vestale. Infatti, anche la nuova Venere era vestita unicamente con una semplice tunica semitrasparente, ben attillata, capace di mettere in risalto le dolci curve del suo corpo.

Dopo quella svelta ispezione iniziale mi sentii ancor più incuriosito di lei. Ero desideroso di approfondire le mie ricerche della sua bellezza ed iniziai così una minuziosa ispezione delle sue grazie, sia quelle evidenti come pure quelle seminascoste dalla trasparenza della sua tunica.

Giunsi alla mia prima conclusione che la Venere in disguisa agiva come un’attrice nata, desiderosa di attrarre su di sé l’ammirazione di coloro che le erano vicini, specialmente mirava ai molti visitatori stranieri che formavano il nucleo maggiore in questo luogo elegante. Poi pensai che la maliarda, astutamente e con malizia, aveva rinunciato di indossare un reggipetto, con l’evidente risultato che ora i suoi turgidi capezzoli cercavano di perforare il leggero tessuto, per poter apparire al di là della leggera stoffa. Aveva capelli neri, tagliati corti e lisci sopra la nuca. Pensai che avesse creato questo stile di capigliatura con una buona ragione, perché in quel modo coraggiosamente contrastava con le altre donne locali che si trovavano in quella sala e che per i doveri imposti loro portavano chiome lunghe e ben lisce. I sopraccigli della sconosciuta erano ben curate ed arcuate, aveva occhi grandi ed ardenti, brillanti di luce propria, profonda e scura. Mi piacquero le sue labbra carnose, ben modellate, che prendevano forma e rilievo con l’astuto tocco di un Rosetto glossy, che le si addicevano, creando in lei sensazioni sconcertanti con quel forte colore violaceo che chiaramente rimarcava la sua sessualità ribelle.

La tunica attillata, come una seconda pelle naturale, metteva in risalto il suo corpo perfetto e quella bellezza era ancor più ampliata con la rivelante ampia scollatura che scendeva liberamente tra l’incavo dei suoi seni che apparivano ben modellati e di giusta proporzione, né troppo grandi o piccoli e incredibilmente eretti. La tunica aveva pure due larghi spacchi laterali che salivano inverosimilmente, lasciando libere le sue lunghe gambe, finemente affusolate.

La sua carnagione era infine stupendamente liscia, di un colore favolosamente bronzeo-ambrato che senz’altro era, a mio giudizio, null’altro che il completamento della sua bellezza femminile.

Dopo questo mio attento studio della sua femminilità non mi stupii più di tanto nel notare il modo in cui era corteggiata da quegli strani giovani seduti attorno a lei, ma posso garantire che non erano gli unici. Riceveva gli sguardi di molti altri ammiratori che dai tavoli vicini si riversavano su di lei, e chiaramente parlavano di sogni erotici e desideri carnali.

 

~ * ~

 

Fu nelle tarde ore di quella stessa sera, e dopo alcuni Wisky già bevuti, che ebbi modo di notarla nuovamente. Mi trovavo nuovamente seduto sull’alto sgabello al bancone del bar, mentre la giovane donna era seduta allo stesso tavolo di prima, assieme agli stessi tre giovanotti con cui si trovava assieme durante il pomeriggio. Quei giovanotti erano ora intossicati per il troppo bere e si arruffavano a parole, cercando di contestarsi il privilegio dell’essere il preferito dalla giovane dea. Ma differentemente lei a questo punto, dopo tutte le loro bravure, sembrava alquanto annoiata.

 

~ * ~woman-beauty-atlas-mihaela-noroc-155__880.jpg

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