Quei giorni assieme in Java (Parte 3)

Parte tre

 

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Questa terra, nella storia ha conosciuto i primi “Conqistadores” sin dai lontani tempi delle prime esplorazioni. Così nacque allora la prima colonizzazione Portoghese. Naturalmente, come tutti i colonizzatori furono crudeli, usando il loro pugno d’acciaio, verso questi popoli, rubando le loro terre, ricchezze, valori morali. Li ridussero schiavi nelle piantagioni di caffè e alberi di gomma. Mai diedero nulla ai nativi, nei lunghi secoli che seguirono. Ma come legge di natura, anche il loro dominio venne ad una fine e lo fu all’inizio della Seconda Guerra Mondiale quando questo immenso mondo cadde sotto il giogo dell’occupazione Giapponese.

Possiamo quindi affermare che mai prima questo popolo aveva conosciuto una propria indipendenza od una forma di governo democratico. Lo fu, forse più in parole che fatti, al termine di quella guerra mondiale che vide il giogo coloniale portoghese, e l’occupazione Nipponica finire. Alla fine fu creata una nuova forma elettiva, anche se palesemente mascherata dietro una forma democratica, che durante i seguenti quaranta e più anni, vide al comando di quella nuova nazione due presidenti di nomi altisonanti, Sokarno e Suharto, ex generali entrambi che seppero dominare il paese con un forte braccio di ferro. Nacque in quel modo il Regime dei Generali, i molti diretti dipendenti a quei Presidenti. Erano gli esecutori dei poteri ed ottennero completa autorità sulla giurisdizione territoriale a loro assegnata, governando in modo despota e pensando come prima cosa al proprio benessere personale. Divenne facile per loro predominare sopra l’ignoranza e la miseria della massa, ed in questo modo accumularono immense fortune ed accumularono sotto il loro nome personale un giro di affari che li tramutò nel breve tempo di anni entro i nuovi e più potenti arricchiti nel paese.

Ma naturalmente i soprusi creano pure malumori anche in una terra come questa, dove esistono molte differenze sociali e culturali. Si crearono odi, da parte del meno abbietti, verso coloro che erano al potere. E fu una cosa abbastanza facile, poiché questo è il più grande paese Islamita esistente nell’Oriente e dove ai loro molti fedeli religiosi c’è la credenza del “Jihadismo”.  Ossia lotta religiosa che attraverso i secoli ha sempre avuto un numero alto di accoliti pronti a tutto pur di raggiungere la fama di eroi. Ma quale mai è questa virtù? Si ottiene unicamente uccidendo il nemico e di morire sul campo di battaglia così da ottiene i privilegi di quel (Five Stars) paradiso lussuoso di concubine e banchetti regali.

Le moschee divennero così i luoghi comuni di indottrinazione, propaganda e fanatismo per quei facili accoliti. I militari li perseguitarono e incarcerarono quei fanatici, ma poi cosa mai successe? Questi terroristi incarcerati dalle loro celle divennero i profeti e iniziarono la loro indottrinazione sulla massa di carcerati che incominciò ad idrolizzarli aprendo così le porte a nuova violenza, fabbricando prima bombe e, poi usarle, in modo indiscriminato uccidendo centinaia di turisti che sempre si trovano dispersi attorno quelle isole che corrono da Bali alla stessa Jakarta.

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Quanto vado a narrare di seguito e la storia reale di come venni a conoscere una giovane donna, nata e crescita in questi luoghi di cui ho appena dato una descrizione. Avvenne in quei giorni passati e in breve tempo fummo molto amici.

Era la figlia di uno di quei Generali di cui vi ho parlato. Con i soldi del padre generoso aveva creato una nuova casa farmaceutica e lei, era parte co-proprietaria assieme al padre ed era lei stessa la rappresentante dei propri prodotti farmaceutici nei vicini paesi Asiatici e pure Australiani. Benché giovane seppe creare in breve tempo un piccolo impero perché lei era una donna capace ed astuta, creando così per se stessa quella vita indipendente che è negata ad una donna che vive nelle leggi del suo paese con tale religione e costumi troppo retrogradi ed esclusivi per il sesso maschile. Era una vera menefreghista dei loro costumi secolari, e si prese libertà inconcepibili nella stretta mentalità religiosa dominante, l’Islamismo.

Il ricordo di lei ritornò in me repentino, mentre rovistavo in una larga scatola di cartone, nella quale avevo seppellito vecchie fotografie ed altre cose scritte.

Tra quelle cose ritornate alla vita improvvisamente, vi erano sue fotografie ed anche una “caset” nella quale vi era registrata una nostra lunga conversazione che ben presto andrò a rivelarvi.

Non posso dirvi di quanto, nel riveder quelle foto, e nel risentire la sua voce sia ritornata in me il piacere di averla ritrovata e di sentire quell’imperioso desiderio del suo corpo flessuoso e incantevole.

Tutte queste premesse che ho scritto per voi sono state necessarie pe creare, in voi lettori, la visione del luogo e comprendere questo paese affascinante e pieno di tradizioni, bellezze e contrasti.

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