Un racconto di Rinaldo Ambrosia

IL MARATONETA

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Era uscito di casa al mattino presto, albeggiava, il cielo era terso, preannunciando una bella giornata. Aveva iniziato a fare i primi passi di corsa, un po’ incerto, con il ritmo che stentava a venire. Trascinava i muscoli freddi tra le vie deserte. Calpestava l’asfalto cercando di sincronizzare il corpo, l’andatura delle gambe e il respiro. Sentiva l’eco dei suoi passi sui muri delle abitazioni. Osservò per un istante i piedi, si alternavano regolarmente; improvvisamente il ritmo entrò in lui in modo automatico.

Ora marcava il selciato con regolarità, i suoi polmoni erano come un mantice. Sentiva il rumore del suo cuore battere con regolarità Correva via veloce, gli sembrava volare. La città era ancora immersa nel sonno.

Forzò leggermente l’andatura portandosi al suo livello abituale. Correva a polmoni pieni, avvertiva appena lo sforzo, il suo corpo si avvolgeva nel vapore acqueo dovuto alla sudorazione. Correva, correva e si sentiva libero. Libero e pago.

I suoi passi cadenzati battevano regolarmente il terreno. Gli sembrava di ripetere all’infinito quella sequenza di gesti sulla strada, come in una antica danza tribale.

Bum… bum… bum, il cuore batteva forte scandendo il ritmo: una percussione rassicurante e amica.

Aveva lasciato il manto d’asfalto dietro le ultime case e ora stava affrontando la salita della collina. Il rumore del bosco, con il suo pigro animarsi di suoni, lo assorbì. Immerso nella natura, si lasciò cullare dal battito ritmico dei suoi passi, dilatando ancor più i polmoni.

Il paesaggio vibrava con lui; si sentì invadere da una sensazione di benessere che non provava da molto tempo, qualcosa di antico, gli sembrava essere ritornato bambino.

Poi all’improvviso accadde…

La piana di Maratona si apre lì davanti a te, dietro ad essa, ormai lontano, c’è il mare. Corri, la tua tunica ondeggia al vento. Ora senti l’ansito del respiro esplodere dentro, i calzari mordere il terreno. Gli dei ti sono propizi, lo sai, lo senti. Mercurio corre dinanzi a te, aprendoti il cammino. Là, lungo il litorale, si sentono ancora le grida dei persiani feriti, caduti in battaglia. Atene ha vinto!

Corri, più veloce del vento, corri verso la città; hai già percorso numerosi stadi, ma non intravedi ancora le mura dell’Acropoli. Corri, latore del messaggio di vittoria, incurante del tempo e delle mani femminili che presto cospargeranno di unguenti il tuo corpo. Il tempo sembra immobile, il carro di fuoco è alto nel cielo; senti calarti addosso una cappa di piombo, la vista si annebbia, tutto ondeggia attorno a te. Ma corri, passo dopo passo, forzando il ritmo, sai che attendono notizie.

Adesso intravedi le mura della città. Una folla di bambini e anziani si accalca alle porte.

Ancora altri passi, ancora uno stadio, poi, finalmente potrai riposarti. Ecco… ora ci sei, vedi i volti delle persone ingrandirsi davanti a te. Alcuni guerrieri, i pochi rimasti a proteggere le mura, si fanno incontro.

Incredulo, mentre stramazzi al suolo, senti il suono della tua voce che dice:

“ Ateniesi, abbiamo vinto! Dario il grande è stato sconfitto!”

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