Un Miracolo nel Deserto Australiano – Parte uno

Un miracolo nel deserto Australiano

 

 

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PARTE 1

Ho avuto modo diverse volte di descrivere nei miei scritti quanto la vita nel continente Australiano sia piena di imprevisti e come nel giro di poche ore o alcuni giorni possono avvenire episodi apocalittici dove la vita viene spezzata facilmente dalle furie degli elementi.

La parte Nord dell’Australia e soggetta a piogge diluviali, dovute ai monsoni estivi con precipitazioni che abbastanza spesso raggiungono i cinquecento millimetri giornalieri. Oltre a questi, la stessa zona annualmente viene colpita da cicloni che si generano nelle acque degli oceani, Pacifico all’Est oppure Indiano dall’Ovest del continente che possono entrare nell’entroterra a velocità che a volte supera i 200 Km/h distruggendo ed abbattendo tutto quello che incontrano sulla loro strada, siano esse piantagioni, villaggi, o citta`, causando danni enormi, e morte di animali, domestici o selvatici. Molte volte tra le casualità si annumerano pure perdite di vite umane.

Questo finimondo, normalmente si limita alla fascia costiera, inoltrandosi non più di 2 o 300 Km dalla costa. Il perimetro costiero è normalmente consolidato con catene rocciose ed altipiani che furono, sin dal tempo della creazione, la base indiscussa del continente sin dal tempo in cui si formo`, separandosi dal suolo Africano ed incominciando a vagare tra le acque degli oceani, prima verso il Polo Sud e poi risalendo verso la parte Nord-Est del globo terrestre nella posizione che si trova tutt’oggi.

L’interno di questa terra, per centinaia di millenni fu sommersa dalle acque marine circostanti, anche se la profondità delle acque era alquanto relativa. Poi durante i millenni questo mare poco profondo, a causa di prolungate siccità, incominciò ad evaporare e nel tempo si tramutò nel pianeggiante deserto attuale che ricopre l’interno Australiano, il quale discende dal Nord del continente sino a raggiungere la costa opposta al Sud che dista oltre 3,000 Km.

E` a questa estremità che in quel lontano passato, le acque marine si erano raccolte in un immenso bacino il quale si trova attualmente a un dislivello di ben dodici metri al di sotto del livello del mare. Questo luogo venne scoperto per la prima volta nel 1840 da esploratori locali e da allora il luogo è riconosciuto sulle mappe col nome di Lake Eyre. Al tempo della prima esplorazione all’inizio fu creduto che questo luogo facesse parte di un mare interno. Trovarono invece null’altro che uno spettrale riverberante specchio di sale, il quale nei punti più profondi raggiunge lo spessore di metri 1.20 ed era parte di una piastra perfettamente levigata che si espande su un territorio di 9.000 chilometri quadrati. Questa desolazione, al di fuori del suo letto di sale, è circondata da altre centinaia di chilometri di terreno inospitale, dove raramente si trovano all’intorno pochi e rari animali selvatici, ed ancor più raramente vede vagare, tra la desolazione desertica, rinsecchiti gruppi di aborigeni, che tutt’oggi vivono in uno stato primitivo.

Anni fa ebbi modo di parlare con un amico che visse in quei luoghi per oltre otto anni. Egli faceva parte di una missione creata dal Governo Australiano con la buona intenzione di creare il primo passo nell’introdurre alla civilizzazione questi aborigeni nomadici. Ebbi modo di imparare molto dalle narrazioni del mio amico sulla vita del luogo. Tra le molte cose venni ad apprendere che durante la sua permanenza in quel campo non fu mai registrata una goccia di pioggia caduta dal cielo. Questo è per darvi una palese idea di quale possono essere le condizioni di vita a coloro che osano avventurarsi in questi luoghi.

Dagli studi eseguiti dai primi avventurieri che scoprirono Lake Eyre, credettero che il letto salato del suolo si fosse prosciugato millenni d’anni prima e che mai più il lago avrebbe avuto la possibilità di contenere acqua nel suo bacino. Solamente molti decenni più tardi, ed in altre esplorazioni, fu possibile dimostrare il contrario.

Il letto del lago, qualora è asciutto, è una levigata e ben compatta lastra di sale, e venne usata negli anni 1963-4 da Donald Campbell ed altri, come una pista da corsa. Essi attentarono qui di battere su questa pista naturale, il record di velocità su terra. Campbell fu per molti anni un pilota della Royal Air Force Inglese, ma in tempi successivi divenne un provetto pilota sia terrestre che marino, ed in quei tempi divenne celebre conquistando diversi record di velocità alla guida del suo Blubird 7, una macchina azionata da un motore a reazione e raggiunse, nei suoi tentativi, l’incredibile velocità di una media di 690 Km/hr con punte che raggiunsero i 710 Km/hr.

Ma ora veniamo ai fatti di quanto recentemente e avvenuto in questi deserti. Sono fenomeni che generalmente avvengono un paio di volte ogni secolo, subentrando condizioni climatiche speciali che possono mutare completamente lo stato di cose che ho sin qui illustrato. Sono in quei casi sparodici che è possibile la rinascita ad una incredibile nuova vita all’interno di questo deserto inospitale.

Anni or sono, leggendo sulla vita Australiana venni a conoscenza di questi fatti alquanto interessanti e presi spunto da questi fenomeni che poi li presentai nel mio romanzo, An Amazing Story, che attualmente sto traducendo nella lingua Italiana.

E` con la voce di Thomas che raccontai questa strabiliante avventura che la natura ci puo` presentare. Questa è la storia di un miracolo che si rinnova a distanza di lunghi periodi nel deserto Australiano.

Thomas, nella mia storia, è un giovane fotografo che assieme a Jolly, un aborigeno locale che è divenuta la sua guida, intendono di attraversare la solitudine desertica, e lo decisero il giorno in cui si incontrarono in un pub in Mount Isa. Ha così inizio la loro avventura che li porterà dal North del Queensland desiderosi di attraversare il continente, avente come meta il raggiungere Port Augusta, che è situata nel South Australia.

Alla partenza di quel viaggio, Thomas fu consigliato di attraversare quella parte del territorio, che si trova nel Nord, prima dell’arrivo dei monsoni estivi mettendo in evidenza il pericolo in cui sarebbe incorso. Egli tergiversò troppo a lungo, tutto preso dalle bellezze del luogo. Non volle nemmeno ascoltare la saggezza dell’amico e guida. Era troppo preso nel documentare fotograficamente ciò che di meglio offriva la località del Kimberley in cui si trovava. Si trastullava all’intorno, ammirando l’immensità del luogo e venendo a conoscere le risorse naturali che sono nascoste in questa regione. Era preso nelle sue ricerche, esplorando, e fotografando nello stesso tempo, dall’alto dei dirupi entro quei profondi Canyon che conducevano nei stretti baratri sottostanti, pieni di fresche acque che scorrevano calme e ricche di pescagioni.

Ancora una volta si rifiutò di ascoltare la voce saggia del suo amico-guida che lo premoniva dei pericoli imminenti e che sarebbero giunti entro breve tempo. E così di un tratto i giorni felici terminarono. Le prime piogge giunsero come premonizione che i monsoni estivi erano iniziati. A questi, ed in breve successione si susseguirono due terribili cicloni che provocarono immense danni all’intorno, distruggendo il tutto ed iniziando l’allagamento del territorio circostante. Ora all’intorno vi era null’altro che un immenso mare. Questa fu l’inizio della storia che feci raccontare al mio giovane fotografo, e che ben presto potrete leggere il completo racconto su questo sito di quanto scrissi allora.

Ma ora torniamo ai fatti attuali ed a quanto veramente è avvenuto in questi ultimi due anni in questa parte del territorio Australiano che ha completamente trasformato la vita del luogo e ha ridonato una immaginabile differenza di esistenza sopra una larga striscia del deserto.

Allagamenti locali sono parte del territorio Australiano. E` una amara realtà che si ripete in continuazione, anno dopo anno in qualsiasi parte dell’entroterra Australiano poiché` e` privo di un drenaggio naturale delle piogge e che possano condurre le acque nuovamente verso in mare. Le acque alluvioni nei territori al Nord, rimangono sul luogo per lunghi mesi, finche` non si ingrossino talmente, dovute a nuove piogge, e in questo modo ingrossandosi, trovano la forza di spingersi al Sud, verso il bacino del South Australia e convoglia queste acque verso il Lake Eyre, che dista migliaia di chilometri dal luogo dove le piogge sono originalmente avvenute.

Negli ultimi due anni le alluvioni nel North Queensland sono state apocalittiche. Hanno creato all’interno una distesa enorme di acque quasi stagnanti che viste dall’alto avevano le proporzioni di un mare interno. Finalmente con inumana lentezza si raccolsero entro il bacino dove da millenni esistono i letti secchi dei tre maggiori effluenti che attraversano la pianura desertica. Lentamente i loro letti, inizialmente asciutti, hanno raccolto acque bastanti ed hanno incominciano a scorrere in quel lungo, iniziando il loro cammino di migliaia di chilometri che le avrebbe condotte al Sud entro il bacino del Lake Eyre. Finalmente le acque alluvionali del Queesland, diversi mesi più tardi, da quando erano incominciate le iniziali precipitazioni, avevano incominciato ad alimentare ed a riempire l’immenso bacino salato di Lake Eyre.

Solo trasvolando al di sopra questo immenso territorio, ci si può rendere conto della vastità di territorio che è stato immerso dalle acque alluvionali. Sono ben distinti, visti dall’alto, l’innumerevole ramificazione di questi fiumi che si sono ingrossati e sono divenuti acque correnti. Erano gli stessi letti scavati tra le pietre e che erano rimasti senza vita, erano quegli stessi secchi solchi profondi tracciati in quel rosso, brullo terreno tutto all’intorno. Ma ora invece sono ripieni, straripanti sopra gli argini antichi, e sono stati capaci di allagare terre nuove e così assettate di acque che si trovavano lungo la loro discesa.

E così ebbe inizio il miracolo. All’intorno divenne ben presto tutto sorridente e pronto alla nuova vita. Semi di piante e fiori, che erano stati trasportati dai venti passati, e che, durante lunghi decenni erano rimasti dormenti tra quelle arroventate terre, avevano incominciato a germogliare. Nacquero i primi giardini di fiori selvaggi di una pura ed immensa bellezza. E questi furono i primi prodigi ad apparire all’intorno. Era l’origine del miracolo naturale. Era la rinascita della natura. E cosi`, come per i fiori, ma con molta piu` forza, seguirono a spuntare erbe robuste, cespugli, arbusti.

Quei enormi Burramundis, che prima erano contenuti in centinaia di naturali Billabongs (immensi stagni) situati nel Nord, avevano trovato la loro via di fuga con l’arrivare di quell’immensità di acque alluvionali che formavano ora un immenso lago all’intorno della pianura sabbiosa. E così pure quei pesci trovato la loro via aperta e continuarono a seguire la naturale discesa delle acque verso il Sud. Alcuni di questa magnifica schiera di pesci fuggiaschi rimasero intrappolati nelle pozzanghere, all’intorno, ma la maggioranza di questi continuarono la loro peregrinazione per centinaia di chilometri, lontano dai luoghi iniziali che vide la loro vita, Erano maestosi, nobili e dalla grandezza di un oltre un metro di lunghezza. Ora questi Burramundi hanno sparso le uova entro queste acque e stanno riproducendosi in grande quantità. Ora sono parte importante della nuova vita nelle acque fluviali.

Così pure, allo stesso modo, si è rinnovata la vita degli animali selvatici che hanno potuto accrescersi nei nuovi pascoli che si erano creati per loro all’intorno delle acque, fonte della esistenza.

E allo stesso tempo bisogna ricordare il contributo apportato alla vita locale, dall’enormità di uccelli che hanno nidificato tra i freschi cespugli e che si sono nutriti con gli aromatici pollini dei fiori che ricoprivano il luogo. Sulle sponde del lago si notarono le accresciute colonie di gabbiani e di pellicani che in un breve ciclo avevano raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 60,000 e che si trovano ammassati entro un ristretto perimetro. Tutto all’intorno era iniziata una nuova vita. Si potevano notare, sorvolando al di sopra, sempre maggiori mandrie che vive nei nuovi pascoli. Si riconoscevano mandrie di cavalli selvaggi, cammelli, kangaroos e centinaia di altri animali erbivori lungo quella fascia verde di centinaia di chilometri.

 

 

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