Uno scritto di Rinaldo Ambrosia: “CLAUDINE”

Claudine

Al bistrot, 1930-32 © Estate Brassaï

 

Era scivolato su quel frammento di storia dove i giorni scorrevano veloci come treni in corsa, mentre lui si ritrovava tra le mani brandelli di passato sfilacciati. Correvano i ricordi nell’urto delle note del pensiero. Erano immagini sincopate di lei seduta, immersa nel silenzio di quella camera, densa di odore di fumo e di moquette: calze di seta abbandonate sul pavimento, mentre le ore si frantumavano nel buio della notte. Era un tamburellare di sensazioni, immerse nelle pieghe della vita. Scorci di passione nella corsa dell’ultimo metrò, labbra e sospiri e l’ansimare di vuote esistenze. Lente salivano le scale di quell’appartamento dell’ottavo arrondissement, nel suono del potere alloggiato tra i palazzi.

Ah, la notte… lui aveva spalancato quella finestra sepolta di tessuti damascati, nel voler respirare l’aria di Parigi, che era la stessa che toccava, come un colpo di bacchetta magica, il quartiere latino, mentre la notte stemperava i loro momenti di passione.

Lei ora indossava una vestaglia di seta e fumava immobile mentre lui guardava la notte. L’odore della sua pelle, del suo profumo, era coperto dall’odore del tabacco bruciato. Le luci della metropoli erano le regine di quello spazio, un’aurora boreale riversa sulle loro essenze.

Lei si era avvicinata e le aveva fatto scivolare il braccio sul fianco. Nel cielo si vedevano le luci intermittenti di un aereo, un rimando alla sua prossima partenza, mentre una pendola di una remota camera di quell’appartamento, scandiva cinque battiti.

– Rimani ancora.

La voce di lei era un sussurro, quasi un’implorazione. Aveva gli occhi lucidi.

– Lo sai che devo andare…

Gli occhi di lui si posarono su di lei aprendosi in un tenue sorriso.

– Su… – le disse mentre le accarezzò dolcemente una spalla.

Il cielo si stava schiarendo.

C’era abbandono nei loro corpi, una resa al momento dell’istante, che scivolava via immersa in un tempo clandestino, così come le loro parole sussurrate nel silenzio di quell’appartamento che cancellava ogni dove.

Lui accese una sigaretta, e il chiarore della brace illuminò per un istante il seno di lei scoperto.

Allontanò la sigaretta e immerse la sua testa in quel biancore, lei gli accarezzò dolcemente il viso.

Poi l’uomo si allontanò verso la sedia dove giacevano i suoi vestiti. Lei, con le spalle alla finestra, osservava triste i suoi gesti.

L’uomo si avvicinò, baciò a lungo la donna, poi si diresse verso la porta. La notte si era ormai resa al mattino. E nella stanza si udì ancora il suono della sua voce.

– Claudine … e quest’ultimo richiamo attraversò la stanza, superò la donna, e si perse per sempre nel cielo di Parigi.

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