Out of the Beaten Truck – Part Two

Vita nell’Outback Australiano

 

 

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Scritto da © Carlo Gabbi – Dom, 14/10/2012 – 03:54

Vita nell’”Outback” Australiano

PARTE DUE

 

Durante quei mesi di solitudine compresi come la regione del Kimberley era il luogo migliore nel mondo per aiutarmi a ritornare me stesso. Sto` parlando dell’immensità di quella terra che attraversa il Nord dell’Australia, che inizia nel Kimberley, sulle sponde dell’Oceano Indiano in Western Australia, e termina a Capo York sull’Oceano Pacifico nel Queensland.

Questo territorio è remoto e isolato, e può creare illusioni a coloro che mai hanno vissuto in questa terra. L’immensa vastità è senza fine, e mirando lo sguardo nel cielo al di sopra, si nota unicamente una linea ininterrotta che inizia nel cielo blu che si trova al di sopra e che si allunga sino a raggiungere l’infinito, che è pure lo stesso color blue, formando a quella estremità null’altro che un indistinto punto piccino. E` una continua ininterrotta linea, la sposa indiscussa del cielo con l’indistinta terra lontana.

Fu in questo completo isolamento, dove ammirai luoghi che visti dall’alto offrivano panorami affascinanti, e ai miei occhi erano l’indisturbata rappresentazione dell’essenza del creato, immutati sino a oggi nella loro bellezza e stato primordiale. Erano ancora come il Creatore li aveva ideati al tempo della creazione, magicamente immutati, indisturbati dalla corruzione umana, e dobbiamo un grazie per questo, al completo isolamento durante il lento trascorrere dei millenni.

Sto` parlando di quell’immensa estensione di territorio che all’occhio appariva infinito. E’ immenso come può essere attraversare l’Europa partendo dal Portogallo sino a raggiungere la Turchia, unicamente che quaggiù vive un esiguo numero di abitanti. Forse qualche migliaio di locali Aborigeni che hanno vissuto qui da sempre, sin dal tempo remoto della creazione.

E` in questa immensità che nel passato furono creati, immensi National Park per preservare la vita di rare specie di animali e di piante dall’estinzione. Inoltre questi immensi National Park offrono la rara opportunità di gioire delle molte bellezze naturali ai pochi avventurosi e bravi d’animo, che hanno l’ardire di avventurarsi lungo quelle quasi inaccessibili piste. Posso garantirvi che i rischi affrontati valgano pur la pena, e alla fine sono ben ripagati dall’incomparabile bellezza che si offre al visitatore. A parer mio può essere unicamente uguagliato dalle bellezze offerte nel declamato Giardino dell’Eden. Sono certo che tali ricordi rimarranno per sempre nella memoria di quei pochi e per sempre, coloro, che ebbero l’ardire di avventurarsi tra quei rovini.

Fu là nel Kimberley, dove mi sentii richiamato verso la spiritualità che avevo smarrito tra la corruzione di vita esistente nella giungla d’asfalto delle città.

Fu in quell’immenso e magnifico spazio terrestre che ritrovai me stesso e, quei tenui legami, che mi univano nuovamente alla Creazione primordiale dell’Universo. Fu in quel modo che la mia fede ritornò e nuovamente credere in Dio Onnipotente. Era in quell’onnisciente selvaggia bellezza in fronte a me che vidi la chiara evidenza dell’Onnipotente. Esisteva in fronte a me la bellezza del creato. Mi sentivo testimonio di quel miracolo, La Sua capacità come Creatore si apriva come un libro innanzi a me, giorno dopo giorno e, io ammiravo le inuguagliabili meraviglie del luogo in cui mi trovavo, per poi, poco oltre, potevo ammirare altre meraviglie, più grandi e magnifiche. Era una continua Rapsodia delle bellezze del creato che mi lasciavano con il fiato sospeso e mi sentivo tramortito dall’incomparabile grandezza, che solo la natura può offrire.

Quelle terre alluvionali in fronte a me, montagne, gole, fiumi, erano immutate sin dal tempo della creazione, che non furono mai corrotti dalla cupidigia umana. Tutto era rimasto intatto e incontaminato sin da giorno lontano, sin da quando la vita nacque su questo pianeta.

 

 

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In fronte a me esisteva immutata la terra come lo era nel tempo preistorico che vide vagare indisturbati i dinosauri nell’immensità di queste pianure, e che lasciarono l’indistruttibile evidenza per la posterità dei tempi passati. E` l’evidenza rimasta impressa per sempre nella creta di allora, milioni d’anni fa e poi pietrificata. Tutt’oggi sono ancora visibili su quelle piane le loro impronte lasciate dalle zampe, che si rincorrono lungo rocce e sabbie ardenti, e che oggi sono l’evidente testimonianza della vita che esisteva in queste pianure trecento milioni orsono.

Disperse lungo quelle ripide scarpate rocciose vi sono pure numerose caverne. Queste furono casa a quei primitivi aborigeni che vissero quassù, nel Kimberley, o nelle vicinanze, subito dopo la scomparsa dei dinosauri. Anch’essi vissero qui decine di migliaia di ani fa, erano ieri come lo sono oggi, esseri primitivi che vagavano in questo territorio, sin dal principio in cui l’umanità incominciò a esistere, e hanno pure loro lasciato a noi l’evidenza tangibile di quell’era e della loro vita primitiva, del modo in cui cacciavano goannas e Kankaroos, o di come usavano pescare barramundis lungo le rive dei fiumi o nei billabongs (stagni) vicini.

Sono trascorsi migliaia e migliaia di anni da quei giorni lontani, ma incredibilmente i discendenti di quei primi abitanti, praticano ancora la stessa arte, sia nel pescare che nel cacciare, ereditata dai loro lontani predecessori. L’aborigeno odierno, quassù, nel Kimberley, usa lo stesso stile di vita che molto bene è venuto a noi, riprodotto in quei disegni graffiati sui muri di roccia, nelle caverne che allora furono le loro abitazioni.

Attraversando questa regione le strade sono inesistenti. Esistono unicamente marchi poco profondi lasciati tra gli sterpi da quei pochi mezzi a quattro ruote motrici, che raramente vagano in questi luoghi. Ma quelle linee poco profonde nelle sabbie rossastre sono lì a indicare la via, che si attorciglia tra l’intricata vegetazione di cespugli, rocce, e che proseguono più giù verso l’immensità dei deserti che si trovano in un piano sottostante e che raramente vede alcune gocce di pioggia.

Ma questo isolamento ha pure una vitale importanza nel preservare le rare specie di vita che esistono solo in questo luogo, e dove la flora indisturbata può vivere e fiorire tuttora, preservata dall’indiscriminata distruzione umana. Solo in questo continua quiete questi fiori selvatici, possono fiorire in posti reclusi, e preservati dalla distruzione.

In questo luogo che è ineguagliato per la sua purezza di preservazione, ho conosciuto esperienze emozionanti, che durante quei mesi di solitudine mi aiutarono a riguadagnare il piacere di vivere, che avevo perduto durante il precedente periodo di vita difficile.

E` solo attraverso il conoscere questi segreti della natura, che ho ammirato lassù, nel Kimberley, che ho potuto trovare aiuto al mio spirito afflitto, imparando a meditare, e potei rinsavire e a essere saggio.

Fu unicamente nel cercare la mia perduta spiritualità che potei ottenere la calma del mio animo. Il meditare abbisogna di silenzio e quiete, richiede una vita eremita e così scelsi di vivere lontano da tutti i rumori della civiltà`, in quel mondo semplice che mi attorniava.

Abbandonai le usuali strade maestre nel mio viaggiare per essere lontano dalla corrotta civilizzazione, e in quel modo raramente incrociai altri esseri umani. Quei pochi che trovai sul mio cammino erano unicamente aborigeni locali. Mai ho disdegnavo quelli, poiché non disturbavano la mia vita eremita e quella spirituale. Sentivo di essere accettato dalla loro semplice vita, la quale correva in molti modi simili alla mia. Devo pure ringraziarli perché fu da loro che ebbi modo di imparare l’arte del sopravvivere in quell’infinita solitudine. Da loro imparai come cacciare, come pescare, con il solo aiuto di quella lunga lancia di legno. M’insegnarono come cucinare goannas, serpenti, e quei grossi barramundi, tra le ceneri calde dei fuochi. Il loro modo di vivere era primitivo, usato da loro da sempre, generazione dopo generazione per migliaia di anni, e tramandato a loro da chi visse prima in questi luoghi. Il loro modo di vivere è l’unico che garantisca tutt’oggi di sopravvivere in questa immensità del “Bush” Australiano.

Viaggiai durante la stagione secca autunnale, lasciando dietro di me quei luoghi abitati da molti turisti rumorosi, che si accalcano lungo tutta la fascia costiera e che trovai troppo affollati. Viaggiavo lungo strade secondarie “Out from the beaten Truck”, create su terra battuta, con un   traffico minimo e quasi sconosciute, che corrono in lunghe tortuose piste che si trovano sulla via che da Brisbane conduce a Broome, in Western Australia.

A volte quelle piste solcavano le sabbie rosse dell’interno, ma poi erano capaci di condurmi a scoprire luoghi sereni, risplendenti, colorati, con forti tonalità delle loro verdi pasture, procreate da inaspettate acque correnti, a volte tagliate tra ripidi precipizi, ridenti con le loro troneggianti palme. Vedevo quelle gole profonde, scavate tra le rocce dal millenario scroscio delle acque che lasciarono il marchio dell’indomita usura del tempo. La`, tra quelle gole, riecheggiavano le grida stridule dei waterbirds provenienti dai nidi che avevano eretto tra gli arbusti contorti che fiancheggiavano le acque, e nelle loro alte note proclamavano di essere i padroni del luogo e poter quindi disturbare la quiete locale.

Attraversai diversi National Park che si trovavano sul confine Nord-Ovest del Queensland, talmente inaccessibili, con aspetto selvaggio e primitivo ed in quel modo erano la garanzia voluta per preservare la vita primordiale, rimasta immutata dal passato. E` conosciuto che ben pochi sono coloro che arrischiano d’inerpicarsi entro quegli scoscesi canaloni, attraversati in rovinose, strette e tortuose piste. Ma chi ardì furono pur sempre ricompensati qualora raggiungessero luoghi dai quali si apriva una vista immensa e meravigliosa.

Arrivai in posti reclusi, con grotte conosciute da pochi, che ancora preservavano sulle loro pareti quell’arte primitiva aborigena. E molte volte, inaspettatamente, mi ritrovavo in andrii nascosti alla vista dove esisteva la frescura di piscine naturali aventi profonde acque smeraldine, create da rocciose dighe naturali, zampillanti con acque cascanti. Quello era null’altro che il capolavoro d’innumerevoli secoli di lavorio della natura paziente e che ora è divenuto il regno capace a dar vita a centinaia di graziosi pappagalli variopinti, uccelli predatori, oppure i Woodlands, uccelli di bosco, che usano nidificare lungo le rive delle acque.

In altre aree che si trovano nell’interno desertico, che incrocia l’angolo Ovest del Queensland, trovai luoghi, dove ci si può avventurare lungo letti dissecati di fiumi preistorici, che contengono gemme semi-preziose. Fu qui che ebbi piacere nel raccogliere quelle gemme grezze, che poi, dopo essere state ben tagliate e levigate, appaiano magnifiche, è danno piacere a essere conservate.

Nelle mie ricerche di fossili mi avventurai in luoghi perduti entro valli senza nome e che non appaiano sulle mappe del luogo. Sono dimenticate e si trovavano all’incrociarsi di letti di fiumi rinsecchiti dai millenni di continua aridità, ma che all’origine della creazione erano fluenti con ricche acque che scorrevano verso la parte centrale del continente Australiano. Fu in questi luoghi sperduti che vidi alcune delle migliori caverne dolomitiche, sia per grandezza che per estensione.

 

 

 

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Alla fine giunsi su quella parte alta, che si trova sopra la costa del Queensland, oltrepassando la città di Cooktown. E` qui, dove esiste l’ingresso alla magnitudine delle gloriose foreste tropicali.

Capii subito che questo era il luogo che mentalmente agognavo, e che da sempre era miraggio nell’intimo del mio subcosciente. Era qui che alla fine fui ripagato dalle sofferenze del mio lungo girovagare nella ricerca di me stesso.

Inaspettatamente ero disceso nella più bella cattedrale che essere umano fosse mai stato capace di creare, ma che la natura presentava innanzi ai mie occhi increduli. Vedevo innalzarsi in fronte a me alberi secolari, che si inerpicavano alti e dritti come colonne maestose di quella cattedrale della natura e, capaci di sopportare la spessa coltre di vegetazione che crescendo sulle alte cime dei tronchi, formavano le navate naturali della mitica cattedrale. Era quiete e un relativo silenzio tutto all’intorno creando la giusta mitica atmosfera che invitava alla preghiera. Si vedevano luci smorzate dalla folta vegetazione che raggiungevano la pavimentazione di quel luogo sacro in tenui tremolii e sfumature di colori sbiaditi sopra quello strato di foglie umide e profumate dai muschi che ricoprivano il nudo suolo. Questo era il possente lavoro creato dalla natura e che invocava a venerare il potere del Dio Creatore. Quello era il luogo che avevo sempre visto nei miei sogni, il luogo di raccoglimento e di preghiera, nella quale poter dire a Lui quanto mi sentissi umile al Suo cospetto.

Era qui, in questa calma assoluta, in quel relativo silenzio della natura stessa che potei udire nel sottofondo di quelle navate naturali, melodiosi canti di uccelli, che nelle mie orecchie si trasformavano in suoni armoniosi, e si sprigionavano all’intorno come solo i suoni di un melodioso organo possono propagarsi soavi nelle chiese. Erano suoni che salivano al cielo come sacri inni, sussurrati attraverso quelle navate immense della vera cattedrale di Dio.

Tutto questo il completamento in me del misticismo che avevo cercato nei lunghi mesi di peregrinare all’intorno, ma che raramente trovai nel passato trovai, qual ora mi genuflettevo sopra i banchi di una chiesa alla ricerca del mio Dio. Mai mi sentii come in quel luogo, quella naturale Cattedrale creata dalla natura, mai lo fu prima di allora nemmeno il giorno in cui entrai nel tempio maggiore della Cristianità ed eretto per beatificare il nome di Dio, parlo ora della Cattedrale di San Pietro che si trova in Roma.

Fu solamente qui, che per incanto mi trovai al diretto cospetto di Dio il Creatore. Lo riconobbi, e umilmente m’inginocchiai sul pavimento umido della foresta, e mi sentii di fronte alla magnitudine del suo Potere Divino. Così umilmente innalzai la mia umile preghiera di ringraziamento verso Lui.

~*~

FINE

 

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