Vita nel Nord Australia – Il Kimberley

Capitolo sei di “An Amazing Story” – A Man Called Thomas – 

Scritto da © Carlo Gabbi – Sab, 27/10/2012 – 00:11

 

 

kimberley-australia-pictures.jpg

Durante quei pomeriggi, la pioggia divenne torrenziale per poi continuare buona parte della notte. I mattini rimasero insolitamente asciutti e sereni, dandoci modo di cacciar le nostre provvigioni. Maggiormente pescavamo nelle acque correnti di sotto la nostra grotta. Poi Jolly faceva il suo giro d’ispezione inerpicandosi tra le rocce e controllare se vi era qualcosa preso nelle trappole che aveva steso, ma raramente ritornava con una povera Goanna per il pasto serale.

Improvvisamente si rafforzarono i venti provenienti dall’Oceano Indiano, con raffiche di forza incredibile, e diedero inizio a forti temporali notturni. Il cielo era ora coperto per lunghe ore con nubi nere, cariche di piogge pesanti.

“A cyclone builds up.” Jolly commentò, “Is going to get wetter and stronger by the hour, and wouldn’t last less than three days, before losing intensity. (Un ciclone si sta formando e diverrà più forte col passar del tempo.) Non avventurarti all’aperto, Boss (Capo-padrone). Stai all’interno, la grotta è sicura.”

Un rovinio di distruzioni arrivò con il ciclone di forza inumana con raffiche di pioggia diluviale e venti capaci di piegare, i grossi rami degli alberi come fuscelli. Attorno a noi si stava formando un valico di devastazione. Ci trovavamo sulla diretta via, ossia al centro del ciclone, e i venti spazzavano all’intorno alla velocità di oltre 200 kilometri orari. Io, mi sentivo più incuriosito che spaurito, ed ero intento a catturare con la mia macchina fotografica quei terribili attimi, momenti in cui la forza della natura era brutale e selvaggia.

Ero tutto preso dalla frenesia di documentare la furia del ciclone ed ero determinato di riprodurre fotograficamente quei momenti della natura devastatrice. Intuivo pure che il mio lavoro fotografico era buono e commerciabile, e sapevo di poter ottenere, al mio ritorno, una buona ricompensa monetaria, introducendolo a note riviste sul mercato internazionale.

Ero spiacente di non poter sviluppare allora i miei film. Quella era una cosa impossibile, come poter creare la dovuta camera oscura. Non vi era altra scelta che attendere il ritorno a casa prima di sviluppare i miei film, e dar vita così al mio potenziale tesoro.

Fu solamente al quarto giorno che i venti calarono d’intensità e ritornò la calma, sebbene questa fosse fittizia e tensa. Con le prime luci si presentò alla nostra vista l’incredibile distruzione attorno. Era spaventevole con un rovinio di alberi ritorti e sradicati. Il luogo era null’altro che il grido di dolore da parte della natura. Il mio animo era rattristato, lacrime amare di dolore nel costatare quanto inclemente e brutale fosse stato l’uragano. In una sola notte aveva cambiato la vista di quel luogo, che solamente alcuni giorni prima risplendeva come al tempo primordiale della creazione divina. La calma attorno a noi era innaturale. Erano spariti i rumori di sempre capaci di rallegrare la vita all’intorno. Ora non si udivano più i canti di uccelli, neppure i mormorii delle acque correnti del profondo Canyon. Vi era unicamente quel silenzio atono, lugubre, pesante silenzio. Era il silenzio di morte. Gli animali erano spariti dal luogo, molti uccisi dalla furia distruttrice, mentre altri avevano cercato rifugio scappando, premoniti dal loro istinto di sopravvivenza. Cosa mai potevamo aspettarci di più? Cosa mai?

Purtroppo allora non sapevamo ancora che altre sciagure ci attendevano. Avevamo unicamente quelle poche ore di calma pesante e irritante per imprimere in noi il ricordo di quella visione apocalittica, l’evidenza inumana di una forza distruttrice. Quella era la vera immagine lasciataci al passaggio della corsa veloce di un ciclone tropicale. Ero intento in tale mentale riflessione, non sapendo che in quegli attimi, un migliaio di kilometri distante da noi, nell’immensità dell’oceano, un secondo ciclone, di uguale potenza distruttrice, si stava formando, e che questo ben presto avrebbe seguito la scia lasciata dalla prima orripilante distruzione.

Arrivò da noi, sul Kimberley, tre giorni più tardi. Se il primo ciclone aveva creato un caos enorme, il secondo produsse distruzioni maggiori e indescrivibili che non sono capace a esprimere con parole. La maggioranza dei più grossi alberi, quelli che sebbene danneggiati dalla prima furia, erano rimasti in piedi, furono decimati nella seconda ondata e presentarono alla fine i loro tronchi nudi. Dio doveva essere stato veramente furente contro l’umanità, in quel giorno, per aver lasciato che ciò avvenisse.

~*~

Le inondazioni causate da acque alluvionali avevano trasformato il largo territorio attorno a noi in un mare acquitrinoso e poco profondo, dal quale emergeva l’occasionale isolotto dagli acquitrini ricolmi di rottami di vegetazione. Jolly ed io ci trovavamo relegati nel mezzo di quel nulla e non si aveva alcuna possibilità di essere soccorsi. Nessuno, nel lontano capoluogo di Darwin, forse un migliaio di km distante, sapeva della nostra esistenza e dove veramente si fosse.

Ero completamente dipendente alla buona fortuna e alle abilità di Jolly per la nostra sopravvivenza. Il giorno in cui lo conobbi e accettai il suo aiuto in Mount Isa, potevo ora riconoscere, fu uno dei più fortunati della mia vita. Posso ammettere che devo molta riconoscenza a Jolly e riconosco pure che mai mi sarebbe stato possibile sopravvivere durante quei lunghi mesi senza il suo talento e capacita come “Bushman” (Uomo dei boschi)

Fu alla fine della seconda settimana che s’incominciò a notare nel lontano orizzonte che le acque avevano incominciato a muoversi verso la pianura sottostante. Ugualmente fu necessario un buon mese prima di vedere apparire nuovi isolotti fuori dalle acque, e furono necessarie altre due settimane prima che potessimo avventurarci al di fuori del nostro rifugio. Sfortunatamente le pianure interne dell’Australia sono quasi senza un drenaggio naturale, incapaci di lasciare scorrere le acque e prosciugare la terra entro un breve tempo, ragione per la quale sempre le piogge monsonali allagano le terre per un lungo periodo.

Durante un’annata normale le inondazioni sono solamente locali e durano per un tempo limitato. Quanto avveniva ora, era qualcosa che accade non più di un paio di volte ogni cent’anni. E` durante questi periodi che le acque alluvionali dilagano sopra un vasto territorio desertico allagandolo per lunghi mesi, prima di trovare sfogo verso il bacino di raccolta del Lake Eyre, il luogo più basso che esista nell’Outback, che si trova una decina di metri sotto del livello del mare.

Inaspettatamente ero divenuto testimone di un miracolo che raramente si offre a occhio umano, e che la natura mi gratificava. Era la trasformazione di una parte di quella regione desertica, una tra le più larghe sopra la faccia della terra, entro una valle verdeggiante, che uomo mai avesse sognato di trovare in questa regione.  I semi, che durante gli anni di siccità furono trasportati dai venti ed erano rimasti dormienti nelle sabbie del deserto per lunghe decadi, ora, bagnati da quelle acque, incominciarono a germinare creando una lussureggiante vegetazione. Cosa miracolosa in quel luogo, e che offriva fiori selvaggi di magnifica bellezza, così pure erano all’intorno capaci cespugli che offrivano frescura, ed erano risonanti nelle diverse tonalità di verdi.

Le acque alluvionali, che avevano rotto gli argini di fiumi lontani, avevano lasciato aperto un varco a migliaia di pesci che, dal loro naturale habitat sotto il Kimberley, ora deponevano uova in questi nuovi corsi d’acque e rapidamente si moltiplicavano lungo la via che li conduceva al grande bacino salato di Lake Eyre in South Australia.

Le acque correnti e la nuova vegetazione ricoprivano una fascia di migliaia di kilometri, che avevano invitato animali e uccelli, che vivevano prima nella parte nord, lungo la fascia costiera, e seguivano ora le acque acquitrinose che scorrevano lentamente nell’interno, in quella bassa valle Australiana. Pellicani nidificavano pure in quel luogo, senza saper bene da dove provenissero, stabilendo in breve tempo, larghe colonie in quelle paludi. Nella sfortuna ero stato riccamente ricompensato di essere testimone di uno dei maggiori miracoli che la natura potesse offrire e che si evolveva di fronte ai miei occhi, in poco più di sei mesi. L’arido deserto, con questo miracolo inaspettato si era trasformato in un incredibile Eden. Era un paradiso, che offriva vita, ed era ora luogo di un’incredibile prolificazione. Erano gli stessi luoghi che solo alcuni  mesi prima erano desolati, dove il raro kangaroo vagava senza meta.

Come cosa finale, e immensa sorpresa, incontrammo un gruppo di aborigeni primitivi, che mai in vita loro avevano visto l’uomo bianco, e con i quali, Jolly, il mio amico e guida di viaggio, fu in difficoltà nel poter scambiare alcune parole nel loro incomprensibile dialetto.

Naturalmente documentai tutto ciò con l’aiuto delle mie camere fotografiche, tutti quegli incredibili miracoli della natura. Fui grato a quelle sfortune che avevo vissuto, le quali mi avevano pure lasciato un dono prezioso, la possibilità di documentare quanto fosse avvenuto, attraverso le lenti delle mie macchine fotografiche. Ero uno dei pochi che sino allora fosse stato il diretto spettatore di cose che raramente avvengono nella vita, in più fu di aiuto la mia capacità appresa nel passato come fotografo, che mi era d’aiuto a inquadrare propriamente quei fatti straordinari sulla pellicola, nel mentre che, la natura arrabbiata prima e clemente dopo, modificava quei luoghi, giorno dopo giorno.

Fu per me, l’eccezionale opportunità che il fato aveva deposto nelle mie manie e che io, con fortuna e capacità avevo riprodotto nelle mie foto.

Raggiunsi Port Augusta, diciotto mesi dopo la mia partenza da Sydney. Ritornai a casa con gli abiti a brandelli, il mio corpo rinsecchito e bruciato dal torrido sole dell’outback ed ero febbricitante, ma non per malattia. Era la mia ansia dell’arrivo per incominciare al più presto lo sviluppo di  quell’innumerevole numero di pellicole fotografiche, che fortunatamente avevo portato con me in gran numero.

Mi occorsero due mesi di lavoro e pazienza per il totale sviluppo dei film, dopo di che iniziai a catalogare quell’immenso lavoro e, alla fine, completarlo con ingrandimenti fotografici delle foto migliori.

~*~

Thomas e Dolores avevano raggiunto l’Opera House e si accomodarono a uno dei tavoli di un caffè che fronteggiava la baia.

“Incredibile come il tempo passi veloce!” Dolores pensò.

Poi  rivolgendosi a Thomas. “Il tuo racconta sembra un’incredibile avventura. Ma poi? Cosa successe dopo?”

“Fui nuovamente fortunato. Il proprietario, di uno dei più popolari ristoranti, qui sul Quay, vedendo le mie foto, lasciò che le esponessi nel suo locale. Riproducevano la nascita della nuova vita nel deserto. Era una documentazione importante e mai realizzata prima di allora fotograficamente.

“Un giornalista del “Sydney Morning Herald”, che andò a cena in quel luogo, le vide e il successivo sabato pubblicò un articolo sul suo giornale parlando dell’importanza della mia esposizione di fotografie.

Un paio di settimane dopo ricevetti l’invito da due differenti Art Galleries di esibire nelle loro gallerie d’arte alcune mie foto, debitamente firmate. Furono vendute rapidamente a un buon prezzo. Semplicemente incominciò in questo modo e da allora tutto andò nel modo voluto.”

“Sicché quello fu l’inizio della tua brillante carriera?”

“All’incirca così. Naturalmente vi fu bisogno di altri anni di duro lavoro per raggiungere l’optimum voluto. Mai potei concedermi il piacere di sedermi sugli allori ottenuti.”

“Penso che occorra dedicarsi a un duro lavoro, prima di poter giungere alle soglie della fama. Questo vale in qualsiasi professione. Lo è pure anche per me, sebbene sia unicamente un Hostess.”

“Quello è il giusto punto. Devo dire che dopo le mie prime esperienze nel deserto Australiano ne ebbi altre che mi condussero nei più ardui angoli del mondo. Mi arrampicai verso le cime dell’Himalaya, come pure attraversai le giungle Africane. Passai dalla Patagonia dentro l’Antartica. Attraversai il deserto del Sahara e poi attraversando il Mar Rosso, con una piccola barca a vela, entrai l’Emirato. Dalla Cina giunsi in Mongolia, e continuando in quel viaggio, attraversai le Russie, per giungere come meta finale sulla calotta Artica. Questa è ancor oggi la mia vita per buoni sei mesi l’anno, raffigurando la vita della gente che incontro sul mio cammino e così pure le innumerevoli bellezze naturali di quelle parti del mondo che attraversavo.”

“Immagino che non è una vita facile. Ma dimmi, dove trovi il tempo per fare tutto quel lavoro? Suppongo che allestire queste spedizioni costi pure una piccola fortuna.”

“Questa è pur sempre la passione della mia vita, e mi da` la possibilità di creare quanto meglio desideri. Credimi pure che tale stile di vita mi si addice benissimo, sebbene non possa negarne il pericolo. Ho imparato il modo di sopravvivere. Ora sono accreditato come uno dei migliori fotografi in questo campo. Al ritorno dai miei viaggi, arrangio il mio lavoro in modo cronologico e scrivo alcune note da accompagnare le foto esibite. Tutto è raccolto nella forma di un libro. Molto probabilmente avrai notato il mio lavoro che è venduto nelle librerie di diverse città nel mondo. Ancora, le migliori foto debitamente ingrandite sono esibite al pubblico in Art Galleries. Quelle sono autenticate dalla mia firma e vendute a un pubblico di aficionados. Inoltre altri miei lavori sono comperati ed esibite in gallerie d’arte nazionale in diversi stati.”

“E` certamente un immane lavoro per una persona sola, vero?”

“Molto vero. Io faccio unicamente il lavoro fotografico. Sono l’artista capace di creare. Il resto è arrangiato con acutezza e capacità dai miei agenti di Londra. In quel modo per me rimane unicamente di firmare quei buoni contratti che mi presentano e il partecipare all’apertura ufficiale delle mostre. Non posso spiegare come il tutto sia fatto e d’altronde non sono molto interessato. Posso dire unicamente che il mio agente è molto capace e ricevo ottimi pagamenti per il mio lavoro.”

“Grazie Thomas del piacevole pomeriggio assieme. Sfortunatamente è giunto per me il tempo che devo lasciarti. Ascoltare le tue avventure, questo pomeriggio, è stato molto piacevole. Sarà difficile poterci incontrare nuovamente, considerando la tua vita frenetica. Inoltre tra pochi mesi ritornerò in Brasile.”

Dolores si alzo dalla sua sedia ed estese la sua mano per una finale stretta come saluto.

“E` tardi. E stato piacevole essere in tua compagnia, Thomas.”

 

~*~

 

 

 

 

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s