La Pagina di Rinaldo Ambrosia

LA SCRITTURA, UNA VENTATA DI FRESCHEZZA

La pagina bianca è suggestiva, un piano, un plateau innevato. Acqua, neve, ghiaccio in una sequenza che riporta il pensiero alla stagione invernale. Lontano dal massacrante afoso torpore di questa giornata d’agosto. Freddo, la parola induce, spazzola via il velo di brina che si è depositato sugli aggettivi, simile al vapore di condensa del respiro, di quell’inverno rigido, dove anche il lago ghiaccia.
Ma dov’è la neve? E dove il riverbero dei ghiacciai, delle montagne innevate?
C’è, nella parola, un andamento lento, una cadenza di respiro che fa scendere la temperatura. Una scrittura che induce ad altre stagioni. Il corpo, come la parola, si raffredda.
L’immagine di una valle, di un fiume si insinua tra le persiane abbassate. Frescura, reclama il corpo e il pensiero fa gran cassa. Immergo la mano in quest’acqua portata dal pensiero, dalla parola scritta.
Siddharta è un punto immobile seduto sull’altra sponda che mi osserva. L’acqua è gelida, fili d’erba scorrono trasportati dalla corrente, sembrano raminghi naufraghi. Chiudo la mano a conca e porto l’acqua alle labbra. Una sensazione di freschezza mi pervade. L’acqua è vita, è gioia. C’è tutta la sua forza in questo possente fiume che scorre e parla.
Ma sul barometro delle parole la temperatura continua a scendere.
Il frullatore ha lanciato il coperchio verso il soffitto e la stanza è invasa da parole.
Acqua, diaccio, algido, glaciale, e poi ancora brina, nebbia, neve e gelo.
Stacco un candelotto di ghiaccio che si è formato come immagine mentale. Lo osservo stemperare in acqua dal calore del mio corpo. Sento il peso di queste molecole che, vinte dal freddo, hanno variato la loro forma.
Un brivido mi percorre la schiena.
Sono su un ghiacciaio. Tutto attorno montagne immacolate contengono il mio sguardo.
La neve, il bianco, l’assoluto.
Sto salendo in vetta, a questa quota, il sole non scalda, colora la neve.
Il freddo si insinua tra i miei abiti e i miei pensieri. Un boato, e dalla montagna di fronte una slavina si stacca da una cresta. Una massa bianca precipita a valle sollevando una nube di polvere gelida. Affondo istintivamente i ramponi sulla neve. Freddo, anche il sole è una stella algida. Il respiro si condensa sul mio viso formando dei ghiaccioli sulla barba.
Poi la scrittura si arresta e dal pianeta parola ripiombo in un pomeriggio afoso d’agosto. Dove la definizione calura, afa, umidità sembrano ripetizioni, timidi pleonasmi a contorno di una soffocante e estenuante estate.

Dietro la finestra Dalla bifora spoglia scorrono i tuoi passi. Scivoli lenta nei miei pensieri a rallegrare la notte nel vuoto siderale della tua assenza. Osservo lo scandire delle ore il passo lento del giorno il suono vuoto della tua voce. Fiorirai d’incanto come bocciolo a maggio nella corolla dei sogni a rallegrare pareti mute. Correrai tra le sponde del pensiero tra un sorriso e un gesto affinché la notte non sia più scura del riflesso della luna lungo i sentieri della sabbia nell’orbita dei tuoi sorrisi.

TRA GRUMI DI COLORE È nell’onda della risacca che si stempera l’affanno del giorno. Lei è immobile su quel rettangolo di tela calato nella pagina della spiaggia intenta germogliare l’istante. Lungo l’orlo del giorno cucito di pensieri grumi di colore raccolgono emozioni confuse tra granelli di sabbia. Allora, nel declinare acerbo della salsedine spartiacque tra cielo e mare il dipinto si fa vita. [un tenue fermo immagine lambito dal vento] immagine del web

MENTRE TU CORREVI Occorreva tutto uno spazio raccolto in seno alla notte a declamare le tue istanze. C’era in quel raggio di sole l’esplosione di maggio mentre tu correvi lungo pensieri autunnali. Eri nell’illibato giorno passeggera di un tempo vissuto racchiuso nella mimica dei tuoi gesti. Allora, priva dell’istante soffocavi la parola e riversavi il tuo mondo sulla pagina.

Cosa sara` mai??? Forse Rinaldo Ambrosia ci puo` illuminare!

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Carlo Gabbi
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One thought on “La Pagina di Rinaldo Ambrosia

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