Avventura tra i M aya Parte 7

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Avventura tra I Maya

Versione Italiana – Parte settima

 

I prossimi due giorni furono dedicati a portare nella cava l’equipaggiamento necessario al nostro lavoro di ricerca, che comprendeva tra l’altro un paio di generatori di elettricità, lunghi cavi elettrici, e riflettori con luci capaci a illuminare la vasta area della cava e in quel modo poter individuare possibili passaggi nascosti tra le pareti rocciose.

Al terzo giorno iniziammo una prima esplorazione. Con me avevo un paio di macchine fotografiche e diversi film. In una di queste avevo messo una pellicola infrarossa nel caso fosse necessaria nel rivelare cose nascoste all’occhio umano.

Esposta alle nostre luci, la caverna apparve molto più larga di quanto avevo calcolato, al tempo della mia caduta, basandomi allora per il calcolo, unicamente al ritorno dell’eco della mia voce dalle lontane pareti rocciose, perché allora mi trovavo nel buio completo.

Fu in quel primo giorno si ebbe la nostra prima sorpresa, quando scoprimmo alla fine di quella larga caverna, l’esistenza di una vasta piscina ripiena con acqua dolce. Gettai un sasso, verso il centro di quel lago sotterraneo, e dopo un tempo relativamente lungo, ritornò un eco attutito indicando che le acque erano profonde.

Lavorammo alacremente tutta la mattinata, ma a un certo punto udii la voce di Maria che invitava: “Oggi il nostro pranzo sarà servito sulle rive del nostro lago, le acque sono così chiare e riposanti.”

Il pranzo era frugale ma trovai quel luogo molto invitante, tanto che più tardi, decisi di distendermi sulla roccia levigata, come quello fosse un mistico letto e socchiusi gli occhi in meditazione. Speravo che nel raccoglimento del luogo di essere capace a catturare il flusso magico emanato in quel luogo con i segreti che erano racchiusi tra quelle pareti. Preso dalla temporanea incoscienza in cui mi trovavo, mi fu facile divenire parte del luogo, e involontariamente fui avvolto dalla sua pace idilliaca. Dalle acque del lago provenivano sussurrii dolci, note deliziose e sovraumane, che erano dovute a quel dolce ribollire delle bolle d’aria, che provenivano dalla base del lago, di certa origine vulcanica e, che si frantumavano al raggiungere della superfice.

Le luci create dal generatore, che si trovavano a una certa distanza, arrivavano a noi fievoli, creando all’intorno, contrasti di chiari-scuri. In quella luce irreale, Maria mi apparve sotto un aspetto inconsueto che mai avevo notato in lei prima di allora. Forse anche quello era dovuto alla mistica realtà del luogo e così pure, le grazie del suo corpo apparvero addolcite, mentre anch’essa era distesa sopra il sul suo letto roccioso.

La vedevo eterea, rilassata e incurante, senza alcun bisogno di proteggere oltre la sua dignità femminile. Non era più quella Maria che conoscevo bene, bensì notavo in lei una nuova donna che mi era sconosciuta. Era ora la pura essenza della donna ammaliatrice, che mai prima di allora avrei pensato possibile di trovare in lei.

Cercai di spiegare a me stesso questa trasformazione, ma più la guardavo e più accresceva la visione dei suoi tratti sensuali e ammalianti. Quelli per me si tramutarono presto in sogni tentatori. Sogni che ogni uomo spera di trovare sulla propria via. Confesso che mai avevo avuto prima di allora tale visione di lei.

“Strano” pensai “E` da lungo tempo che lavoriamo assieme, ma mai prima d’ora, fui tentato di guardarla con cupidigia e come appartenente al sesso opposto. L’ho solo pensata come una capace aiutante nel lavoro che svolgiamo. Tempo di ricredermi. La trovo splendida nella sua bellezza schietta di giovane donna, e sì, mio dio, devo pur ammetterlo, la giudico pure dotata di sensualità che la rende ancor più desiderata. Certamente fui cieco per lungo tempo nel passato per non accorgermi di tal evidenza.”

Di sott’occhi incominciai ad analizzare più profondamente il corpo di Maria. Era né troppo alta o bassa di statura, ma il suo corpo era perfettamente arrotondato con curve ben proporzionate. Le gambe, snelle e affusolate, erano ancora più appariscenti uscendo dalla brevità dei suoi shorts color rosa, e l’attillata camiciola, con una profonda scollatura a Vi, che rendeva evidente la gentile forma del suo seno. La lunga capigliatura castana, per convenienza, era stata raccolta entro una grossa treccia, mentre i suoi occhi, che apparivano ora ancor più dolci di sempre, erano larghi e privi dell’inutile maschera per il luogo in cui si era. Le sue labbra, semplicemente ben disegnate, sembravano ancor più sensuali con quella tenue pennellata di rossetto color corallo, e l’irradiare del suo permanente sorriso.

A Maria non era sfuggito il mio elaborato scrutinio del suo corpo. Sembrava divertita e anche compiaciuta nel vedere qual era il mio stato d’animo, e incominciò a stuzzicare ancor più la cupidigia maschile in me, rivelando, con un fare astuto, visioni ancor più provocanti. Si rigirò sul giaciglio di pietra in cui si trovava, offrendomi in quel modo molto più di se stessa. Vedevo ora più in profondità nell’ampia scollatura della sua blusa e potevo ammirare le generose forme del suo seno che in quel momento la rendeva molto sessuale. Mi ammaliò con il suo sorriso, e poi presce gentilmente la mia mano tra le sue. Fui preso dal suo calore femminile mentre la sua voce musicale, sussurrava dolci parole. “E` incredibile, vedo che anche tu senti il potere magico di questa caverna, e a parer mio in questo momento stia producendo un vero miracolo. Attendevo tutto questo, per dirti il vero, che si avverasse da lungo tempo. Non pensi che fosse tempo di palesare il tuo desiderio per me?”

“Non so come poter spiegare quello che sto provando per te, Maria…”

“Dimmi allora, perché mai hai atteso così a lungo? Perché Charlie? A un certo punto pensai che mai mi avresti notato. Dopo tutto, devi sapere che sono pure una donna… Sappi che ho atteso questo momento da lungo tempo e con trepidazione. La mia passione per te iniziò il giorno in cui ci incontrammo, e da allora ti ho sempre desiderato. A notte ti sognavo. Sì Charlie, in quei sogni non ti volevo unicamente per le tue capacità come archeologo, erano molte altre ragioni e più personali.”

Poi guardandomi con un pizzico d’ironia, e ancor più per saggiare la sincerità dei miei desideri per lei, continuò nel suo monologo.

“Si, Charlie, sappi che ho sofferto perché mi ignoravi. Ho trascorso notti insonni e, spesso nei miei sogni ero la tua amante. Finalmente oggi, scopri la donna in me. Dimmi, non hai mai pensato che potessi essere una donna piena di desideri? Una donna capace di donare amore e passione?”

Tali rivelazioni, da parte di Maria, mi lasciarono completamente senza parole. Mai prima di allora avevo ricevuto una tale dichiarazione di amore che mi veniva dal gentil sesso. Maria non mi lasciò completamente stupito. Lavorando assieme avevo imparato a riconoscere quanto imprevista e mutevole era per natura e del come facesse inaspettate decisioni. Veramente quello fu per me il mio giorno fortunato. Pensai con piacere che quanto avveniva in quel momento, era la migliore cosa che mai potesse capitarmi.

I suoi desideri sessuali m’infiammarono sull’istante. Presto con i suoi baci, la nostra passione divenne l’epicentro di desideri infuocati, e rapidamente, come un vulcano attivo, sentii quei bollori discendere verso la parte bassa del mio ventre. Ci strappammo i vestiti a vicenda e finalmente potei ammirare Maria nella completa gloria della sua nudità. Aveva un corpo scultorio e creato per essere amato.

Gioivo nel vedere il suo seno, modellato e ben eretto, che ora era in fronte a me, gentilmente rivolto verso l’alto, e nel guardarlo, accresceva i miei desideri di averla mia. Nell’accarezzare i suoi turgidi capezzoli notavo il suo completo desiderio per il nostro connubio. Ci scambiavamo baci, lunghi, penetranti, deliziosamente erotici, con scambi di mugolii e parole incomprensibili. Era un continuo irrompere di desideri sempre più accentuati, che conducevano i nostri sensi entro profonde richieste amorose, mentre i nostri corpi erano strettamente legati l’un l’altro, tanto da non poter discernere chi era lui o lei. In tutte queste novità una cosa era ben certa, era il modo in cui i nostri corpi trasmettevano ai nostri cuori quell’inno soave d’amore che si stava immolando su quel liscio giaciglio di marmo, dalla forza frenetica del nostro desiderio.

Maria, presa dalla sua passione, mi conduceva entro un crescendo di gioie e poi, impossessandosi del mio rigido membro, lo introdusse in se stessa, dando via in quel modo a un’incredibile cavalcata di passioni che ci condusse all’estremo delle nostre capacità. La mia amata, chiese di non lasciarla, di rimanere a lungo in lei, passionatamente, sino alla completa consumazione del nostro desiderio amoroso, mentre lei rispondeva pienamente al richiamo della sua natura femminile con incantevoli sussurrii e gutturali grida di passione.

Finalmente, esausti, restammo immobili, nelle braccia un dell’altro, sopra quel fresco giaciglio di marmo. I nostri corpi erano ancora uniti in quell’ultimo amplesso, silenziosi, paghi di noi stessi, e della gioia che unicamente l’amore può donare.

Dopo un lungo meritato tempo di riposo e silenzio, Maria, afferrandomi per mano, giubilante disse, “Vieni, è tempo di nuotare!”

L’acqua era fresca e rigenerante, mentre sentivo il corpo di Maria vicino al mio che mi accarezzava. Improvvisamente si avvinghiò a me e con il suo peso mi condusse nelle profondità delle acque.  Ci inabissammo tra quel riverberare di bolle d’aria che s’innalzavano dalla profondità del letto vulcanico della base, e in quel modo, mentre i nostri corpi erano avvinghiati, entro la profondità acquea ci scambiammo un bacio passionale.

Quando riemergemmo da quel lago sotterraneo, facemmo l’amore una volta ancora, prima di rivestirci. Lasciammo la cava che era ormai notte, per ritornare alla nostra dimora al villaggio. All’aperto la notte era oscura, ma le stelle risplendevano più brillanti entro quel cielo privo della luce lunare. Guidai silenziosamente la nostra Jeep verso il villaggio. Maria, come una stanca gattina, si riposava sulle mie ginocchia, mentre sulle sue labbra aveva un sorriso grato per me.

~*~

 

Si era entrati nella nostra sesta settimana d’ispezione in quella sacra cava. Ripetutamente avevamo studiato angoli, anfratti, fessure, senza dimenticare quelle minuscole crepe che potessero rivelare l’esistenza di un tunnel che partisse da lì e che nascondesse il segreto voluto.

Durante la notte, nei miei sogni, appariva senza interruzione lo spirito di Lord Tula. Lo vedevo assieme ai suoi compagni di battaglia, lottare strenuamente con tutte le loro forze contro nemici numerosi. Sapevo che quelli non erano incubi, erano i messaggi inviatemi dal re, che m’imponevano di continuare il mio lavoro. Era il suo modo di indicarmi la via nella caverna. Sembrava mi chiedesse, di essere più meticoloso nelle mie ispezioni diurne, di non tralasciare alcun minimo particolare e vedendo la mia impazienza alle sue richieste mi spronava alla pazienza. Nondimeno mi sentivo frustato a quei continui fallimenti, che mi conducevano lontano dalla possibile via del successo.

Con il passar del tempo imparai molto. Imparai la basica lezione che ogni archeologo deve ben conoscere. E` la pazienza che amplia la visione di fatti già valutati, è la necessità di rivedere costantemente ogni minimo particolare, e rifare lo stesso lavoro innumerevoli volte per non perdere buone possibilità a causa di negligenza e premura.

Fu in quel tempo che avevo notato l’esistenza di un rovinio di pietrame sulla base rocciosa. Pensai che più che rovinii questa potesse essere l’opera di lavoro umano, nel tentativo di camuffare qualcosa che poteva esistere di là del pietrisco. Era questa una cosa accidentale o era frutto della mia supposizione a causa della disperazione in cui mi trovavo?

Era difficile rispondere spassionatamente, poiché ero stanco e spossato a causa delle frustanti ricerche. Ero insicuro su cosa avrei dovuto fare. Alla fine pensai, “Perché non chiedo dal villaggio l’aiuto di alcuni uomini ben nerboruti e vedere cosa veramente si trova dietro quel pietrisco?”

Alla mia richiesta a Grandpa di concedermi l’aiuto dei suoi uomini per la mia ricerca, ricevetti sulle prime il suo diniego, “Non hai il diritto di disturbare oltre la pace della morte agli spiriti del passato.” E questo si sa, era cosa ben risaputa da lungo tempo.

Poi alla fine ascoltò con grazia la mia supplica.

“Grandpa, hai ben sentito quanto disse Lord Tula. Vuole che ritroviamo il luogo della sua ultima lotta e i suoi resti mortali assieme a quelli che erano al suo fianco.”

 

Nondimeno mi sentivo frustato a quei continui fallimenti, che mi conducevano lontano dalla possibile via del successo.

Con il passar del tempo imparai molto. Imparai la basica lezione che ogni archeologo deve ben conoscere. E` la pazienza che amplia la visione di fatti già valutati, è la necessità di rivedere costantemente ogni minimo particolare, e rifare lo stesso lavoro innumerevoli volte per non perdere buone possibilità a causa di negligenza e premura.

Fu in quel tempo che avevo notato l’esistenza di un rovinio di pietrame sulla base rocciosa. Pensai che più che rovinii questa potesse essere l’opera di lavoro umano, nel tentativo di camuffare qualcosa che poteva esistere di là del pietrisco. Era questa una cosa accidentale o era frutto della mia supposizione a causa della disperazione in cui mi trovavo?

Era difficile rispondere spassionatamente, poiché ero stanco e spossato a causa delle frustanti ricerche. Ero insicuro su cosa avrei dovuto fare. Alla fine pensai, “Perché non chiedo dal villaggio l’aiuto di alcuni uomini ben nerboruti e vedere cosa veramente si trova dietro quel pietrisco?”

Alla mia richiesta a Grandpa di concedermi l’aiuto dei suoi uomini per la mia ricerca, ricevetti sulle prime il suo diniego, “Non hai il diritto di disturbare oltre la pace della morte agli spiriti del passato.” E questo si sa, era cosa ben risaputa da lungo tempo.

Poi alla fine ascoltò con grazia la mia supplica.

“Grandpa, hai ben sentito quanto disse Lord Tula. Vuole che ritroviamo il luogo della sua ultima lotta e i suoi resti mortali assieme a quelli che erano al suo fianco.”

 

 

FINE PARTE SETTIMA

 

 

 

Romancing the Maya

English version – part seven

We spent the next couple of days moving into the cave the necessary equipment, including a generator, long leads and electrical lights to have a complete view of the large cavern and finally on the third day we were ready to start our exploration. I had with me many films for the cameras, including some infrared just in case we needed to explore behind the rock walls.

The cave was much larger that I originally expected from my previous calculation based on the time of returning the echo of my voice, that I grossly calculated previously when I was trapped and called loudly for help.

We had a first surprise in the cave when we discovered it was a large pool of fresh water at one end. I threw a stone in the water and a weak echo returned after some time indicating that it was quite deep.

After a few hours work, Maria decided to have there our lunch break there considering the pool was quite a relaxing place.

After launch, I lay on stone floor and I closed my eyes in meditation and letting my senses capture the secrets kept in the cave. My first impression returning to my senses was the idyllic atmosphere emanated by this underground pool. The water bubbled up under the effect of the air that escaped from the dip volcanic bed below and frothed to the surface and created a soft melodic sound. The light where at a certain distance and reached our corner with a dimmed reflection creating an unrealistic atmosphere that made   me have a different dimension of Maria, quite different from the one I used to see her normally. She was lying in a careless way over a smooth bed-stone and I saw in her the woman that never thought possible.

“Strange,” I thought, “It’s so long a time that we are working together, but never before I looked at her as if she belongs to the opposite sex. She is remarkably a beautiful young woman, and my god, I judge she is quite sexy! What had been wrong with me all the time?”

With semi-closed eyes I started to analyse Maria. She was tall and her body well proportioned, her long legs well shaped, were showed even more graciously out of her short and the tight pink Vi-neck shirt that gave result to the swell of her breast.

The long brown hair was groomed into a thick tress. She had sweet and large eyes and the lips; coral tinted were sensual and turned into a sweet smile.

Maria noticed how curiously I was analysing her. She seemed amused and became more provocative. She rolled over the stone bed and slowly adjusted herself so I could see deeper into her cleavage and able to admire more of her gracious feminine body. She gently smiled back to me and took my hand in hers.

With a musical voice she told me “How amazing, the magic of this cave works well. I see that this mythical place finally makes possible the spell I was waiting for. You show to have desire for me.”

“Maybe you are right, Maria.”

“Why have you waited so long, Charlie, Why? At a certain moment I thought that you will never look at me as a woman, even if I was hoping it with trepidation for so long. It is since the day we first met that I have a special feeling for you, and believe me; my hopes were not only on you for the valuable archeologist you are.

“Yes Charlie, often I dreamed we were lovers, and finally today you have discovered the woman in me. Have you never thought of me as a willing woman, capable to give love and be passionate?”

Such revelation left me speechless. Never before, I had received a declaration of love that was coming from the gentle sex. But I wasn’t completely amazed. Working together I had learned, that many times Maria was unpredictable by nature and full of surprises.

Indeed that day was my lucky day. I thought that was the best thing that could happen to me.

Her sexual desire inflamed me. Soon her hot kisses gave way to my passion and I was engulfed by hot desires burning in my crotch. Our clothes were ripped off and I saw Maria as she really was in admirable lean nude body, perfectly carved. Her solid breast was graciously upturned. I looked at her with my desires increasing and dreaming to caress her round stiff nipples… We embraced and passionately we exchanged kissed, caresses, sweet words of love, till our senses became demanding and we entwined our bodies into the song of love transmitted by our earths…we finally fall to the smooth marble bed to consume our frenetic desires.

Maria caresses induced me into a growing passion and finally overpowered herself from desire introduced my stiffness inside her and in that way we let our passion cavalcade wildly. My lover kept asking to stay in her longer and passionate to consummate our everlasting passion, that kept us together into any possible limit and she responded wildly to my passion with enchanted screams of emotion.

Finally, exhausted we lied motionless on then stone slab, with our bodies still united in an embrace. We rested in such position, till Maria raised and joyously called me,

“Come Charlie, time for a swim.”

The water was cool and refreshing and Maria’s body was close to mine, she grab me and we dived in the bubbled water exchanging a passionate kiss under water.

We made love once more when we emerged from the pool, then we dressed up. We left the cave to go back to the village. It was night by that time and the stars above were brighter in the moonless sky. I drove silently the Jeep. Maria, like a tired kitten, rested on my lap with a gentle grateful smile on her lips.

 

We were now in our sixth week inspecting the cave. We went over and over again on particular locations we thought they could hide a secret.

At night Lord Tula became part of my dreams and again and again I was seeing him and his companion fighting their last strenuous skirmish against their numerous enemies. In my dream he was continually try to send me a mute message. He was pointing to a succession of places. I had the feeling that he was asking me to be more meticulous in inspecting the cave walls. To look more carefully for unnoticeable details and seeing me restless for the lack of evidence, I saw in his eyes a spurring request to be more patient. I was frustrated. Apparent leads where normally taking me nowhere. But in time I was learning the basic lesson which request an archaeologist to be patience and go over and over again, many several times on each single detail just to be sure that not even the smallest of possibility is lost for negligence or rashness.

I noticed that over a couple of places some cave-in had occurred, or could that the rubble accumulated there was nothing but men’s work to create an artificial appearance in concealing something behind? Was that possible or was it only a supposition of mine?

 

 

 

 

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